Lo sport condanna la guerra in Ucraina. Il numero 1 del tennis Medvedev: “Pace per i bambini!”

Calcio, rugby, tennis, pallavolo, sport del ghiaccio, ginnastica, nuoto... Sono tante le federazioni che hanno deciso di annullare le competizioni o impedire agli atleti russi (e in alcuni casi bielorussi) di partecipare alle gare, in solidarietà con il popolo ucraino

Anche il mondo dello sport chiude le porte alla guerra in Ucraina. Simbolo di unità, capace di unire un popolo diviso a tifare la propria nazionale, i propri atleti, lo sport si basa – o dovrebbe farlo – su valori come il rispetto, l’etica, la fratellanza anche tra avversari, la solidarietà tra nazioni, la giustizia. Insomma quanto di più lontano dalla guerra. Tante le prese di posizione da parte delle autorità internazionali che negli ultimi giorni sono andate a ‘colpire’ la Russia. Tra le decisioni più importanti ufficializzate c’è la “raccomandazione” del Comitato olimpico a “non invitare atleti russi e bielorussi in competizioni internazionali“, la scelta di Fifa e Uefa di sospendere tutte le nazionali e i club russi da tutte le loro competizioni in segno di vicinanza al popolo ucraino e la cancellazione del Gp di Formula 1 di Sochi. Ma moltissime altre associazioni e federazioni hanno preso decisioni simili, a dimostrazione di come anche tutto il settore si schiere a condanna del conflitto e di qualsiasi guerra.

La pace per tutti i “bambini del mondo”

La tennista ucraina Elina Svitolina

Daniil Medvedev è il nuovo numero uno al mondo di tennis. Il 26enne di Mosca, che ha scalzato dal trono il serbo Novak Djokovic, ha lanciato un importante appello per la pace tra Russia e Ucraina. “Oggi voglio parlare a nome di ogni bambino del mondo. Tutti hanno sogni, la loro vita è appena iniziata: i primi amici, le prime grandi emozioni – ha scritto il tennista russo su Instagram -. Tutto ciò che sentono e vedono è la prima volta nella loro vita. Per questo voglio chiedere la pace nel mondo, tra i paesi. I bambini nascono con una fiducia interiore nel mondo, credono in tutto: nelle persone, nell’amore, nella sicurezza e nella giustizia, nelle loro chance. Stiamo insieme e mostriamo loro che è vero: ogni bambino non dovrebbe smettere di sognare”.

Tra gli altri campioni di tennis da segnalare anche l’ucraina Elina Svitolina, che ha annunciato che donerà i soldi che guadagnerà nei suoi prossimi tornei per aiutare il suo Paese. “Fino all’ultimo momento credevamo che questa cosa non sarebbe iniziata per davvero – ha detto in un’intervista a Eurosport -. E poi tutto è successo, di notte. È davvero accaduto, è iniziato e ora tutti sono terrorizzati, tutti hanno il cuore spezzato”. La 27enne di Odessa ha la sua famiglia in Ucraina e racconta di quanto si senta dolorosamente “inutile perché non posso aiutarli. Vorrei fare qualcosa per loro ma non posso. Penso di provare nemmeno una minima percentuale di ciò che stanno provando loro che sono lì” aggiunge. Intanto, a causa del conflitto in corso, l’International Tennis Federation ha annunciato di aver cancellato a tempo indefinito tutti i tornei del circuito originariamente previsti in calendario in Russia. “La nostra principale priorità è la protezione dei giocatori e di tutti quelli che viaggiano per partecipare a questi eventi”, fa sapere in una nota la Federazione internazionale.

Addio ai mondiali di calcio e alla finale di Champions

La Fifa ha deciso di escludere la nazionale russa dai mondiali del Qatar e la Uefa ha spostato la finale di Champions in Francia in solidarietà al popolo ucraino

Dopo la scelta della Fifa di sospendere la nazionale e i club dalle competizioni, la Russia dice addio al Mondiale di calcio in Qatar (la Polonia, avversaria della semifinale playoff, va diretta in finale. Erano stati gli stessi polacchi tra i primi a manifestare l’intenzione di non giocare la partita degli spareggi per protesta). Per quanto riguarda le squadre è lo Spartak Mosca a pagare lo scotto dell’esclusione da parte della Uefa dall’Europa League. Inoltre la finale di Champions non si giocherà più nello Stato belligerante ma l’appuntamento clou è stato trasferito allo Stade de France a Parigi.

Abramovich lascia il Chelsea

Il magnate russo Abramovich ha ceduto la gestione del Chelsea alla fondazione benefica del club

Pochi giorni dopo lo scoppio del conflitto il magnate russo Roman Abramovich, dopo 20 anni al timone, ha ceduto la gestione del club inglese Chelsea alla fondazione benefica del club. “Ho sempre tenuto a cuore l’interesse di questa squadra, lo faccio per questo” ha detto l’oligarca 55enne, uomo più ricco di Israele – di cui ha la cittadinanza -, prima di essere chiamato per presenziare al dialogo diplomatico tra le due parti in conflitto domenica mattina sul confine bielorusso. Abramovich sarebbe stato coinvolto nei negoziati tra Ucraina e Russia “per il supporto nel raggiungimento di una risoluzione pacifica”. Intanto, secondo quanto appreso dalla BBC, gli amministratori fiduciari della charity del Chelsea non hanno ancora sciolto le riserve se accettare il nuovo incarico.

Le altre federazioni

La Russia, colpevole anche secondo il mondo sportivo di aver provocato la guerra in Ucraina, non sarà la sede dei prossimi Mondiali di pallavolo maschili, in programma dal 26 agosto all’11 settembre, né del Mondiale di nuoto juniores, come stabilito dalla Fina che ha annunciato che non si terranno altri eventi in quello Stato “se questa grave crisi continua”. Anche il World Rugby, l’organo di governo mondiale di questa disciplina, ha deciso di escludere non solo la Russia, ma anche la Bielorussia (il cui governo sta apertamente appoggiando e sostenendo l’invasione dell’Ucraina) da ogni competizione internazionale di rugby “fino a nuovo ordine”, come sanzione “completa e immediata” a seguito dell’avvio della guerra. La Federazione internazionale sport del ghiaccio (Isu) ha vietato le gare a russi e bielorussi e le due nazioni non potranno ospitare eventi della Federginnastica. A queste seguono decisioni simili di molti altri enti internazionali, che anche attraverso lo sport ribadiscono la condanna alle azioni violente che stanno portando alla morte o alla fuga dal proprio Paese di migliaia di persone.

Putin sospeso dalla federazione di judo

Tra le sanzioni imposte alla Russia, anche nello sport, ce n’è una che colpisce direttamente il presidente russo Vladimir Putin in una delle sue grandi passioni: il judo. La International Judo Federation lo ha infatti sospeso dalla carica di presidente onorario e ambasciatore dell’organizzazione. A comunicarlo è stata la stessa IJF in una nota, spiegando che la decisione è stata presa “alla luce del conflitto in corso in Ucraina”. Putin, com’è noto, pratica ad alto livello l’arte marziale asiatica sin dalla gioventù e lo si è visto spesso combattere sul tatami anche dopo essere diventato presidente. Al judo, cominciato da quando era bambino, ha dedicato persino un libro (nel 2001), che in occasione del suo 56esimo compleanno è diventato anche un dvd.

L’appello di Shevchenko a San Siro

“Cari amici italiani, da San Siro vi chiedo di far sentire il vostro sostegno per la pace in Ucraina”. L’ex attaccante del Milan Andriy Shevchenko, Pallone d’Oro 2004 e oggi allenatore del Genoa, nella serata di martedì 1 marzo ha lanciato un appello dallo stadio Meazza, prima del fischio d’inizio della semifinale di Coppa Italia contro l’Inter. Nel video, trasmesso dai maxischermi allo stadio e condiviso dai canali social del club rossonero, Sheva è avvolto dalla bandiera ucraina. “Il popolo ucraino vuole la pace, perché la pace non ha confini, perché ciò che ci unisce deve essere più forte di ciò che ci divide. Fermiamo insieme questa guerra. Un abbraccio a tutti”. Shevchenko è una vera icona nel suo Paese, tanto da aver anche allenato la nazionale ucraina.