L’inclusione non si compra, eBay la crea in azienda. Assunzioni, lessico, retribuzioni, comunità: tutto senza pregiudizi e discriminazioni

Alice Acciarri, gm per l'Italia: “Vogliamo essere un luogo inclusivo dove lavorare, vendere, comprare e crescere”. Nelle selezioni si premia la disponibilità al cambiamento senza badare a genere, età, modo di vestire. Sessanta comunità trasversali fra gli addetti, come quelle fra asiatici, indiani, afroamericani, che hanno spazi e tempi per incontri e dibattiti

eBay, la piattaforma online di vendite famosa per le sue aste partecipate e i suoi oggetti da collezione, è nel mondo l’unico vero competitor del colosso Amazon di Jeff Bezos. Ma, da statuto, punta a essere anche “un luogo inclusivo dove lavorare, vendere, comprare e crescere”, dichiarandosi consapevole che l’inclusività passa anche dal riconoscere di essere diversi. Fondata negli Stati Uniti nel 1995, 25 anni dopo la piattaforma dalla “e” minuscola è presente in 190 mercati, dal 2001 anche in Italia. E ha all’attivo 187 milioni di acquirenti e 20 milioni di venditori a livello globale. Dal suo ultimo report, “Diversità, equità, inclusione” stilato nel 2020, ecco la fotografia della sua forza lavoro:

infografiche fonte eBay

 

eBay dichiara di voler modificare alcuni numeri, facendoli crescere: come quelli della sottorappresentanza di lavoratrici e venditrici (40% del totale; 29% nei ruoli apicali).

Ma come? Per conoscerlo, abbiamo intervistato la general manager di eBay in Italia, Alice Acciarri.

 

Comunità di inclusione

“Nel nostro Dna abbiamo diversi valori: diversità e inclusione sono uno di questi. Valori che vanno compresi, capiti ed esercitati quotidianamente. Non basta una lista di regole da seguire. Per perseguirli, serve soprattutto la cultura dell’inclusione e della diversità, che in eBay cerchiamo di alimentare con vari strumenti, tra cui quello di creare delle comunità, Community of inclusion, che facciano da catalizzatori del cambiamento per trasferirlo dentro l’azienda”, spiega la gm Acciarri. “I nostri team sono comunque dotati di linee guida che aiutano i nostri dipendenti, ad esempio nella fase del reclutamento, a superare nella selezione dei candidati i vari bias “gender”, “age”, introversione, estroversione (ma anche il modo di vestire con cui si presenta) per guardare, invece, a quanto il candidato sia aperto al cambiamento, alle opinioni altrui o a quanto la sua persona possa rappresentare un elemento di diversità, di cui eBay ha sempre bisogno per continuare a crescere. Perché i nostri valori – conclude Acciarri – non sono una teoria astratta, ma una pratica quotidiana!”.

 

Sessanta comunità globali

 

Come si legge nel report eBay, le Community of inclusion, sigla Coi, sono strumenti di cui l’azienda si serve per condividere degli interessi tra colleghi, discutere e portare questo valore dentro eBay. Ma anche per mettere in pratica i valori di inclusione e diversità a cui tende. È il caso, ad esempio, della “Honor community of inclusion” (Coi) un programma rivolto ai 200mila veterani, che ogni anno negli Stati Uniti lasciano il servizio militare e devono reinventarsi. “Le Coi sono delle comunità a cui si accede su base volontaria e dove c’è la possibilità di riunirsi tra colleghi per discutere una volta al mese di tematiche importanti e attuali, a prescindere dagli obiettivi professionali. Anche se, ovviamente, quello che impariamo risulta utilissimo anche per il nostro lavoro”. Un gesto politico che si traduce nella nascita all’interno dell’azienda di 60 comunità globali Coi, guidate dai dipendenti, che mirano a costruire un senso di comunità, di inclusione nelle varie filiali di eBay. Come l’Ae Coi dei dipendenti asiatici, che si riunisce per discutere dell’aumento della violenza e degli atti di odio contro la loro comunità asiatica e delle isole del Pacifico. O i dipendenti della comunità nera, Bee Coi, la cui ultima chat collettiva si è concentrata sull’importanza del voto per le persone afroamericane. O, infine, come quella del subcontinente indiano (Desi Coi), che ha celebrato di recente un Bollywood virtuale, facendo sfilare i capi tradizionali della cultura indiana, di cui alcuni in vendita su eBay.

Profili di lavoratori di eBay (fonte eBay)

Gender gap

“Ho iniziato a lavorare nel 2005, certe cose che si sentivano dire in ufficio allora, nel 2021 non si sentono più: cambia la cultura, le generazioni e anche il lavoro sul lessico è stato importante per creare un clima di reale parità”, prosegue dice sempre Acciarri. Per il lessico, la piattaforma online non fa troppa fatica, dato che utilizza l’inglese, tendenzialmente più neutro rispetto all’italiano nella nomina delle cariche. Ma, nella disparità di genere fra gli assunti all’interno del suo personale, un po’ di più, come si vede chiaramente dai dati riportati nelle infografiche. Quasi per niente, invece, nella differenza tra la retribuzione di uomini e donne a parità di ruolo e di mansione, il cosiddetto gender pay gap, che è quasi del tutto colmato, essendo rimasto uno scarto dello 0,3% contro una media nazionale dell’11,1% tra stipendi maschili e femminili.

 

Donne, motori e pregiudizi

eBay per colmare lo squilibrio di assunzioni fra uomini e donne ha appena lanciato l’iniziativa eWomen Lab, che coinvolge anche partner esterni in attività di formazione e mentorship rivolte alle donne. L’attenzione per la parità di genere è ben radicata in azienda, anche grazie al programma globale lanciato nel 2011, Women@eBay, di cui Acciarri è presidente a livello Emea: un network globale che mira all’empowerment femminile all’interno dell’azienda, proponendo recruiting (in italiano: selezione e reclutamento del personale)  equi, soluzioni part-time per i lavoratori, politiche di supporto per i figli e garantendo flessibilità nel lavoro da remoto. Come spiega Acciarri, in alcuni settori rimane ancora una certa resistenza nel riconoscere la professionalità di una donna, come nei ricambi auto e moto (39%) o nel settore della ferramenta (20%). Una percezione che è confermata anche dal fatto che quattro italiane su dieci ritengono che un’attività gestita da una donna subisca ancora dei pregiudizi. Eppure, secondo un’indagine condotta da Ipsos per eBay, è emerso anche come la voglia di imprenditorialità tra le donne italiane sia molto alta, tanto che 6 milioni di queste ha già un’idea di business, e il 53% di queste aspiranti imprenditrici pensa di poterlo fare grazie all’eCommerce.