Luciana Alvarado nella storia dei Giochi: nelle routine in ginocchio con il pugno alzato per il Black Lives Matter

La ginnasta di Costa Rica ha inserito nella sua esibizione due gesti che richiamano un lungo percorso di sensibilizzazione alla causa dei neri. "È importante che tutti vengano trattati con rispetto e dignità e che tutti abbiano gli stessi diritti"

Vedere le atlete e gli atleti inginocchiarsi prima degli incontri sportivi è diventato ormai “abituale”. Tanto che perfino il Cio, in occasione dei Giochi di Tokyo 2020, ha deciso di concedere questa possibilità a patto che tutti i gesti di solidarietà a una causa, come quella della discriminazione razziale, vengano effettuati solo prima o dopo l’inizio ufficiale delle competizioni olimpiche, mai durante le gare, le cerimonie di premiazione, nel villaggio Olimpico e ne è vietata la pubblicazione sui social. Il tutto chiudendo un occhio sulla Regola 50 della Carta Olimpica, che invece vieterebbe queste dimostrazioni.

Anche per questo motivo allora, il gesto di Luciana Alvarado assume un valore importantissimo, che entra di diritto nella storia delle Olimpiadi. La 18enne ginnasta della Costa Rica è stata la prima a qualificarsi per la competizione a corpo libero, due giorni fa, ma soprattutto la prima a manifestare per il Black Lives Matter durante un’esibizione.

Il 25 luglio, su un brano allegro e caraibico, chiaro richiamo alla sua nazionalità, Luciana ha svolto la sua routine sulla pedana di Tokyo 2020, regalando poco più di un minuto di spettacolo appassionato. Nei momenti finali della coreografia Alvarado ha deciso di unire all’esibizione la combinazione di due gesti a sostegno del movimento in supporto alla causa delle persone di colore.

In ginocchio, un braccio teso in alto con il pugno alzato, l’altro dietro la schiena, la ginnasta ha reso questi gesti ‘politici’ un’opera d’arte. E ha riassunto così una storia di lotta e di protesta che parte da lontano, dagli anni Sessanta con il movimento delle Pantere Nere negli Usa (ricordiamo tutti il podio dei 200m piani maschili a Città del Messico 1968), fino ad arrivare ai nostri giorni, con le giocatrici delle squadre di calcio di Inghilterra e Cile che si inginocchiano durante la fase a gironi di calcio ai Giochi nipponici. E che passa per le manifestazioni di piazza dopo la morte di George Floyd e di tutti i neri uccisi negli ultimi anni, arriva in pedana prima di lei con le routine di Nia Dennis a celebrazione della Balck Excellence, ma anche agli Europei di calcio, nell’Nba come nel baseball, e sembra percorrere come un filo sotterraneo il movimento sportivo internazionale.

“Sento che se fai qualcosa che unisce tutti, ti fai riconoscere come uno che ‘Sì, sei uno dei miei, capisci le cose’ – ha spiegato la ginnasta durante il podcast GymCastic – È importante che tutti vengano trattati con rispetto e dignità e che tutti abbiano gli stessi diritti. Perché siamo tutti uguali e siamo tutti belli e fantastici, quindi penso che sia per questo che amo avere questo gesto nella mia routine”.

Insomma un’onda di solidarietà che non sembra volersi spegnere tra gli sportivi, e che grazie a Luciana Alvarado ha toccato uno dei suoi punti più significativi: nessun* prima di lei, almeno negli ultimi decenni, si era esposto ‘politicamente’ durante la gara da un palcoscenico così universalmente noto. Per quanto riguarda invece le reazioni del Cio e degli organizzatori, Alvarado non  ha subito sanzioni, dato che la sua dimostrazione faceva parte in tutto e per tutto della performance artistica.