L’inclusione fra le nevi: gli atleti e le atlete Lgbtq+ ai Giochi invernali di Pechino

Dopo il successo del Team Lgbtq+ ai Giochi estivi di Tokyo, con 50 medagliat* dichiaratamente omosessuali, anche alle Olimpiadi invernali gli atleti e le atlete queer sono pront* a farsi valere

Sono trascorsi pochi mesi, ma quelle dell’estate scorsa saranno di sicuro ricordate come le Olimpiadi non solo del Covid-19 – che ne ha addirittura rinviato di un anno lo svolgimento, condizionandone poi tutta l’organizzazione – ma soprattutto come quelle più inclusive di sempre. Ai Giochi estivi di Tokyo infatti, hanno partecipato tantissimi atleti e atlete Lgbtqia+ (secondo un conteggio di OutSports erano almeno 161, provenienti da 25 Stati), tra quell* già dichiarat* (come il tuffatore britannico Tom Daley o la nostra Rachele Bruni) e coloro che hanno anche “approfittato” dell’occasione per dichiararsi, tra le quali l’arciera azzurra Lucilla Boari. Insomma, nell’estate sportiva del 2021, il cielo nipponico è stato illuminato da un arcobaleno di colori, storie e vittorie dei campioni e delle campionesse omo-bi-pan sessuali e trans*.

Amber Glenn, 22 anni, una pattinatrice artistica su ghiaccio, è l’unica donna dichiaratamente Lgbtq+ del Team Usa 

La capitale giapponese, inoltre, è stata scenario di un primato importante: Laurel Hubbard, 43enne neozelandese, è stata la prima atleta transgender a qualificarsi e a gareggiare poi nella categoria femminile del sollevamento pesi. Insomma alle Olimpiadi di Tokyo il ‘team Lgbtq+’ ha infranto ogni record, con 50 medagliat* tra i suoi rappresentanti.

Ma se l’occasione, per così dire, è stata ghiotta, non si può certo trattare di un unicum nel suo genere. E infatti, il 2022 da poco iniziato si appresta ad abbracciare i Giochi Olimpici Invernali di Pechino, pronti a partire il prossimo 4 febbraio e soprattutto ad ospitare in diverse gare atleti e atlete dichiaratamente e orgogliosamente Lgbtq+. A un numero inferiore di discipline corrisponde anche una minor presenza di sportiv* queer, che ad oggi infatti sono sette, pronti però a farsi onore tra neve e ghiaccio, puntando ovviamente ad un sogno chiamato medaglia.

Gli/Le atlet* Lgbtq+ a Pechino 2022

Ma chi sono quest* sette atlet*? Tutte persone che hanno fatto delle lame e del ghiaccio i loro elementi, sei pattinatori o danzatori e una pattinatrice artistica.

  • Amber Glenn è una pattinatrice artistica su ghiaccio. Ha 22 anni e viene da Plano, in Texas; ha vinto la medaglia d’argento ai campionati nazionali nel 2021, mentre quest’anno è stata costretta a ritirarsi dalla competizione dopo che è risultata positiva al Covid-19. Glenn, che si identifica sia come bisessuale che come pansessuale, rappresenterà il Team USA per la competizione del singolo femminile e ad oggi è l’unica pattinatrice artistica apertamente Lgbtq+ a farne parte. Il suo coming out risale al 2019: “Non voglio sbattere la mia sessualità in faccia alle persone, ma non voglio neanche nascondere chi sono”, aveva dichiarato.

  • Kevin Aymoz, 24 anni, francese, è stato 3 volte campione di Francia di pattinaggio; quella di Pechino sarà la sua prima Olimpiade ma ha già le idee chiare e punta al gradino più alto del podio. A giugno 2021 ha fatto coming out, dichiarando la propria omosessualità nel documentario Faut qu’on parle, ma ha vissuto a lungo terrorizzato dal proprio orientamento sessuale, condizionato anche dal sentirsi ripetere costantemente che il pattinaggio fosse un “sport da fr*ci”, tant’è che il riconoscersi gay l’ha “perseguitato” per anni.

  • Anche Jason Brown è un pattinatore artistico su ghiaccio statunitense. Il 27enne di Los Angeles, è stato medaglia di bronzo nella gara a squadre alle Olimpiadi di Soči 2014 e ha nel palmares un argento e un bronzo ai Mondiali juniores. È diventato campione nazionale statunitense nel 2015 e nel 2018 ha vinto il bronzo ai campionati dei quattro continenti. La scorsa estate ha fatto coming out, dichiarandosi omosessuale su Instagram.

  • Compagno di nazionale di Aymoz, Guillaume Cizeron, 27 anni, è un danzatore su ghiaccio, già medaglia d’argento alle Olimpiadi di Pyeongchang 2018 insieme a Gabriella Papadakis. Un’autentica leggenda: quattro volte campione del mondo (2015, 2016, 2018 e 2019) e cinque volte iridato europeo (dal 2015 al 2019), oltre ai numerosi titoli nazionali francesi. Nel maggio 2020 ha fatto coming out, dichiarando così la propria omosessualità: “Volevo condividerlo pubblicamente perché era la giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia. Mi sono detto che vivendo a Montreal, una delle città in cui ci si sente più liberi come persone della comunità LGBT, tendiamo a dimenticare come questo non sia così ovunque, tanto in Canada quanto in altri Paesi, Francia compresa. Quindi esporsi serve alla causa”.

  • Paul Poirier è un 30enne di Ottawa, anche lui pattinatore artistico. Insieme a Vanessa Crone ha vinto una medaglia d’argento ai campionati mondiali juniores e i due hanno partecipato alle Olimpiadi di Vancouver 2010. Nel 2011 aveva cambiato partner, e con Piper Gilles aveva partecipato alle Olimpiadi di Pyeongchang 2018. Nel giugno 2021 ha fatto coming out come omosessuale: “Ho avuto questo atteggiamento secondo cui la mia vita privata è privata e la mia vita al di fuori del pattinaggio è la mia vita al di fuori del pattinaggio”, ha rivelato Poirier a Glory l’anno scorso.

  • Eric Radford primo gay a vincere l’oro l’olimpico ai Giochi invernali del 2018

    Timothy LeDuc, 31enne pattinatore statunitense, ha fatto prima coming out come bisessuale all’età di 18 anni, per poi ‘ri-farlo’ nel 2021 come non binary. Oggi sogna di diventare il primo pattinatore dichiaratamente non binario a vincere una medaglia alle Olimpiadi invernali. LeDuc, in merito alla sua dichiarazione, ha ricordato vari episodi del passato: quando i membri della sua chiesa hanno cercato di “guarlirl*” con la preghiera, quando durante “un provino con una ragazza lei ha deciso di non pattinare con me perché pensava che il mio essere gay sarebbe stato un ostacolo” o la volta in cui, in una “gara a livello mondiale”, il suo allenatore lo prese da parte per dirgli che l’unico modo per vincere sarebbe stato “mostrare quanto fosse mascolino”.

  • Infine il 36enne Eric Radford,  è un pattinatore artistico su ghiaccio canadese. Oro nella gara a squadre e bronzo in quella di coppie a Pyeongchang 2018, e in precedenza argento con la squadra a Soči 2014, ha vinto anche due ori e due bronzi mondiali. In Corea è diventato perciò il primo uomo gay a vincere l’oro l’olimpico, medaglia che ha dedicato  ai bulli che lo avevano tormentato da adolescente, solo perché omosessuale. Nel 2014 ha fatto coming out in un’intervista al periodico Outsports e da allora è ambasciatore del Comitato Olimpico Canadese per il programma #OneTeam, che punta a combattere l’omofobia nello sport. Da 5 anni fa coppia con il danzatore su ghiaccio spagnolo Luis Fenero, sposato nel 2019. “Sono cresciuto come pattinatore artistico in una città di hockey: è stato uno schifo. È stato difficile, e non solo perché non ero accettato dagli altri, ma perché per lungo tempo sono stato io a non accettarmi. Ce n’è voluto molto”, ha dichiarato in passato.

Il ‘caso’ LeDuc

“Ci saranno persone che non capiranno o mi catalogheranno molto rapidamente. Vedranno la barba, le mie caratteristiche fisiche diranno: ‘Sei un ragazzo, comportati come un ragazzo. Cosa stai facendo?'”. Il campione statunitense di pattinaggio artistico  Timothy LeDuc, ha raccontato la sua storia a My new favorite Olympian, il podcast Nbc sui Giochi di Pechino 2022, prossimi all’avvio. Una vicenda subito rimbalzata sui siti pro e anti Lgbt. Pochi giorni fa il 31enne ha battuto un record del campionato di pattinaggio artistico degli Stati Uniti, a Nashville, e sta per diventare la prima persona non binaria a partecipare alle Olimpiadi.
Dopo il coming out come bisessuale a 18 anni, LeDuc era stato oggetto delle accuse degli haters e dell’ostracismo della chiesa evangelica di cui faceva parte, e questo lo spinse a dedicarsi al pattinaggio su ghiaccio di coppia. La federazione di skating Usa, invece, lo ha sempre difeso per “la sua positiva influenza come membro della squadra olimpica americana”. “Vorrei che la gente non dicesse ‘ecco il primo non binario ai Giochi’ – ha detto LeDuc a Nbc –, ma che ragionasse sul fatto che un atleta queer può tranquillamente partecipare e vincere come gli altri. Perché noi ci siamo sempre stati“.