Mamma, lavoratrice e casalinga, la storia di Anna: “se prima era difficile, adesso è bestiale”

"Ieri a mia mamma ho detto: Oggigiorno non so se rifarei dei figli. Mi sono sorpresa a pensarlo, ma è la verità. Essere delle mamme è faticoso e a volte è un vero casino"

Aspirando le “c” al telefono tradisce un accento fiorentino, ma Anna è in realtà polacca, è sposata da 17 anni con un uomo italiano, ha due figli e senza edulcorazioni racconta a Luce! (chiedendoci di non identificarla ulteriormente) cosa significa essere una mamma in Italia al tempo del Covid-19: “Ho due figli: quella più grande ha 16 anni e quello più piccolo 13. Faccio le pulizie nelle case degli altri, la mamma, la casalinga nella mia e corro sempre: anche per rilassarmi”.

Anna, ce lo dica chiaramente: chi fa il bucato in casa? 

“(ride) Ovviamente io, aveva dubbi?”.

Suo marito non le dà mai una mano con le faccende? 
“No, lui va a lavoro, magari a fare la spesa, ma della casa me ne devo occupare io”.

La serie Motherhood Illustrations di Nathalie Jomard

La serie Motherhood Illustrations di Nathalie Jomard

Anche lei lavora però…

“Sì, faccio le pulizie a Firenze perché con un unico stipendio non potremmo andare avanti. Ma il mio lavoro è sia in casa che fuori: oltre alle pulizie a domicilio, sono una mamma e una casalinga a tempo pieno. Insomma, diciamo che per lo più corro. Corro sempre”.

Ci racconti una sua giornata tipo 

“Mi alzo e faccio alzare i ragazzi. In tempi normali la più grande prende l’autobus presto, alle 6:55, perché per arrivare a scuola ne deve prendere tre. Una volta che lei è uscita, faccio colazione al più piccolo, gli faccio prendere le medicine e poi lo accompagno a scuola in auto. A quel punto vado a lavoro. Poi, verso mezzogiorno e mezzo torno verso casa: faccio la spesa, i letti, do l’aspirapolvere, mi occupo delle faccende basilari per tenere più o meno a posto la casa. Poi preparo il pranzo, vado a prenderlo a scuola e alle 15 esco di nuovo per andare a lavoro e rientro anche verso le 19:30. Preparo la cena, mangiamo e…”

…e?

“E basta. Alle dieci e mezzo la sera sono già cotta e dopo tutto questo correre finalmente mi fermo: almeno fisicamente”.

L’Italia ha un problema di denatalità: ogni tot qualcuno tira su un’ipotesi: i giovani non fanno più figli perché sono individualisti oppure nichilisti, perché economicamente instabili, perché il Paese non offre reali sostegni: tante teorie, ma di misure ben poche. Secondo lei qual è il motivo? 

“Non lo so. Ieri a mia mamma ho detto: ‘Oggigiorno non so se rifarei dei figli’. Mi sono sorpresa a pensarlo, ma è la verità e va detta. Non biasimo i giovani: essere genitori è davvero difficile. Ed essere mamme ancora di più, perché non c’è nessuno disposto a darti una mano. Gli asili nido costano tantissimo, mancano sostegni, appoggi. Io sono fortunata perché con il mio lavoro posso permettermi degli orari flessibili: in alternativa, non saprei davvero come fare”.

Dalla serie "Motherhood Illustrations" di Nathalie Jomard

Dalla serie Motherhood Illustrations di Nathalie Jomard

I suoi figli non sono ancora del tutto automoni 

“No, soprattutto il più piccolo perché ha un’epilessia e ha la 104. Non prende l’autobus da solo, è ancora un po’ indietro rispetto ai ragazzi della sua età. Ammetto di essere molto apprensiva, ho tanta paura: è stato bullizzato nei tre anni delle medie e adesso è seguito da uno psicologo. Anche questo è un dramma per me: non riuscire mai ad avere la mente libera, a staccare, perché in continuazione mi si accavallano problemi, incertezze, paure per il suo bene e il suo futuro”.

La situazione con il Covid-19 è peggiorata? 

“È diventata bestiale. Mio figlio per i compiti dev’essere seguito da persone esterne, che devono essere pagate, perché con noi non sarebbe altrettanto produttivo. Con il Covid tutto questo è diventato un casino. Lui sta in Dad fino alle 14 e poi inizia a fare i compiti a distanza. Conclusione? Sta sempre al telefonino. Ed è davvero faticoso”

Perché? 

“Devo aiutarlo io: una volta a mandare una foto, un’altra a cercare di risolvere problemi tecnici, di connessione, di coordinamento con scuola o con la ragazza che lo aiuta. Non ho neanche le competenze per aiutarlo, ma alla fine sono io che devo seguirlo e, come tutte le mamme, ho imparato a farlo, ad arrangiarmi per sopravvivere”.

I suoi figli sono entrambi in Dad?

“Sì, perché tutti noi, tranne mio marito, siamo positivi e – ripeto – la situazione in casa è bestiale. Uno dei miei figli è chiuso nella sua camera, l’altra sta nel salotto e io non posso muovermi finché loro non hanno finito con le lezioni a scuola. Non posso fare niente: in cucina non posso andare perché ne disturbo uno, le camere non posso sistemarle perché ne disturbo un altro. La casa è piccola e io sto chiusa in una stanza e aspetto che finiscano per iniziare a pulire”.

Come avete gestito il contagio in casa? 

“Sono stata in quarantena preventiva per tre-quattro giorni, chiusa in camera mia, poi sono uscita perché in casa eravamo tutti positivi, tranne mio marito che fortunatamente non lo ha preso”.

E mentre lei era chiusa in camera chi si occupava di fare la cena e delle faccende? 

“Mio marito, che qualcosina ha fatto anche perché anche lui i primi giorni era in casa, in quarantena preventiva. Adesso invece è tornato a lavoro e io e i miei figli siamo sempre chiusi qui, in attesa di un tampone negativo”.

Quindi, seppur positiva al Covid, le faccende toccano di nuovo a lei

“È proprio così: contro le faccende di casa non ci sono sintomi, reclusioni o indicazioni del medico che tengano. Oltre che della casa, mi devo occupare dei miei figli che, anche se sono grandi, rimangono sempre dei ragazzi. E non mi aiutano un granché”.

La serie Motherhood Illustrations di Nathalie Jomard

La serie Motherhood Illustrations di Nathalie Jomard

Neanche quella più grande? Non gliela chiede una mano oppure si rifiutano di aiutarla?

“Se chiedo qualcosa la fanno, ma non volentieri. Adesso che mi fa male la schiena, un po’ mi aiutano, ma altrimenti quasi mai. E non esagero”.

Una mamma a lungo andare rischia di lasciare da parte il suo essere donna? 

“(ride) questo è sicuro”

Anna riesce a ritagliarsi degli spazi solo per lei nella frenesia della routine quotidiana? 

“Farà ridere, ma è quando corro..non sulle giornate, ma sul mio tapis roulant“.

Mamme di tutto il mondo, scriveteci!

Con la sua voce ferma e pacata di chi sa che per essere mamma ciò che più conta è l’organizzazione, e non il cuore e basta come vorrebbe qualcuno, Anna – contro la retorica delle eroine a tutti i costi – ci ha raccontato che essere mamma non è il massimo, ma molto più spesso è “bestiale, faticoso, un casino“. Alle donne che come lei “tengono insieme tutto” senza farne un vanto, ma denunciando, non possiamo che dire grazie. Alle altre, invece, ci raccomandiamo: scriveteci a redazione@luce.news.it. Basta un vocale, qualche riga, una foto per raccontare che cosa significa essere mamma oggi.