Lo scienziato Tiacci rivoluziona la cura di un tipo di leucemia e viene premiato da Mattarella

Una scoperta che ha rivoluzionato la diagnosi e la cura di un particolare tipo di leucemia, quella a “cellule capellute”. Lo scienziato che l’ha fatta, aprendo non solo alla speranza ma a terapie mirate e molto meno invasive per i malati oncologici, è il professor Enrico Tiacci, medico e ricercatore perugino, che venerdì 19 novembre, per questo, ha ricevuto dal presidente Mattarella il prestigiosissimo premio biennaleBeppe Della Porta” promosso dalla Fondazione Airc. Associato di Malattie del Sangue presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Perugia, Tiacci, è stato premiato: “Per l’impatto esemplare sulla diagnosi e la terapia delle neoplasie ematologiche acute e croniche, in particolare per la scoperta della lesione genetica della tricoleucemia e la sua traduzione in un innovativo approccio clinico”. Un riconoscimento “che rappresenta motivo di orgoglio per l’intera comunità accademica dell’UniPg” è il commento del rettore Maurizio Oliviero cui si associano anche il direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia Marcello Giannico e il direttore del Dipartimento di Medicina Vincenzo Talesa.

Professor Tiacci, ci sono voluti 10 anni di studi e sacrifici per dare una speranza ai malati di questo tipo di leucemia. Che effetto le fa oggi ricevere il Premio dalle mani del Capo dello Stato?

“Sono molto emozionato e felice. Il sogno di ogni medico ricercatore è proprio quello di scoprire la causa di una malattia e sapere che in futuro molti pazienti potranno beneficiarne nel mondo e che quella scoperta e quella cura  sopravviveranno nel tempo anche a chi le ha individuate” risponde lo scienziato perugino che sottolinea l’apporto ricevuto dai suoi collaboratori: da Gianluca Schiavoni a Valentina Pettirossi e Alessia Santi  e Luca De Carolis per non dire di quello che definisce “il mio maestro,  il professor Brunangelo Falini”.

Sappiamo che alla base del successo della ricerca c’è stata un’intuizione…

“Vero. Insieme al professor Falini e sempre supportati dai finanziamenti dell’Airc, stavamo in realtà studiando da tempo questa leucemia così peculiare e così diversa dalle altre, di cui però nessuno era riuscito a svelare la causa. Quando a fine 2009 sono rientrato in Italia dopo un lungo periodo di ricerca all’estero, abbiamo pensato di applicare a questa leucemia una nuova tecnica di sequenziamento massivo del genoma umano che consentiva di decifrare in poco tempo tutti i circa 25mila geni umani contemporaneamente, invece che uno per volta. Tra questi mi sono subito soffermato su uno, che si chiama Braf e di cui conoscevo bene la funzione. Siamo andati a sequenziarlo in decine di pazienti, trovandolo mutato nello stesso identico punto nel 100% dei casi”.

Il passo successivo?

“Purificare in laboratorio le cellule leucemiche dei pazienti per esporle a un farmaco che blocca il gene mutato Braf, e che si chiama vemurafenib, che prima taglia per così dire i capelli alle cellule leucemiche, che diventano lisce, e poi le uccide. Di qui la cura ( compresse somministrate per bocca) con un farmaco che era stato sviluppato per i pazienti affetti da melanoma, un tumore della pelle, cui è stato poi aggiunto un secondo farmaco, l’anticorpo monoclonale rituximab. L’obiettivo? Un doppio attacco farmacologico, i cui risultati sono stati pubblicato pochi mesi fa sul New England Journal of Medicine, che si è rivelato estremamente efficace nei pazienti non più responsivi alla chemioterapia, con circa il 90% di remissioni complete”.

E adesso?

“Continueremo ancora più motivati nella ricerca di base e clinica su altri tumori del sangue. Come il linfoma di Hodgkin, un tumore molto più frequente che tra l’altro colpisce i giovani”.