Marianna Podgurskaya dà alla luce la sua Veronika: la forza della vita che vince sulla guerra

La beauty blogger, immortalata con il pancione e una vistosa ferita alla fronte mentre lascia l'ospedale di Mariupol bombardato, ha partorito ieri sera la sua bambina. Tuttavia la Russia insiste: fake news montata ad arte

La vita vince. E al frastuono delle bombe risponde, potentissimo, il primo vagito di una bambina appena nata. Marianna Podgurskaya, diventata la donna simbolo del dramma di Mariupol, in Ucraina, è diventata mamma di una bimba, la sua Veronika. Fotografata qualche giorno fa mente nel suo pigiama a pois scappa dall’ospedale pediatrico appena bombardato, con il volto insanguinato a causa di una ferita, la giovane blogger russa ha vinto la sua battaglia personale. A riportare la notizia della nascita della piccola, nella serata di giovedì 10 marzo, è la giornalista freelance Olga Tokariuk sul suo profilo Twitter:

I received an update from a relative of Marianna – a pregnant girl from Mariupol’s bombed hospital. They were able to reach her on the phone briefly. Last night at 10pm, Marianna gave birth to a baby girl! They are ok, but it’s very cold in Mariupol and the bombing doesn’t stop pic.twitter.com/PSLxI6I0zZ

“Ho ricevuto un aggiornamento da un parente di Marianna, la ragazza incinta dell’ospedale bombardato di Mariupol – scrive Tokariuk –. Sono stati in grado di raggiungerla brevemente al telefono. Ieri sera alle 22, Marianna ha dato alla luce una bambina! Stanno bene, ma fa molto freddo a Mariupol e i bombardamenti non si fermano“. Un parto senza intoppi, da quel che si apprende, nonostante la disperata fuga dall’ospedale della madre. Marianna e Veronika stanno bene, ma come sottolinea la reporter, la situazione a Mariupol si fa di ora in ora più catastrofica e l’intensificarsi dei combattimenti, il freddo e la mancanza di energia elettrica e di acqua minacciano seriamente la popolazione civile bloccata da giorni dentro la città.

Marianna Podgurskaya ha dato alla luce giovedì sera la sua bambina (Evgeniy Maloletka/AP)

Comprese la bimba e la sua mamma, che il fotografo freelance pluripremiato Evgeniy Maloletka – autore anche degli scatti durante la fuga dall’ospedale – ha ritratto dopo la nascita della piccola, assistita dal compagno e padre della neonata.

L’accusa della Russia: “Attacco all’ospedale una messinscena”

Marianna Podgurskaya

Macerie carbonizzate di auto e alberi, finestre senza vetri, la facciata semi distrutta e dietro la devastazione. Sono le potentissime e terribili immagini dall’ospedale pediatrico di Mariupol che in questi giorni hanno fatto il giro del mondo sui media internazionali che riportavano la notizia del suo bombardamento. E poi loro, le pazienti, stravolte, ferite, in fuga tra le macerie. Tra queste mamme anche Marianna, con il volto insanguinato mentre si precipita il suo pancione al nono mese giù dalle scale, il pigiama bianco a pois, lo sguardo perso, quasi fosse lei stessa una bambina che si è appena ripresa da uno spavento. L’incubo che ha vissuto, però, è reale. E non basta aprire gli occhi per risvegliarsi e ritrovarsi in un letto caldo, al sicuro circondata dagli affetti dei cari e dalle attenzioni dei medici. Intorno a lei, invece, c’è uno scenario di morte e distruzione.

Il 9 marzo, infatti, i soldati russi hanno letteralmente spazzato via il reparto di maternità e ginecologia dell’ospedale pediatrico di Mariupol, città sud orientale dell’Ucraina, provocando tre vittime e 17 feriti. tutto distrutto: dai macchinari alle culle per i prematuri, dai dispositivi medici ai contenitori dei farmaci e dei medicinali. Le prime immagini del disastro sono arrivate dal presidente ucraino Zelensky, che ha mostrato su Twitter un video all’interno della struttura, colpita dai bombardamenti dell’esercito russo.

Lo stesso Zelensky in un video messaggio su Telegram ha poi definito l’attacco qualcosa che va “oltre l’atrocità“.”Bombardare un ospedale dei bambini è la prova definitiva che è in corso il genocidio degli ucraini” ha accusato. Ma la guerra si combatte anche sulle istantanee della tragedia, e sulle rovine dell’ospedale pediatrico di Mariupol si sono abbattute le bombe della propaganda del Cremlino. Secondo il ministro degli esteri russo, Serghei Lavrov, infatti, “l’ospedale pediatrico di Mariupol (già vuoto da giorni) era usato come base del battaglione Azov (uno dei reparti militari nazionalisti dell’esercito ucraino, ndr)”. L’affermazione, a cui ha ribattuto il premier ucraino dicendo: “Stanno mentendo sapendo di mentire, come fanno sempre”, è stata poi smentita da operazioni di fact-checking. Ma nel frattempo anche sulla giovane madre, la cui foto con il viso insanguinato aveva fatto il giro del mondo, erano piovute accuse pesanti.

Frame di un video pubblicato sull’account Twitter ArmedForcesUkr: un raid aereo russo ha distrutto un ospedale a Mariupol con reparti maternità e pediatrici (Ansa)

Secondo la versione della propaganda russa Marianna era stata ingaggiata come “attrice” per recitare il ruolo dell’ucraina incinta sotto le bombe a favore di camera per il fotografo Evgeniy Maloletka, che lavora anche per l’Associated press, definito da Mosca “propagandista” filo Kiev. “È la beauty blogger Marianna Podgurskaya. In realtà ha interpretato i ruoli di entrambe le donne incinte nelle foto”, scriveva sul suo profilo Twitter la sede diplomatica, appoggiata anche dall’ambasciata russa in Italia, che definisce la “presunta distruzione” dell’ospedale “il massimo del cinismo e della campagna di menzogne”.

Il tweet dell’ambasciata russa in Italia

Quello accaduto all’ospedale pediatrico di Mariupol ha tutte le caratteristiche di un vero e proprio “crimine di guerra“, come accusa anche la presidente della Commissione Europe Ursula von der Leyen. Quello che è certo, mentre le indagini sulle dichiarazioni fatte da una parte e dall’altra della barricata vanno avanti, è che la distruzione della guerra, i bombardamenti, i missili, i proiettili, le macerie, la mancanza di beni di prima necessità, come cibo medicinali ma anche rifugi sicuri, stanno rendendo la vita degli ucraini e di queste donne – come degli anziani, delle persone disabili, dei malati e dei bambini – un vero inferno.