Luca Trapanese e l’appello per salvare un ragazzo di Kiev con la sindrome di Down: “Aiutiamo i bambini disabili in Ucraina”

Il papà della piccola Alba alle istituzioni: "Siamo disponibili ad accogliere Lev nella nostra casa". E a Luce! racconta: "Volevo sensibilizzare l'opinione pubblica su un problema: chi è riuscito a scappare è scappato. Chi non può muoversi dal letto invece come fa?"

“In questo momento in Ucraina ci sono bambini disabili, magari con gravi patologie, che bloccati con le loro famiglie, non possono scappare dal Paese”. Per questo motivo Luca Trapanese, membro del comitato scientifico di Luce! e padre di una bambina down che ha adottato nel 2018, ha deciso di lanciare un appello alle istituzioni con la sua piccola Alba: “A Kiev c’è un ragazzo di 17 anni con la sindrome di Down che con la sua mamma e la sua nonna è rimasto bloccato nella sua casa. Io e Alba siamo disponibili ad accogliere Lev, la sua nonna e la sua mamma, nella nostra casa”.

 

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Dottor Trapanese, com’è nato il suo appello per Lev, il ragazzo con la sindrome di Down bloccato a Kiev?

“Qualche giorno fa alcune persone mi hanno contattato dicendomi che l’Associazione europea della sindrome di Down aveva denunciato che un ragazzo di 17 anni era rimasto bloccato a Kiev con la mamma e la nonna. Il ragazzo si chiama Lev e ha la sindrome di Down. Perciò da subito ho deciso di muovermi per cercare di trovare una soluzione per il 17enne, la mamma e la nonna e per trovare un modo di farli venire in Italia. E quindi mi è venuta l’idea di fare un appello alle istituzioni, in particolare al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e al presidente della Camera, Roberto Fico”.

È riuscito a mettersi in contatto con Lev e la sua famiglia? 

“No, non sono riuscito a contattare la famiglia di Lev perché la situazione è catastrofica. Loro si trovano a Kiev e sono nel pieno dei bombardamenti. Le operazioni di salvataggio dei profughi sono diventate molto complicate anche perché nonostante la tregua continuano a piovere bombe e missili sulla città”.

Le istituzioni hanno risposto al suo appello? 

“Sono riuscito a contattare sia il ministro Di Maio che il presidente Fico. Insieme stiamo cercando di trovare una soluzione al problema”.

Comunque, con il suo appello è riuscito a far conoscere la storia di Lev e della sua famiglia. 

“Sì, in realtà, il mio appello mirava anche a smuovere l’opinione pubblica, di far ragionare le persone sul fatto che in questo momento ci sono bambini disabili, magari con gravi patologie, che con le loro mamme o nonne sono rimasti bloccati nelle loro case e non possono scappare. Nessuno ne parla mai, come non se ne parlava mai quando esplose la pandemia da Covid-19. Ovvero, dei disabili bloccati in casa. Adesso c’è una guerra, ci sono le bombe che piovono. Chi è riuscito a scappare è scappato. Ma tutti quelli che sono a letto o che hanno un figlio attaccato a un macchinario per respirare? Quelli che fine hanno fatto?”.

A Alba piacerebbe avere Lev a casa? 

“Alba sarebbe contenta di avere qualunque amichetto con cui giocare. Alba si riconosce molto nelle persone con la sindrome di Down, anche con gli altri bambini o con persone adulte. Perché loro hanno una particolare capacità di riconoscersi. Quindi assolutamente sì, sarebbe contenta di avere Lev in casa”.

Pochi giorni fa Luca Trapanese ha pubblicato su Instagram una foto di Alba con in mano una bandierina dell’Ucraina. Nel disegno che la stessa Alba ha realizzato si vedono due bambini abbracciarsi felici.

Alba e la bandierina dell’Ucraina che ha realizzato disegnandoci sopra due bambini che si abbracciano

Ha mai parlato con Alba di cosa sta succedendo in Ucraina? 

“Alba ha cinque anni e ha un ritardo. Quindi per quanto io possa cercare di renderla partecipe della vita, delle cose belle e delle cose brutte, comunque non sempre lei è consapevole. Anche quando le ho detto della possibilità che poteva arrivare un amichetto da ospitare, è chiaro che non le ho detto che il ragazzo e la sua famiglia rischiano di morire a Kiev. Io però, a prescindere da Alba, credo che noi ai bambini, ai bambini che hanno le capacità di capire quello che effettivamente sta accadendo, dobbiamo dire la verità. Io sono sempre per la verità. Alba per esempio sa che è una bambina con la sindrome di Down, sa che è una bambina adottata. Quindi io credo che noi abbiamo il compito di rendere adulti questi bambini, di formarli, anche con delle verità che a volte possono seImbrare faticose. È chiaro che ci sono tanti modi per spiegare una cosa del genere. La morte, la malattia, la disabilità, ma anche la guerra va spiegata”.

Ci sono tante iniziative per i profughi ucraini. Cosa possiamo fare per aiutarli?

“Io sono per l’accoglienza, per fare sentire a casa queste persone, per far trovare loro una serie di strutture, come la scuola, l’assistenza medica, l’assistenza psicologica, il mediatore culturale. Ecco, noi come amministrazione a Napoli (Luca Trapanese è assessore al Welfare del Comune di Napoli, ndr) è quello che stiamo cercando di fare. Più che pensare ai giocattoli e ai vestiti usati, pensiamo sia necessario che un’istituzione si prenda cura di queste persone e si organizzi al meglio per la loro accoglienza”.

Il loro futuro e la loro nuova vita dipendono dunque dalla nostra accoglienza. 

“Sì, proprio come siamo già riusciti a fare con Mustafa, il bambino siriano accolto con la sua famiglia a Siena. Adesso tocca a Lev, e agli altri bambini ucraini che hanno bisogno del nostro aiuto”.