Marco Masini, dalle accuse di portare sfortuna e l’annuncio del ritiro alla vittoria di Sanremo

Il cantautore torna nella sua Firenze e fa tre serate sold out al Teatro Verdi. E racconta il periodo difficile di quando, ormai vent'anni fa, la sua carriera rischiò di chiudersi a causa delle assurde accuse e del 'bullismo' da parte di vari operatori del settore musicale

“È una bella soddisfazione soprattutto in questo momento così difficile. Ho fatto diversi sold out anche in altre città, ma con molte sedie vuote: chi ha il covid, chi è un novax, chi è impaurito. Mi riempie il cuore aver portato di nuovo tanta gente a Firenze, perché è la mia città e andare a piedi a fare il concerto è la cosa più bella del mondo, ma un periodo così non me lo aspettavo”.

Marco Masini, all’inizio degli anni Duemila, fu ingiustamente accusato da alcuni membri del settore e colleghi di ‘portare sfortuna’

Firenze abbraccia forte Marco Masini. E non è un modo di dire, visto che i tre concerti che il cantautore ha in programma al Teatro Verdi venerdì 21, sabato 22 e domenica 23 gennaio sono infatti andati esauriti in prevendita. Un successo che lusinga e corrobora questo ispirato artista fiorentino, ma non è stato sempre così. All’inizio degli anni Duemila, come era già avvenuto a Mia Martini, Masini fu infatti accusato da alcuni colleghi e operatori del settore di ‘portare sfortuna’. E la sua carriera fu ostacolata. Ma Marco reagì, dicendo che avrebbe smesso di fare il musicista. Il 17 aprile 2001 annunciò il suo ritiro dalla carriera di cantautore, ma raccontando la sua storia con sincerità in varie occasioni (anche in tv nel programma televisivo “Un milione di cazzate”, di Adriano Celentano), ribaltò la situazione. E vinse persino Sanremo.

Marco, quando disse che voleva smettere ha palesato il bullismo di cui era oggetto e la gente, non solo i suoi fa, l’ha apprezzata ancora di più?

“Sono uno che spiega le cose come sono. Non avrei mai pensato di arrivare a prendere quel tipo di decisione: non volevo smettere, volevo continuare. Erano la tecnica e la logistica e, in realtà, il settore che mi impedivano di continuare. Quando fai parte di un’azienda, anche di una discografica importante, che ti illustra la situazione come sta e ti rimette il contratto in mano, sei costretto a dire a chi ti segue non è colpa mia, non vi abbandono, ma purtroppo non trovo più supporto tecnico, promozione, investimenti, progettazione e quindi sono costretto a continuare a fare un tipo di feste paesane o cose di questo genere e, allo stesso tempo, ad abbandonare l’idea di progettare un nuovo album, scrivere nuove canzoni, disegnare un futuro artistico pieno di novità emotive. Ho dovuto dirlo, l’ho detto a una giornalista dell’Ansa cogliendo impreparato anche me stesso”.

Se ne è mai pentito?

Masini: “Fui costretto ad annunciare il ritiro. Quando capita una cosa così,  ti metti in discussione”

“No, dovevo dirlo. Dopo mi hanno chiamato tutti, anche radio e tv, dicendo che stavano dalla mia parte, ma io non volevo cavalcare assolutamente il tipo di situazione e di imbarazzo che si era creato. Per questo non ho poi approfittato delle chiamate dei vari editori e autori televisivi per fare promozione o lanciare un nuovo progetto: ho semplicemente e coerentemente risposto in maniera diretta e lucida, molto fredda, a chi mi chiedeva cosa era successo. Non ho fatto vittimismo, non ho accusato nessuno, né fatto nomi, me li sono tenuti per me e ho solo raccontato la verità”.

Poi cosa è successo?

“Evoluzioni e anche cambiamenti interiori, perché mi sono messo in discussione, perché quando capita una cosa così, non ti senti in colpa, ma comunque ti metti in discussione pesantemente. Cerchi di capire dove avevi sbagliato, se dovevi intervenire prima o diversamente”.

Così prese il toro per le corna?

“Allora non c’erano i social e non si poteva fare come oggi, che in secondo e mezzo si può denunciare qualsiasi cosa. Ma forse non l’avrei fatto comunque perché non mi piace il vittimismo e penso che le soluzioni si trovino sempre rimboccandosi le maniche e facendo il proprio mestiere. È quello che ho cercato di fare con sacrificio: nonostante avessi dichiarato che avrei smesso con la musica, mi sono messo in studio comunque. E, quando è nata la canzone L’uomo volante mi sono accorto che era il caso di farla sentire a qualcuno perché il brano sembrava regalare emozioni nuove. Era differente dal mio stile, ma ero sempre io, era una canzone positiva, che ha dato una veste più solare a quello che stavo facendo. Insieme al mio discografico Mauro Ragni decidemmo di farla sentire a Tony Renis e di lì ripartì tutto”.