L’oro di Jacobs o Tamberi “paga” più del doppio di quello di chi vince alle Paralimpiadi

180.000 euro per la vittoria olimpica, 90.000 per l'argento e 60.000 per il bronzo, contro i 75.000 per il successo paralimpico con 40.000 al secondo e 25.000 per il terzo posto. Ecco i perché di quella che sui social è definita una discriminazione, considerando che in entrambi i casi fatica e sacrifici sono almeno equivalenti

Le Paralimpiadi sono partite con una pioggia di medaglie per l’Italia, che di questo passo potrebbe benissimo superare la quota quaranta fissata dall’edizione record delle Olimpiadi, qualche settimana fa. Quanto un’impresa sia legata all’altra, quanto sia stato contagioso l’entusiasmo provocato dai Tamberi, Jacobs, Paltrinieri o Dell’Aquila solo per citare qualche nome, quanto le prodezze degli azzurri olimpici abbiano gasato e stimolato quelli paralimpici, non è materialmente possibile stabilirlo.

Per fortuna, le emozioni non si possono mettere sul bilancino.

 

Marcel Jacobs

Centottantamila euro per l’oro olimpico

 

I soldi sì, invece. Ed è su questo punto che sta pian piano emergendo una piccola polemica, alimentata soprattutto sui social dove un’occasione per discutere in modo non esattamente razionale e civile non passa mai indenne. Però un dato concreto c’è, e può servire quanto meno ad aprire un ragionamento, se non proprio un dibattito.
Perché le medaglie che i quaranta reduci dalle Olimpiadi hanno portato a casa frutteranno come prima conseguenza premi in denaro che spesso, soprattutto per quelle discipline per cui il professionismo è un sogno visto alla tv, sono determinanti per dare un senso alle fatiche di anni. Nessuno si scandalizza se un oro alle Olimpiadi, prima ancora dell’indotto che può generare in termini di contratti pubblicitari e compensi collegati alla botta di notorietà, porta nelle tasche di un atleta vincente un premio da 180mila euro. Se un argento frutta 90mila euro e un bronzo 60mila euro. E se qualcuno vince più di una medaglia, i soldi ovviamente si sommano.
Nessuno storce il naso perché è chiaro che quei soldi sono coperti dalle sponsorizzazioni, e soprattutto vanno a premiare atleti che a volte hanno dedicato tutta una vita sportiva a rincorrere quell’occasione.

 

Il campione paralimpico Boggiardo

Settantacinquemila per la vittoria paralimpica

 

Non è diversa, però, la condizione dei ragazzi che stanno affrontando le Paralimpiadi e stanno portando lustro all’Italia con le loro vittorie, con le loro parole spesso meno retoriche e più vere di tante interviste che rilasciano i professionisti.
Un oro alle Paralimpiadi vale ‘soltanto’ 75mila euro, meno della metà di quello che si mette in tasca un atleta ’normodotato’. Un argento porta 40mila euro, un bronzo 25mila euro.
E’ il caso, per non trasformare un dibattito che può essere un’occasione di crescita in un paese civile, di spiegare un dettaglio tecnico che non è secondario, trattandosi di soldi: il Coni, per fare un esempio pratico, deve ’premiare’ una sola gara maschile e una femminile per una specialità, mettiamo i 100 stile libero per amore di ragionamento. Nel caso della Paralimpiadi, la differenza nelle disabilità porta a moltiplicare il numero delle gare sulla stessa distanza. E quindi il Cip potenzialmente avrebbe molti più atleti da premiare, se anche avesse lo stesso budget a disposizione del Coni. E’ da ingenui far finta di non sapere che il ’mercato’ generato dalle Olimpiadi è, almeno per ora, più ricco di quello delle Paralimpiadi.

Eppure, dal punto di vista di un atleta, c’è davvero tutta questa differenza, nell’impegno personale, per arrivare a giocarsi una vittoria?