L’incredibile storia dell’uomo disabile di Tonga: alla deriva per un giorno dopo lo tsunami

Lisala Folau è rimasto in acqua per oltre 24 ore, pensando, racconta "a Dio e ai miei figli, ma anche a mia nipote che era stata travolta con me e non sapevo se si fosse salvata"

È ormai da una settimana che a tenere banco tra le notizie estere di tutto il mondo c’è l’eruzione del vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apai a Tonga e il conseguente tsunami che ha colpito, secondo il governo del regno, l’84% delle circa 105mila persone che abitano nell’arcipelago del Pacifico. Dopo aver in parte ripristinato le vie di comunicazione, danneggiate dal disastro ambientale, al momento le priorità sono le forniture di cibo e di acqua alla popolazione, oltre che i soccorsi alle persone delle isole più lontane, ancora in parte isolate.

Le immagini aeree del disastro di Tonga dopo l’eruzione del vulcano sottomarino

Tra queste, c’è anche un uomo, spazzato via dall’inondazione e andato alla deriva, che per cercare di salvarsi ha nuotato tra le isole per più di 24 ore. La sua commovente storia, riportata dal quotidiano britannico Guardian, ha fatto in breve il giro del mondo. Lisala Folau, un falegname disabile in pensione, ha raccontato all’emittente radiofonica tongana Broadcom FM di aver nuotato ed essersi lasciato trasportare dalla corrente dalla sua isola di Atata attraverso altre due isole disabitate per raggiungere infine l’isola principale di Tongatapu, percorrendo una distanza totale di circa 13 chilometri. La sua intervista, rilasciata giovedì 20 gennaio, è stata tradotta e condivisa dal redattore capo della stazione radio, George Lavaka, sulla sua pagina Facebook e da lì è stata ripresa e condivisa dai media internazionali. Ecco cosa ha raccontato Folau.

Sabato scorso stava tinteggiando la sua casa quando è stato avvertito dello tsunami imminente. “Mio fratello maggiore e mia nipote sono venuti in mio aiuto, in quel momento l’acqua del mare ha iniziato ad entrare nel salone di casa, così ci siamo spostati in un’altra zona dell’abitazione quando un’onda più grande, che stimerei essere alta non meno di sei metri, [è arrivata]”, ha detto il falegname. Che ha aggiunto: “Tenete presente che sono disabile. Non posso camminare bene… e quando ci riesco, credo che un bambino possa farlo più velocemente di me“. “Ci siamo rifugiati sul lato est della casa, le onde venivano da ovest e all’inizio siamo riusciti a sfuggire” dice il falegname tongano.

L’eruzione a Tonga risale al 15 gennaio e secondo gli scienziati dell’Università di Auckland, è stata la più potente registrata sulla Terra negli ultimi 30 anni

Per mettersi in salvo lui e la nipotina sono saliti poi un albero, mentre suo fratello correva a cercare aiuto. Sono scesi soltanto quando la marea ha iniziato a calmarsi, ma è stato proprio allora che l’onda più grande li ha travolti: “Quando si è infranta sulla terraferma, proprio sotto di noi, io e mia nipote Elisiva non avevamo nulla a cui aggrapparci e siamo stati trascinati in mare. Erano le 19 – continua l’uomo –. Abbiamo galleggiato in mare, chiamandoci a vicenda. Era buio e non potevamo vederci. Ben presto non sono più riuscito a sentire mia nipote che chiamava, ma potevo sentire mio figlio che lo faceva”.

Folau racconta che in quell’istante ha deciso di non rispondere a suo figlio, per paura che rischiasse la sua vita per salvarlo. Un gesto di incredibile coraggio e amore, che lui stesso commenta emozionato: “La verità è che nessun figlio può abbandonare suo padre. Ma io, come padre, ho mantenuto il mio silenzio perché se gli avessi risposto si sarebbe buttato e avrebbe cercato di salvarmi. Capivo che la situazione fosse molto grave e ho pensato che se fosse arrivato il peggio ci sarei stato solo io”. Il pensionato ha anche pensato a cosa fare addirittura per far sì che la sua famiglia lo ritrovasse anche se lui fosse morto: voleva infatti aggrapparsi al tronco di un albero per far sì che i parenti potessero almeno ritrovare il suo corpo.

“Sono rimasto a galleggiare in acqua e sono finito sulla riva a est dell’isola di Toketoke”. A un certo punto però, domenica mattina, ha visto una motovedetta della polizia dirigersi verso l’isola di Atata: “Ho afferrato uno straccio e lo ho sventolato, ma la barca non mi ha visto. Poi è tornata a Tonga e ho sventolato di nuovo, ma forse non mi hanno visto”, prosegue Lisala Folau. Poi ha deciso di provare a raggiungere l’isola di Polo’a: è partito verso le 10 del mattino e con una forza straordinaria ha raggiunto l’isola verso le 18 . “Ho cercato aiuto gridando, ma non c’era nessuno. I miei pensiero erano rivolti a mia nipote che era stata spazzata via con me e che invece ora è sopravvissuta”, dice commosso. Ma la disperazione per sé e la preoccupazione per la nipote non l’hanno fatto abbattere e subito si è messo a pensare al passo successivo da compiere per salvarsi: “Ero ormai convinto di poter arrivare a Mui’i Sopu” che si trova al confine occidentale della capitale Nuku’alofa, sull’isola principale di Tongatapu. “Pensavo a mia sorella a Hofoa, che soffre di diabete, e alla mia figlia più giovane [che] ha problemi di cuore. Tutto questo stava passando per la mia mente”.

La straordinaria storia di Lisala Folau è diventata virale sui social e la sua incredibile impresa è stata letta in tutto il mondo

Intorno alle 21, l’uomo, ormai allo stremo delle forze ha raggiunto la sua meta, si è diretto barcollando verso una delle case di Sopu, arrivando alla fine di una strada pubblica asfaltata. Lì è stato letteralmente raccolto da un auto di passaggio e portato a casa dell’autista. Insomma una vicenda terribile e incredibile allo stesso tempo, che per fortuna ha avuto un lieto fine ed è lo stesso protagonista a raccontarla. Talivakaola Folau, uno dei suoi figli, ha espresso su Facebook la sua gratitudine: “Una storia che non dimenticherò mai nella mia vita… Mentre parlavo con la famiglia a Tonga le mie lacrime continuavano a scendere. Quando penso a mio padre che nuotava nell’oceano dopo lo tsunami..”. E poi si rivolge proprio al genitore: “Il mio cuore sin è spezzato immaginandoti mentre nuotavi nell’acqua del mare papà, ma tu sei un uomo determinato“.