Luana D’Orazio, mamma di ventidue anni, schiacciata in fabbrica da un macchinario: una morte fuori dal tempo

Ha perso la vita in una fabbrica tessile di Montemurlo, provincia di Prato. Un collega l'ha vista fra gli ingranaggi e ha fermato le macchine, ma non c'era più niente da fare. I sindacati: "Si continua a morire come cinquant'anni fa". E dove sono le tecnologie, che invadono le nostre vite per aspetti spesso insignificanti?

Tragedia del lavoro, l’ennesima. A pochi giorni dalla Giornata per la sicurezza che si è celebrata il 28 aprile fra statistiche sempre più tristi, annunci, auspici, proclami. Parole che non hanno salvato la vita a Luana D’Orazio, 22 anni, residente ad Agliana in provincia di Pistoia, madre di un bambino di 5 anni, vittima di una morte che viene da definire “d’altri tempi“. In  una fabbrica tessile di Oste, frazione di Montemurlo, in provincia di Prato, Luana è rimasta incastrata fra i rulli di un orditoio, il macchinario con cui si tirano i filati in lunghezza, per realizzare la parte lunga, “verticale” delle stoffe che indossiamo. “Morte d’altri tempi”, perché non è frequente nel terzo millennio che una donna così giovane lavori ai macchinari tessili: succedeva  negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta a Prato, terra di un boom economico diffuso, che distribuiva i suoi dividendi indistintamente fra quanti avessero voglia di lavorare ed era il caso di farlo prima possibile, anche lasciando subito la scuola, anche se donne.

ragazza morta su lavoro in orditura a oste

La macchina non si è fermata

Morte “di altri tempi” perché, a leggere le prime ricostruzioni, la ragazza è rimasta impigliata nel macchinario. Come all’epoca in cui le macchine erano animate da una sorta di moto perpetuo che non si fermava di fronte a niente, come quando non esistevano sensori che bloccano le funzioni al minimo contatto con un corpo estraneo.  Ad accorgersi della tragedia, il collega che al momento della disgrazia volgeva le spalle alla ragazza. Non ha sentito chiedere aiuto, è corso a fermare il macchinario, ma era troppo tardi. Ha dato l’allarme, all’arrivo dei soccorritori non c’era niente da fare e i vigili  del fuoco hanno impiegato ore per liberare la salma. Fra le ipotesi, anche un improvviso malore, ma resta il nodo che nell’epoca della tecnologia estesa agli aspetti meno imporanti, se non superflui,  della nostra vita nessun congegno abbia fermato i motori.

Come accade nelle microaziende la distanza fra titolare e dipendente è minima in molti sensi, compreso quello fisico La titolare Luana Coppini  ha accusato un malore per lo shock ed è stata accompagnata a casa. Il caso vuole che in questa tragedia portino lo stesso nome la vittima, la datrice di lavoro e l’azienda: si chiamano Luana.

Tre mesi fa la morte di un ragazzo di 23 anni

Tre mesi fa il 3 febbraio a Montale, provincia di Pistoia ma parte integrante del distretto tessile pratese, morì un giovane   tunisino, Sabri Jaballah. Aveva un anno più di Luana, 23 e rimase schiacciato dalla pressa di una filatura a cardato. Anche il carico di due giovanissime vite stroncate nel giro di meno di cento giorni  è un tributo d’altri tempi per il distretto tessile più importante d’Europa: solo che negli altri tempi i metri di stoffa prodotti ogni giorno erano molti di più e molti di più erano gli addetti. E molto meno rigorose le norme di sicurezza e più pericolosi i macchinari, più improvvisati gli operatori. Viene in mente il giovane Francesco   Nuti, nato a Narnali frazione di Prato a tre chilometri dal luogo in cui è morta Luana: in “Madonna. che silenzio c’è stasera” Nuti realizzò un folgorante affresco delle condizioni sul lavoro a Prato: un tessitore grida per chiamare il collega vicino. Che ha perso l’udito per il frastuono di migliaia di giornate in fabbrica. E se anche non fosse, il rumore è altissimo.  Provano a parlarsi gesticolando, ma le mani non hanno dieci dita. In pochi secondi, un compendio di infortuni e malattie professionali che vale più di mille convegni.

 

Turni in fabbrica e comparsa nel film

Luana lascia il bimbo di cinque anni,  i genitori, il fratello, il fidanzato.  La tragedia ha lascisato ammutolita la famiglia e la frazione Le Querci di Agliana, dove tutti si conoscono, si aiutano. Il parroco don Atnthoni Mennem ricorda di conoscerla fin da bambina, si sringe ai familiari.  Dopo gli studi all’istituto commerciale, Luana lavorava da un paio d’anni nell’orditura: il lavoro nel tessile assicurava maggior continuità rispetto a quello nel ristorante dove  aveva trovato impiego in precedenza. Solare, bella, spigliata, Luana aveva avuto contatti col mondo del cinema: comparsa in video musicali di gruppi locali, una piccola parte nell’ultimo film di Pieraccioni “Se son rose”: sul profilo social ci sono testimonianze di tutti quei momenti, compreso lo scatto con Leonardo Pieraccioni. Ma la frequentazione del set non l’aveva portata a far castelli in aria. E lavorava in fabbrica, con turni  lunghi e faticosi. Donna e mamma.

 

Le reazioni

I sindacati Cgil, Cisl, Uil di Prato organizzeranno una «forte azione di mobilitazione» per venerdì 7 maggio. Sulle cause attendono gli accertamenti della magistratura ma intanto,  sottolineano, non si può “non rilevare che ancor oggi si muore per le stesse ragioni e allo stesso modo di cinquant’anni fa: per lo schiacciamento in un macchinario, per la caduta da un tetto. Non sembra cambiato niente, nonostante lo sviluppo tecnologico dei macchinari e dei sistemi di sicurezza. È come se la tecnologia si arrestasse alle soglie di fabbriche e stanzoni. Dove si continua a L’azinda morire e dove, troppo spesso, la sicurezza continua ad essere considerata solo un costo per le imprese e non un dovere verso chi lavora”.

Sgomento» il sindaco di Montemurlo, Simone Calamai: “Covid e pandemia rischiano di farci perdere di vista il problema delle morti sul lavoro”. Di «grande senso di ingiustizia, di rabbia e dolore immenso» parla Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia, il cui pensiero “va alla madre e al padre di questa ragazza, al figlio piccolo che lascia e al fratello”. “Non si può morire sul lavoro a nessuna età», le parole del presidente della Regione Eugenio Giani secondo cui questa tragedia “chiama ancora una volta alla responsabilità di tutti”. «Morire così non è accettabile» afferma il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri, “un’altra tragedia che ci addolora, ora basta”, afferma il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra.