Mata’afa rompe la tradizione maschilista: sarà la prima premier donna di Samoa

In un paese fortemente tradizionalista spodestato il capo di Stato Tuilaepa Sailele Malielegaoi, in carica da 22 anni. Il merito è della candidata dell'unico partito d'opposizione

Lo scorso settembre Fiame Naomi Mata’afa aveva lasciato l’incarico di vice prima ministra per staccarsi dal partito di governo, il Partito per la Protezione dei Diritti Umani (HRPP), e unirsi all’unico partito di opposizione, il Fa’atuatua i le Atua Samoa ua Tasi (Fede nell’Unico Vero Dio, o FAST), che era stato fondato soltanto due mesi prima. Il FAST era nato da alcuni ex esponenti politici dello HRPP che avevano criticato il governo per aver approvato troppo velocemente tre proposte di legge che avevano modificato in maniera sostanziale diversi aspetti del diritto del paese, e per il modo con cui il primo ministro stava accentrando sempre di più il potere attorno al partito.

Mata’afa ha letteralmente rinnovato il modo di fare campagna elettorale: se i rivali hanno usato metodi tradizionali, forti dell’appoggio dei media, lei ha organizzato dibattiti in casa e roadshow. La donna ha comunicato in modo nuovo con gli elettori, in una maniera molto più diretta ed “umana”. Infatti, la neoeletta, li ha addirittura invitati a casa sua per discutere dei problemi e di possibili soluzioni, o incontrati nelle varie isole. Con questo innovativo modo di interagire con il pubblico, Mata’afa ha fatto guadagnare al FAST, nelle elezioni di aprile, lo stesso numero di seggi (25) dello HRPP(25), che aveva dominato incontrastato la politica di Samoa per gli ultimi 40 anni.

Il 20 aprile, a giocare a sfavore della premier è stata la Commissione elettorale, che ha sottolineato come non fosse stata superata la soglia minima, consistente nel 10 per cento, di donne elette in Parlamento stabilita per legge. Questa aveva pertanto deciso di istituire un ulteriore seggio, assegnandolo al partito di governo. Il paradosso? Il rispetto al centesimo delle quote rosa stava impedendo al Paese di avere la sua prima premier donna. È infatti da sottolineare il fatto che mancasse soltanto lo 0,2% al tetto. Nello stesso periodo però Tuala Tevaga Iosefo Ponifasio, l’unico candidato indipendente alle elezioni e detentore del cinquantunesimo seggio, aveva deciso di unirsi al FAST, riportando il numero dei seggi in parità: 26 a 26.

Il 4 maggio Afioga Tuimalealiifano Vaaletoa Sualauvi, capo di stato dal 2016 , aveva annunciato la convocazione di nuove elezioni per venerdì 21 maggio, mettendo in discussione l’imparzialità della Corte Suprema. Quest’ultima aveva messo in discussione la legalità dell’assegnazione del cinquantaduesimo seggio.

I dubbi si sono rivelati fondati quando la Corte Suprema , con una sentenza del 17 maggio, ha stabilito che la Costituzione non prevede che il capo di stato abbia il potere di indire nuove elezioni e che l’assegnazione del seggio aggiuntivo è stata incostituzionale. Pertanto, sono stati considerati validi i risultati delle elezioni del 9 aprile, in base alle quali il FAST ha ottenuto la maggioranza di 26 seggi grazie al sostegno del candidato indipendente.

Sarà lei dunque, paladina dell’emancipazione femminile, la prima donna a guidare questo piccolo Stato di 200 mila abitanti organizzati in clan patriarcali. Il Paese è sicuramente ad una svolta: Fiame è riuscita a mandare a casa il 75enne Malilegaoi, capo dell’HRPP in carica dal 1998, secondo premier più longevo al mondo e leader del partito al potere da 40 anni. Tuttavia i tentativi dell’attuale governo di mantenere a tutti i costi il potere sono un forte campanello d’allarme per la democrazia di Samoa.