Martina Panini, l’arte di sentirsi donna: “La violenza mi ha resa più forte. Non dobbiamo vergognarci”

Truccatrice e influencer, sorda e transessuale. La ragazza di Sansepolcro (AR) oggi è una professionista del make up e una bellissima donna. Ma in passato ha dovuto subire bullismo e discriminazione. Per questo ha scelto di essere una testimonial della campagna di comunicazione in LIS Creazioni Femministe, contro la violenza di genere su persone sorde segnanti

Che rumore fa la violenza? Un suono impossibile da non percepire, persino da chi non sente, e che tutti e tutte devono impegnarsi a spegnere, a silenziare. Anche coloro che hanno disabilità uditive, spesso, sono vittime di violenza di genere. Ma il loro problema non deve e non può diventare un motivo per non essere ascoltate.

La campagna Creazioni Femministe si propone di aiutare le donne, lesbiche e trans sorde segnanti vittime di violenza di genere, di discriminazione e di abuso

Dalla volontà di dare alle donne, lesbiche e persone trans sorde segnanti di Bologna una via d’uscita dalla situazione di abuso e allo stesso tempo sensibilizzare la comunità sorda segnante sui vari aspetti che può assumere la violenza di genere, il 25 novembre scorso l’associazione Micce (nata per promuovere pratiche artistiche in un’ottica più inclusiva) ha presentato, in collaborazione con il Bar Senza Nome (punto di riferimento per le persone sorde), la campagna di comunicazione in LIS Creazioni Femministe.

Si tratta di un primo progetto, per ora unico in Italia, finanziata dalla Regione Emilia Romagna, che vuole garantire l’accessibilità delle persone sorde, lesbiche e trans, ai servizi contro la violenza lesbobitransfobica, le discriminazioni per orientamento, identità ed espressione di genere e la violenza nelle relazioni lesbiche. Per dare visibilità a questa importantissima campagna, della cui immagine si occupa l’agenzia Comunicattive specializzata in comunicazione di genere, sono stati scelti testimonial d’eccezione, personaggi sordi visibili e popolari sia all’interno della comunità che all’esterno come Brazzo, rapper sordo lanciato da Italia’s Got Talent, e la make up artist trans e instagram influencer Martina Panini.

Testimonial della campagna sono il rapper sordo Brazzo e la make up artist e influencer, sorda e transessuale, Martina Panini

Donna sorda e trans: “Sono diventata più forte dopo aver affrontato tante violenze”

Martina Panini è bellissima ragazza di 35 anni che arriva da Sansepolcro (Arezzo) ed è la perfetta incarnazione di coloro che Creazioni Femministe vuole aiutare. Sui social è è conosciuta come Martina La Strega Make Up e, come si potrà immaginare, il trucco è la sua passione da quando, a 4/5 anni, ha iniziato a sperimentare su di sé quegli stratagemmi che la facevano sentire più femminile. Oggi appare una donna solare, fisico statuario e con un sorriso splendente, ma porta con sé un pesante bagaglio di discriminazione e dolore. Prima di diventare Martina era infatti Marco, un bambino che fin da piccolo ha compreso di essere nato nel corpo sbagliato. Ma a questo suo disagio interiore si è aggiunta anche la disabilità uditiva, e le cose non sono certo migliorate.
“A tre anni mi è stata diagnosticata la sordità e porto due protesi – ha raccontato sul palco di Tú Sí Que Vales nel 2020 -. Iniziarono anni di bullismo e violenze. Mi picchiavano perché volevano che parlassi meglio. Ho capito di non essere nel corpo giusto e il bullismo è continuato. Le persone mi offendevano pesantemente. Ho iniziato a soffrire molto“. Da quelle sofferenze, però, si è accesa anche la scintilla per rinascere. Partendo proprio da quel corpo tanto estraneo, che nel 2015 si è finalmente trasformato in qualcosa che corrispondesse finalmente alla sua vera identità. È nata Martina “una truccatrice, sorda e donna transessuale“. E fiera di esserlo.

Martina Panini, nata Marco, nel 2015 si è sottoposta a intervento di riassegnazione di genere, “indossando” finalmente quel corpo femminile tanto agognato fin da piccolissima

Martina, come persona sorda ha avuto difficoltà in ambito scolastico e lavorativo per farsi comprendere? Se sì ce le può raccontare?
“Purtroppo durante tutta la mia infanzia e adolescenza ho dovuto affrontare molte difficoltà. Queste mi hanno portata a rinchiudermi in me stessa. È stato molto più difficile essere compresa che dover comprendere il mio problema, perché spesso la sordità veniva vista come una malattia e associata al mutismo e alla stupidità. Nell’ambito lavorativo ho avuto  scontri con persone che non capivano il mio problema. Per me è fondamentale il labiale, poter ‘leggere’ le parole pronunciate dalle persone. Ma è altrettanto importante che gli altri prestino attenzione a me quando parlo: è snervante rispondere lentamente, con l’effetto mimo, mentre il pensiero corre veloce. È sempre stata una dura lotta con me stessa in primis, ma sono riuscita a far capire anche agli altri l’importanza della comprensione”.

È mai stata discriminata come donna transessuale?
“Quando a 18 anni decisi di intraprendere il percorso per diventare donna sapevo delle tante difficoltà e discriminazioni a cui sarei andata incontro. Venivo già discriminata per la mia femminilità quando ero un ragazzo e ancora oggi, purtroppo, l’ignoranza e la cattiveria sono molto presenti nella mia vita. Ma l’importante è non abbassare mai lo sguardo”.

Martina sia per la sua sordità che per il suo essere trans ha subito a lungo discriminazione e bullismo

Nella ‘diatriba’ tra sord* oralist* e segnanti lei dove si schiera? C’è bisogno ancora di schierarsi?
“Mi schiero sempre con chi rispetta l’altr*. In realtà odio la parola ‘schierarsi’ perché in fondo viviamo tutt* sulla stessa barca, con tanta voglia di imparare e di lottare contro la discriminazione. Purtroppo il mondo de* sord* è ancora diviso tra oralist* e segnanti. Questo non va bene. C’è troppa incoerenza quando le persone oraliste parlano della non condivisione della Lis e poi però imparano la lingua dei segni in maniera superficiale. Io sono oralista e segnante, perché in fondo è molto più bello imparare qualcosa di nuovo e di utile invece di schierarsi”.

Sui social, come influencer e truccatrice, si mostra per quella che è. Non ha paura dei giudizi?
“Sì sui social ci metto la faccia, senza veli, senza inganno. Sono sempre stata molto coerente, sincera e schietta. Perché dunque dovrei avere paura dei giudizi? Ne sento da quando sono nata, ma la paura non fa proprio per me”.

Cosa consiglia alle ragazze sorde che vogliono intraprendere un lavoro magari a contatto con il pubblico ma hanno dei timori?
“La vita va vissuta e bisogna sempre cercare di non avere paura delle critiche perché se sono costruttive danno la possibilità di migliorare anche professionalmente. Il resto è fuffa! Se non si capisce qualcosa si può chiedere che venga ripetuto, spiegandone semplicemente la motivazione, senza alcuna vergogna”.

Martina Panini ha avuto fin da piccola la passione per il trucco. Oggi lavora sia per matrimoni che per il cinema e tiene corsi di make up professionale

Cosa l’ha spinta ad aderire alla campagna Creazioni Femministe?
“Il mio essere diventata più forte dopo aver affrontato tante violenze. Violenze che non si possono spiegare, perché fanno ancora male, ma mi hanno portata a voler aiutare le persone che ne stanno subendo. Se si è in certi tipi di situazione l’unica soluzione è provare ad allontanarsene e chiedere aiuto”.

Quali valori e azioni vuole promuovere aderendovi e, letteralmente, mettendoci la faccia?
“Il rispetto per noi stess*, la forza di volontà nel dimostrare chi sei realmente lottando contro la società omologata e misogina. Mai vergognarsi, anzi denunciate!”.

In Italia, è sotto gli occhi di tutt*, la violenza di genere è un problema ancora radicato. Ma non esistono dati ufficiali che tengano conto di quella che si compie su persone Lgbtq+, in mancanza di una legge. Lei è mai stata vittima di questo genere di abuso?
“Purtroppo sì, sono stata vittima di abuso sessuale come donna, vittima di troppe violenze che mi hanno fatto male. Sono stata oggetto anche di transfobia, ancora oggi la subisco. La mancanza di una legge che tuteli le persone LGBTQ* è il sintomo di un Paese ancora fortemente misogino, maschilista e non laico. Una norma che tuteli le persone che denunciano atti di omolesbotransfobia, di misoginia e di abilismo deve essere assolutamente approvata al più presto”.

L’arte, in tutte le sue forme, può essere uno strumento di cura e di rinascita per le vittime?
“L’arte è una forma di libertà, dà la possibilità di esprimersi senza paura. L’arte è qualcosa di unico. A me ha aiutato a rinascere e soprattutto ad essere felice”.

Sara Longhi, insieme al suo compagno, ha creato il Bar Senza Nome di Bologna, noto ritrovo della comunità sorda

Cosa spera e sogna, per il futuro?
“Spero di vivere serena, senza tutto questo astio verso la diversità. Sogno un mondo a colori, dove ci sia davvero la libertà di esprimersi e no di offendere. Sogno un mondo dove sorridere anche nei momenti out, senza mai mollare”.

La campagna Creazioni Femministe

Nella rete di Creazioni Femministe sono coinvolti anche il MIT – Movimento Identità Trans e la Linea Lesbica Antiviolenza di Lesbiche Bologna, per attivare percorsi specifici in base alle eventuali richieste e necessità. Dal 25 novembre 2021 per le persone sorde segnanti di Bologna che subiscono violenza hanno a disposizione un numero whatsApp (388.4017237) al quale possono videochiamare un’operatrice della Casa delle donne che, grazie ad un corso base di Lingua dei Segni Italiana, fisserà un primo appuntamento in sede. Qui, per il primo incontro e per tutto il percorso, sarà presente gratuitamente una interprete LIS per facilitare la comunicazione. Oltre ai materiali cartacei è stata lanciata una campagna di 8 contenuti video (spot e videointerviste) disponibili sui canali social di Micce e delle associazioni partner. A dare il volto alla campagna sono, infatti, oltre a Brazzo e Martina Panini, Sara Longhi, creatrice, insieme al compagno Alfonso Marrazzo, del Bar Senza Nome di Bologna, e Martina Marchi e Chiara Conte del Collettivo Femminista Sordx.