Maria Grazia Cucinotta: “A inizio carriera sono stata discriminata per le mie origini meridionali“

“La mia prima agenzia di moda mi cambiò il nome in Dejanira, per loro era molto più chic essere straniera che siciliana”, ha detto l'attrice siciliana, ospite a "Verissimo". Parlando della figlia Giulia e del suo desiderio di una famiglia numerosa ha confidato: "Avrei voluti altri bambini”

Maria Grazia Cucinotta non si risparmia e racconta davanti alle telecamere di “Verissimo, su Canale 5, sui suoi esordi da aspirante attrice, “discriminata per le mie origini meridionali”. “La mia prima agenzia di moda mi cambiò il nome in Dejanira, per loro era molto più chic essere straniera che siciliana”, confida. “Quando sei ragazzina credi agli altri, cerchi la loro approvazione, anche se mi sentivo in difetto e mi vergognavo a parlare”, ammette Maria Grazia Cucinotta, diventata famosa a livello internazionale con Il postino di Massimo Troisi, oggi produttrice.

“C’era e c’è discriminazione tra nord e sud, c’è già da quartiere a quartiere. Io l’ho provato sulla pelle, quando, dalla periferia, mi sono trasferita in centro”.

Maria Grazia Cucinotta

Una giovanissima Maria Grazia Cucinotta

“Allora vivi tutto come una gabbia, poi capisci che le vite sono tutte uguali – sottolinea l’interprete messinese – . “Dove nasci è solo un punto di partenza, sta poi a te dimostrare ciò che vali”.
L’attrice e imprenditrice cinematografica, ex modella, ha racconta su Luce! un passato da “brutto anatroccolo” nella Sicilia degli anni ‘80: “Mi ha insegnato a non fidarmi mai di nessuno. Non ho mai permesso che mi mancassero di rispetto”. Una mentalità che applica anche oggi nella lotta contro la violenza di genere.

Giulio e Giulia

Davanti alla telecamera, oltre a ripercorrere alcuni momenti salienti della sua carriera di attrice, Maria Grazia Cucinotta ha parlato di famiglia e del grande amore per suo marito Giulio e sua figlia Giulia. È proprio quest’ultima che le invia un videomessaggio da New York, salutandola e facendola commuovere. L’attrice si è poi lasciata andare ad una confessione molto intima: “L’amore mi ha riportata in Italia perché poi sono rimasta incinta e ho deciso di far crescere Giulia lì, ed è stata una scelta di cuore perché Giulio aveva un’attività lì e per lui sarebbe stato difficile spostarsi. Avrei voluto tanti altri bambini, ed è stato per me un insuccesso e per anni mi ha dannata perché ho provato qualsiasi cosa di legale per cercare di avere un altro figlio. Ma il desiderio di una famiglia numerosa è rimasto”.

Maria Grazia Cucinotta e la figlia Giulia

Maria Grazia Cucinotta (53 anni) e la figlia Giulia Violati (20 anni)

Chi è sua figlia

Giulia, sua figlia, è nata dalla storia d’amore dell’attrice con il marito produttore, Giulio Violati, nel 2001. Ha quindi  compiuto 20 anni e la sua mamma ha sempre detto: “Mio marito è il padre perfetto. È quel padre che avrei sempre voluto avere io”. È una ragazza è molto riservata e anche il suo profilo Instagram è privato, contrariamente a quello di molte altre sue coetanee o della stessa mamma. Nata il 10 settembre 2001, la giovane ha già preso parte a un cortometraggio al fianco della sua mamma, sul tema del bullismo. Peraltro, secondo quanto hanno denunciato, anche lei a sei anni è stata vittima di bullismo.
Appassionata di moda, Giulia Violati ha da questo punto di vista una consigliera personale d’eccezione, ovvero la sua mamma. Peraltro, sebbene appunto molto riservata, la ragazza è stata vista presenziare con la madre ad alcuni eventi mondani, in particolare legati proprio al mondo della moda.

 Maria Grazia Cucinotta: “Agli esordi sono stata discriminata per le mie origini meridionali“


Maria Grazia Cucinotta: “Agli esordi sono stata discriminata per le mie origini meridionali“

Maria Grazia Cucinotta, interprete di molti film, fino ad approdare al cinema hollywoodiano, diventando una delle rare Bond girl” italiane. ha ispirato persino un personaggio dei Simpson. Ma, per lei, i capolavori della sua vita sono due: sua figlia Giulia, ed essere riuscita sempre a farcela da sola. Con caparbietà e ostinazione.
“Io credo nelle nuove generazioni – aveva raccontato a Luce! – . Vedo mia figlia Giulia, che ha 20 anni e lotta da sempre contro tutti i pregiudizi. Cambiare la mentalità in un Paese significa cominciare dalle scuole. Dire ai nostri ragazzi che siamo delle vite ricoperte da dei corpi; che non ha importanza di che colore sia la pelle, di quale lingua parliamo. Bisogna che anche i media siano più attenti a non seminare odio, a proporre coesione e non divisione, chiarezza e non confusione”.

 Maria Grazia Cucinotta, diventata famosa a livello internazionale con “Il postino” di Massimo Troisi

Maria Grazia Cucinotta, diventata famosa con “Il postino” di Massimo Troisi

Il tentativo di abuso

E a chi le chiede se sia cambiato l’atteggiamento degli uomini, negli ultimi anni, risponde: “Secondo me no. Gli atteggiamenti si cambiano anche cambiando le leggi. In America le leggi contro lo stalking sono molto pesanti. Uno che stalkerizza una donna viene subito messo in condizione di non farlo. In Italia è molto difficile che i persecutori finiscano davvero in prigione: se stanno per strada, la prima cosa che fanno è vendicarsi contro chi li ha denunciati. La denuncia può rivelarsi un boomerang”.
“Le molestie le ho vissute in prima persona – ha raccontato nell’intervista rilasciata a Giovanni Bogani per Luce! – . Anzi, non molestie, ma un tentativo di violenza. Avevo 22 anni, vivevo a Parigi. Fui aggredita da uno sconosciuto, rientrando a casa. Era pomeriggio. Stavo chiamando l’ascensore nell’androne. Con la coda dell’occhio ho visto entrare dietro di me un signore. Poi mi sono sentita toccare il sedere e non ho fatto in tempo a voltarmi. Mi ha afferrato il collo, ha cominciato a stringere, ha tentato di strapparmi la felpa. Sono riuscita per miracolo a divincolarmi dalla sua stretta al collo, e per la prima volta sono corsa alla polizia a denunciare qualcuno”.

Il ‘non’ lieto fine

Il finale, è di quelli che non vorresti mai sentire: “La polizia francese cadde in pieno nel più trito dei luoghi comuni. Il poliziotto mi faceva domande come ‘Perché si è trasferita a Parigi’, ‘Perché ha lasciato l’Italia’, chi mi pagava l’affitto: indagava su di me, non sul mio aggressore. E poi la domanda classica: ‘Cosa indossava lei?’. Esasperata, con i segni della colluttazione dappertutto, gli ho detto: ‘Non mi crede?’. E lui: ‘Bon, sei mediterranea, lo hai sicuramente provocato’. La frase mi si è stampata dentro. Non so se fosse peggio essere strangolata o non essere creduta”.