Mamma e papà o genitori dello stesso sesso? Per i figli non c’è differenza. Avere una famiglia dovrebbe essere un diritto per tutti

Numerosi studi condotti a partire dal 1970 soprattutto negli Stati Uniti hanno dimostrato che l’orientamento sessuale dei genitori non ha alcuna ricaduta disfunzionale su* figl* e sul loro percorso evolutivo. Al di là dei giudizi esiste quindi una verità scientifica

Figli di genitori dello stesso sesso: come sarà la loro crescita rispetto a figli di genitori di sesso diverso? Il tema è particolarmente interessante e molto dibattuto. Siamo d’accordo? Non siamo d’accordo? In realtà, aldilà del giudizio personale di ognuno esiste una verità oggettiva (o perlomeno scientifica) sulla crescita dei figli.

Nel 1970 è comparso il primo studio sulle famiglie omogenitoriali e sono passati ben 45 anni da quando la ricerca scientifica internazionale ha iniziato a occuparsi questo tipo di nuclei familiari, producendo nel tempo numerosissimi report. Tra gli esperti il parere è sostanzialmente unanime. Viene sostenuta l’adeguatezza genitoriale delle persone omosessuali ed è dimostrato che la struttura familiare (in termini di genere) non influenza la qualità della genitorialità. Nonostante ciò in alcuni Paesi, come l’Italia, per rimanere in un contesto a noi noto, persistono atteggiamenti discriminatori e molti pregiudizi verso le coppie gay o lesbiche con figli o che vogliono adottarne.

Smiling kid touching belly of pregnant mother near parent at home

Nel corso del tempo le ricerche si sono modificate in relazione ai cambiamenti che sono intervenuti a livello sociale e culturale, a partire dall’incremento significativo del numero dei nuclei omogenitoriali a livello internazionale. Quello che è emerso dagli studi a livello comparato tra famiglie è che l’orientamento sessuale dei genitori non ha alcuna ricaduta disfunzionale sui/sulle figli/e e sul loro percorso evolutivo. Nessun disturbo o compromissione dei processi di crescita. Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative tra bambini cresciuti in nuclei eterosessuali e omosessuali, rispetto a costrutti quali autostima, benessere psicologico, benessere fisico e mentale, presenza di sintomatologie psicologiche o psichiatriche, adattamento personale, sociale e familiare, adattamento scolastico, assunzione di condotte o comportamenti devianti.

Le indagini non consentono, inoltre, di riscontrare disparità rispetto alle preferenze di genere e all’orientamento sessuale di bambini cresciuti da genitori omosessuali. Insomma avere due mamme o due papà non influenza l’identità di genere e o il comportamento sessuale dei figli. Anzi,  questi ultimi risultano maggiormente predisposti al superamento degli stereotipi tradizionali. Insomma, sembrerebbero essere più liberi e percepire meno pressioni rispetto alle tradizionali ‘gender based norms’, ossia le norme di genere.

Nel 2013, l’American Academy of Pediatrics (AAP), attraverso il “Promoting the well-being of children whose parents are gay o lesbian”, ha focalizzato l’attenzione sull’importante tema del rapporto tra benessere dei bambini e riconoscimento legale dell’unione familiare. Partendo dal presupposto che la famiglia è l’unità sociale di base in cui i figli crescono e si sviluppano attraverso relazioni supportive e di cura con adulti competenti, l’associazione sottolinea il carattere multiforme degli attuali sistemi familiari. Inoltre evidenzia il fatto che l’orientamento sessuale dei genitori non esercita alcuna influenza sui bambini, dal momento che per il raggiungimento di un ottimale sviluppo socio-emozionale e cognitivo hanno bisogno di relazioni sicure e durature con adulti coinvolti emotivamente, competenti e capaci di dare cure, a prescindere dal loro orientamento sessuale.

Perciò è nell’interesse dei figli che le istituzioni giuridiche e sociali riconoscano l’unione matrimoniale dei genitori, anche di quelli omosessuali; così come la possibilità che un bambino possa essere adottato da genitori amorevoli, che un maschio e una femmina o due maschi o due femmine.

Su questo stesso tema, nel 2004, si era espressa anche l’American Psychological Association (APA), dichiarando di opporsi a qualsiasi discriminazione fondata sull’orientamento sessuale in materia genitorialità. Da parte sua l’APA riteneva e ritiene che i bambini cresciuti da una coppia omosessuale debbano beneficiare dei legami giuridici con ciascun genitore, sostenendo la tutela delle relazioni genitori-figli attraverso la legalizzazione delle adozioni congiunte e delle adozioni di bambini da parte del co-genitore.

Nel 2006 il Department of Justice canadese, in una relazione sullo “Sviluppo delle abilità sociali dei bambini attraverso i vari tipi di famiglia”, dichiara che “la gran parte degli studi mostrano che i bambini che vivono con due madri e i bambini che vivono con un padre e una madre hanno lo stesso livello di competenza sociale. Pochi studi suggeriscono che i bambini con madri lesbiche potrebbero avere una migliore competenza sociale, ancora meno studi dimostrano l’opposto, ma la maggior parte delle ricerche fallisce nel trovare qualsiasi differenza. Anche quelle condotte su bambini con due padri supportano queste conclusioni”.

Sulla stessa posizione l’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry (AACAP) che ha affermato: “non vi è evidenza scientifica a sostegno della tesi secondo cui persone di orientamento omosessuale o bisessuale siano di per sé diversi o carenti nella capacità di essere genitori, di saper cogliere i problemi dell’infanzia e di sviluppare attaccamenti genitore-figlio rispetto ai genitori di orientamento eterosessuale.”

Le conclusioni qui riportate e le tante che si sono susseguite in questi decenni devono far riflettere sulla necessità di assumere modelli pluralisti e maggiormente inclusivi nella realtà genitoriale di oggi. Che non vuole dire creare, come in modo manipolatorio si sente rimarcare spesso, una presunta dittatura delle minoranze, ma riconoscere a tutte le forme di famiglia pari dignità e pari opportunità, a prescindere dal fatto che siano eterosessuali o omosessuali. Perché l’interesse primario deve sempre rimanere quello dei figli e tutti gli studi hanno dimostrato che, per loro, la famiglia è avere due genitori che li amano e li supportano, di qualsiasi genere essi siano.