“L’Italia non lascia indietro nessuno, in Afghanistan. Presto dovremo gestire importanti flussi migratori”

Marina Sereni, viceministro agli esteri con delega alla cooperazione: "Abbiamo stanziato 240 milioni, riconvertendo a finalità civili gli investimenti militari in quel paese, ma non bastano". "L'ambasciatore Sandalli voleva restare, ma non era possibile. Verso Di Maio critiche ingenerose". La mappa degli altri fronti aperti per l'Italia in campo internazionale

In queste settimane e ore drammatiche, la Farnesina ha sempre lavorato, Di Maio in testa. Non spetta a me dirlo, ma il ministro ha ricevuto critiche ingenerose. Sia sulla prima emergenza che sulla preparazione del G20 e nei lavori del G7 la Farnesina non ha perso un attimo di tempo, e dal 15 agosto in poi. Questo dicono i nudi fatti. E mi faccia ringraziare, per l’evacuazione in corso, tutto il personale della Farnesina e della Difesa”.

Marina Sereni (classe 1960, umbra, una lunga militanza nel Pci-Pds-Ds-Pd, partito che ha contribuito a fondare e ne è stata vicepresidente, come pure lo è stata della Camera dei Deputati) è una che lavora tanto e parla poco. Viceministro al ministero degli Esteri nel Conte II, confermata nel governo Draghi, sempre al fianco di Di Maio, segue un settore che è diventato la sua passione, la cooperazione internazionale allo sviluppo.

 

Viceministro, l’altro ieri, alla Farnesina, si è tenuta una riunione molto importante. Può spiegare a Luce! i contenuti di quell’incontro?

“Il ministro degli Esteri ha presieduto un tavolo con me e i rappresentanti delle organizzazioni della società civile che operano in Afghanistan. Al centro dell’incontro, che si è svolto presso l’Unità di crisi della Farnesina, abbiamo ribadito l’impegno del governo e delle Osc (Organizzazioni società civile, si chiamano così le ‘vecchie’ Ong, dopo la legge sulla cooperazione, ndr.) in merito alla crisi afghana. Una riunione che ci è stata chiesta dalle tre reti di cooperazione (Aoi, la più grande, Link 2007 e Cini, ndr) sull’emergenza e anche per il più lungo periodo. Lo abbiamo fatto in uno spirito di squadra che coinvolge tutti gli attori italiani impegnati nell’evacuazione dell’operazione ‘Aquila omnia’: ministeri della Difesa, degli Esteri e dell’Interno. Molti cooperanti li abbiamo già riportati in Italia, altri vogliono restare lì, come Emergency, Intersos, Action Aid, Save the Children con dei loro presidi”.

 

Marina Sereni con il ministro Di Maio

Di Maio ha annunciato che nascerà un tavolo di coordinamento con le Osc e che il loro lavoro è “prezioso e la loro esperienza imprescindibile”. Il tavolo è stato affidato a lei. Cosa farete, ora?

“Lavoreremo su cinque direttrici, tutte importanti. La prima è, ovviamente, la protezione dei civili, che vanno espatriati nel maggior numero possibile, ove lo richiedano. La seconda è continuare a garantire gli aiuti umanitari anche dopo il 31 agosto e che, per le Osc, vi sia la possibilità di continuare a lavorare per chi vuole restare in Afghanistan. La terza è la necessità di tutelare il più possibile, in Afghanistan, i diritti umani, la maggiore conquista di questi 20 anni. La quarta è il contrasto al terrorismo e la gestione dei flussi migratori che, con il tempo, arriveranno garantendo il più possibile corridoi umanitari. La quinta è aiutare gli afghani che vogliono andare via e garantire loro asilo, rapportandoci non solo con le Osc che hanno richiesto di aprire il tavolo, ma anche con le istituzioni locali e il nostro Stato. Dobbiamo aiutare gli afghani che restano lì, e che saranno sottoposti a povertà, fame, persecuzioni, e quelli che fuggono cercando di arrivare fin qui. Il modello cui penso è quello usato in Bosnia”.

 

C’è  anche un aiuto economico importante, deciso dalla Farnesina, per la cooperazione. Basterà?

“Sì. Di Maio ha annunciato, già in audizione in Parlamento e oggi lo ribadirà in seno al cdm, che i 120 milioni che servivano all’assistenza militare di training alle forze militari afghane verranno riconvertiti per usi civili. Il Maeci (si chiama così, dal 2014, e non più Mae, proprio a indicare lo sforzo verso la cooperazione internazionale, ndr.), cioè l’intera Farnesina, è in prima linea in questa azione, insieme all’intero governo. Inoltre, vi sono 21 milioni di euro stanziati per la cooperazione allo sviluppo con l’Afghanistan, che verranno riorientati per l’assistenza umanitaria verso questo Paese. Un vero e proprio piano per l’Afghanistan di 140 milioni in totale che verranno utilizzati per scopi umanitari. Un piano soprattutto per le donne afghane, con borse di studio messe a punto con il Ministero dell’Università e con molti altri progetti”.

 

Già, oggi tutti a preoccuparsi per gli afghani. Tra qualche mese saranno solo migranti contro cui erigere nuovi ‘muri’, in Europa e in Italia…

“Abbiamo un debito verso il popolo afghano e non solo verso chi ha collaborato con l’Italia. Arriveranno ondate migratorie importanti, anche se non si sa quando. L’Afghanistan conta 35 milioni di abitanti. Non partiranno, perché non lo vorranno o non potranno, tutti, ma la Ue si deve preparare a organizzazione una risposta degna di una vera Unione europea. Esposti politicamente, ci sono giornalisti, collaboratori delle ong, attivisti dei diritti umani e non certo tutti sono definibili come ‘collaboratori’ dell’Italia. Dobbiamo aiutarli. La Ue, su questo tema, può decidere non all’unanimità, che non si troverà, ma trovando una posizione unitaria tra i Paesi europei più ‘volenterosi’. Le stesse Nazioni Unite ci chiedono di fermare i rimpatri verso l’Afghanistan. Dobbiamo farci carico di parte di questi profughi, anche per contrastare il traffico di esseri umani e anche per combattere i flussi irregolari e il problema del terrorismo. Non si può far finta che questi problemi non esistano, ma dobbiamo aiutare anche chi non ha avuto e non avrà il riconoscimento di status di protezione umanitaria”.

 

Tranne Claudi, ormai assurto ad ‘eroe’, la Farnesina è ‘scappata’ da Kabul, dicono i social.

“Per nulla. L’ambasciatore Sandalli voleva restare a tutti i costi, ma il Maeci ha deciso di farlo rientrare e Di Maio ha spiegato bene perché. Abbiamo ricostruito la struttura operativa della nostra ambasciata alla Farnesina. Non è rimasto solo Claudi, che è stato molto coraggioso. Abbiamo lavorato all’interno di un’operazione militare, Aquila omnia, con tutte le restrizioni del caso”.

 

Viceministro Sereni, allarghiamo lo sguardo, ‘oltre Kabul’. Dove opera la nostra cooperazione?

“Innanzitutto, abbiamo una buona e solida tradizione di cooperazione allo sviluppo fatta di istituzioni nazionali e locali, di organizzazioni della società civile, una vera novità figlia della legge di riforma del 2014, che permette anche a società e imprese private di fare vera cooperazione allo sviluppo, anche con il supporto di Cdp (Cassa depositi e prestiti, ndr.). L’Italia ha 22 Paesi indicati come prioritari in tre scacchieri: quello medio-orientale e africano, ormai il più grande e il più importante, quello asiatico e quello in America centrale e latina. Ovviamente, l’area dei Balcani, la mediorientale e quella africana, dove ormai la differenza tra Africa sub-sahariana e Nord Africa non c’è più, è quella cruciale. L’8 e 9 ottobre organizzeremo due giorni di focus sull’Africa, poi sull’America Latina. Però abbiamo un problema. Come Italia dedichiamo lo 0,22% del Pil alla cooperazione. E’ troppo poco. Abbiamo sottoscritto un impegno, insieme a tanti altri Paesi, a raggiungere lo 0,7%. Nel prossimo bilancio dello Stato, Di Maio ha annunciato che chiederemo un aumento consistente dei fondi per la cooperazione che è un pezzo essenziale della politica estera di un Paese. Un impegno che è stato preso e voglio rispettare”.