L’ostacolo insuperabile di Malina: la più veloce in pista ma non ha la cittadinanza italiana

Romena d'origine, è in Italia dal 2003. E, nonostante abbia ottenuto il minimo per gli Europei di atletica di Tallin, non potrà vestire la magli azzurra

Due giorni fa Malina Lenute Berinde ha postato una foto su Instagram accompagnata da un testo che dice: “400hs: 58”82. Minimo campionati europei Tallin”. In quella foto sta saltando un ostacolo, ovvero sta svolgendo l’attività che ama. Nel testo, tra le righe si legge la sua felicità.

Vent’anni, piemontese, allenata da Valerio Mogliotti alla Sisport Torino. La specialità sono i 400m ostacoli. Forza esplosiva, agilità e velocità le caratteristiche che la contraddistinguono. Per ben due volte, nelle scorse settimane, ha ottenuto il minimo per i Campionati europei Under 23 che andranno in scena dall’8 all’11 luglio a Tallinn, in Estonia. Prima il 59.25 di Fossano a inizio mese e poi domenica 30 maggio il 58.82 ai regionali a Torino, che le vale il quinto tempo dell’anno a livello assoluto (e primo di categoria).

Il sogno di gareggiare con la magia azzurra sembrava quindi in procinto di realizzarsi. Ma ecco l’ostacolo più grande, quello che nemmeno una campionessa come lei può superare (da sola almeno). Il problema è che Malina è nata in Romania e, pur trovandosi in Italia dall’età di 3 anni, ancora non ha ottenuto la cittadinanza italiana. Senza quella il suo futuro da professionista è a rischio, perché le sarebbe precluso l’ingresso nei gruppi sportivi militari. “Sono italiana anche senza un pezzo di carta. Mio padre l’ha presa, mia madre quasi. Io no perché la mia pratica non si è conclusa prima dei 18 anni. Era tutto organizzato. E invece”.

La ragazza racconta la sua passione per lo sport, coltivata con amore e dedizione: “Ho iniziato con l’atletica quando frequentavo le medie. Il mio professore mi spronava: ‘Vieni a provare in pista, l’atletica ti conquisterà'”. È stato un il colpo di fulmine. Si allena quasi ogni giorno. Sette sedute alla settimana, a volte una di mattina e l’altra di sera come fanno i professionisti. “Non mi pesa fare qualche rinuncia. L’atletica è la mia passione. Voglio andare alle Olimpiadi“. “Le qualità di Malina? Le doti fisiche e la maturità – spiega il tecnico Valerio Mogliotti –. È arrivata qui spaesata tanti anni fa. Ha stretto i denti per gli infortuni. Gli Europei sarebbero il giusto riconoscimento al suo percorso”.

Ma i tempi, ormai, sono strettissimi e ottenere la cittadinanza in tempo utile, salvo interventi delle istituzioni, sembra impossibile. Malina, certo, potrebbe partecipare con la nazionale rumena, ma sarebbe una scelta forzata e che lei stessa non sente come propria. Quello che sente è di essere torinese, italiana. La sua storia, la sua vita, sono qui.

Quello di Berinde è l’ennesimo caso evidente di quanto il nostro paese necessiti una nuova legge sulla cittadinanza. Che contempli anche quella per meriti sportivi. Una norma vitale e da adottare il prima possibile. Perché lo sport deve essere uno spazio di inclusione, dove sono i risultati a contare, non il colore della pelle o lo Stato di nascita.