L’istruzione spacca l’Italia in tre: a seconda dei comuni la spesa pro capite oscilla tra i 110 e i 54 euro

La prima differenza sostanziale è tra le aree metropolitane, ovvero le città con popolazione più alta, e le aree periferiche. La seconda, più classicamente, tra Nord e Sud. E, al Nord, il nord-est contro il nord-ovest

Bene Milano, Bologna, Verona e Firenze, male Napoli e soprattutto Bari: il quadro di quanto i comuni italiani spendano per l’istruzione ci rimanda l’immagine di un Paese spaccato in due. Anzi, in tre. La prima differenza sostanziale è tra le aree metropolitane, ovvero le città con popolazione più alta, e le aree periferiche. La seconda, più classicamente, il Nord contro il Sud. E, al Nord, il nord-est contro il nord-ovest. Secondo i dati forniti da Sose (Soluzioni per il Sistema Economico, una società partecipata dal ministero dell’Economia e delle Finanze Banca d’Italia), considerando la spesa pro capite per la funzione istruzione, sia storica che standard, risulta infatti che i comuni con più di 100mila abitanti sono nettamente quelli che spendono di più, con una media di 110 euro pro capite. Al lato opposto i territori più piccoli, con meno di 500 residenti, con le cifre più basse sia per spesa storica (54 euro per abitante) che per spesa standard (60 euro per abitante). Questo a fronte di una spesa storica per l’istruzione sostenuta dai comuni delle regioni a statuto ordinario che, nel 2017, è stata di  78,4 euro per abitante.

Considerando il quadro nazionale nel suo complesso, emerge che, se la maggior parte (3.929, cioè il 61%) dei comuni italiani delle regioni a statuto ordinario registra per la funzione istruzione una spesa storica inferiore a quella standard, al Sud questa percentuale sale addirittura all’82% .Ed in effetti così, la quasi totalità dei comuni del Mezzogiorno spende, per i servizi legati all’istruzione, meno di quanto stimato sulla base delle loro caratteristiche morfologiche, demografiche e socio-economiche. Mentre al centro la metà degli enti (52%) registra una spesa storica superiore a quella standard per i servizi di istruzione. Lo stesso vale per i comuni del nord-est (51%) e, in misura minore, per quelli del nord-ovest (45%). In particolare, gli utenti delle mense scolastiche – un indicatore interessante perché è indice di un buon investimento delle risorse volte ad appagare un’esigenza importante delle famiglie attraverso la prestazione del servizio – costituiscono in media il 32,3% della popolazione residente tra 3-14 anni nei comuni del nord-ovest, il 25,5% nel Nord-est, nel centro il 29,1% e appena 12,3% dei territori del Sud. Stessa tendenza, anche se in modo meno incisivo, si registra considerando i metri quadri di plessi scolastici comunali e statali per residente di età tra i 3-14 anni. Sono 15.8% nei comuni del nord-est, 14.6% in quelli del nord-ovest, 12.5% nel centro e 10.1 a Sud. Se dunque consideriamo che i servizi legati all’istruzione sono fondamentali per il percorso educativo e formativo dei minori, è evidente che la strada da percorrere per moltissime aree del nostro Paese è ancora lunga. E che colmare le differenze territoriali, sia tra Nord e Sud che tra aree metropolitane e aree periferiche, è un’esigenza quantomai urgente.