Matrimonio egualitario? “Sì lo voglio”. La raccolta firme per il referendum sulle unioni civili

Presentata in Senato la proposta referendaria per abrogare le parti della legge sulle unioni civili che le differenziano dal matrimonio. Primo firmatario Fabrizio Marrazzo, del partito Gay-Lgbt+, ma a sostenerla c'è una schiera politica trasversale, dal M5S fino a Forza Italia

In oltre 30 Paesi del mondo il matrimonio egualitario è legale e applicato

In Europa, a settembre 2021, il matrimonio egualitario era riconosciuto legalmente in 17 Stati. In essi le coppie omosessuali possono quindi sposarsi e la loro unione viene riconosciuta al pari di quella tra persone eterosessuali di fronte alla legge. In Francia, Spagna,  Regno Unito, Germania, Paesi Bassi – a cui spetta il primato, avendolo introdotto nel 2001 – , tutti i Paesi Scandinavi ma anche Svizzera, Austria e Malta e tanti altri quindi non c’è distinzione di sesso che tenga davanti all’altare (civile). Nel mondo, poi, a inserirsi nel novero degli oltre 30 Paesi dove il matrimonio tra due uomini o due donne viene riconosciuto e applicato secondo la legge ci sono gli Stati Uniti e il Canada, ma anche gran parte dell’America del Sud, compreso l’ultracattolico Cile, tra gli ultimi ad aprire a questa possibilità. Ma potrebbe diventare realtà anche in stati non democratici, come Cuba, che ha indetto un referendum confermativo sul il nuovo “Codice di famiglia” per permettere alle coppie dello stesso sesso di sposarsi e adottare.

Uno sguardo sul mondo e sui nostri vicini che rende ancor più ‘grave’ la posizione dell’Italia in materia di diritti civili. Nel nostro Paese infatti la legge non contempla il matrimonio egualitario bensì le cosiddette unioni civili, ovvero tutte quelle forme di convivenza, basata su vincoli affettivi ed economici, alla quale lo Stato italiano riconosce uno status giuridico analogo, diciamo così, a quello conferito dal matrimonio.

Monica Cirinnà è la promotrice e prima firmataria della Legge sulle Unioni Civili in vigore in Italia dal 2016

Grazie a questo istituto, in vigore dal 2016 grazie alla Legge Cirinnà, dal nome della senatrice dem promotrice e prima firmataria, le coppie ‘unite civilmente’ godono di gran parte dei diritti e dei doveri delle coppie sposate. Senza contemplare però la possibilità di adottare il figlio del partner (la cosiddetta “stepchild adoption”) né riconoscere il legame di genitorialità con i figli che nascono a seguito di procreazione medicalmente assistita. Insomma in linea di principio la normativa italiana non prevede l’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso, una delle mancanze più grandi lamentate dalla comunità Lgbtq+ italiana.

Anche per questo, dopo la bocciatura della legge contro l’omolesbobitransfobia (il famoso e ormai noto alle cronache Ddl Zan)  il mondo ‘rainbow’ italiano si mobilita e ci riprova, bypassando il Parlamento, con una raccolta di firme per il referendum Sì matrimonio egualitario, presentando mercoledì 19 gennaio al Senato. La proposta è questa: abrogare le parti della legge sulle unioni civili che le differenziano dal matrimonio. A sostenerla un comitato trasversale che vede come primo firmatario Fabrizio Marrazzo, del partito Gay-Lgbt+, e raccoglie adesioni dal M5S, al Pd fino a Forza Italia. Oltre che naturalmente da parte di associazioni ed esponenti della società civile. Con l’obiettivo di raccogliere almeno le 500mila firme necessarie richieste dalla Corte di Cassazione, si potrà votare sia nei consueti banchetti nelle principali città italiane sia online (a questo link) con lo Spid o la firma digitale, con un contributo di 1,50 euro necessario a certificare l’autenticazione digitale. Una modalità che, visto il successo delle petizioni referendarie in modalità mista (sia cartacea che online) degli ultimi mesi – tra i quali, ricordiamo, quella per l’eutanasia e quella per la legalizzazione della cannabis, entrambe già al vaglio delle Corti competenti –, potrebbe già preannunciarne il successo. Ma è ancora presto per cantare vittoria. Intanto Marrazzo lancia la ‘chiamata alle armi’:

Fabrizio Marrazzo, partito Gay-Lgbt+, firmatario della proposta referendaria

“Da oggi parte questa richiesta a tutta la società civile, perché un referendum sul matrimonio egualitario serve per mobilitare tutta la società e chiedere diritti che ci sono già in 30 Paesi del mondo – ha annunciato Marrazzo –. Lo strumento referendario in Italia è di carattere abrogativo ma abbiamo lavorato sulla legge delle Unioni civili andando ad abrogare le parti che la differenziavano dal matrimonio. Vogliamo dare alle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans gli stessi diritti del matrimonio. Il sito è www.matrimonio egualitario.it“.

“Davvero possiamo permetterci di pensare e stabilire attraverso le leggi che alcune coppie abbiano maggiore dignità di altre? E di conseguenza che vi siano cittadini con pieni diritti e altri che devono accontentarsi di diritti a metà? Un uomo o una donna sono in grado di amare e accudire un bambino in ragione del loro orientamento sessuale oppure lo sono in ragione della loro capacità di donare affetto, cura e sostegno?”, si chiede la senatrice M5S Alessandra Maiorino. Che aggiunge “ecco, è il momento di spogliarci dell’ipocrisia e riconoscere che il tempo di mezzo, quello delle unioni civili, che non riconoscono a tutte le coppie italiane gli stessi diritti, è finito”. Per il deputato di Forza Italia, Elio Vito, “è diventato chiaro che la strada dei diritti LGBT+ non può essere percorsa in questo Parlamento”, dunque “firmare – afferma Pietro Turano, portavoce di Gay Center – può essere un modo per portare in alto la voce di una comunità che non trova degna rappresentanza, una voce che non potrà rimanere inascoltata: che l’obiettivo possa davvero essere raggiunto attraverso un referendum o meno”.

La proposta è quella di abrogare, nella legge sulle unioni civili, tutti le parti che le differenziano dai matrimoni

Secondo, infine, Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay “qualora il percorso referendario proposto dovesse concretizzarsi e raggiungere il proprio obiettivo, sarebbe inevitabile prendere atto della totale incapacità del Parlamento di corrispondere alla domanda di diritti della cittadinanza. Una prospettiva che a nostro avviso minerebbe ulteriormente il rapporto tra Paese e politica, già profondamente compromesso. L’auspicio, dunque, è che l’iniziativa referendaria riesca nell’intento di porre all’attenzione dell’agenda politica del Paese il tema della rimozione di ogni disparità di trattamento tra coppie eterosessuali e omosessuali e magari serva anche a richiamare i Partiti e le coscienze degli eletti e delle elette del Parlamento”

Tra gli interventi in Senato anche quello di Tommaso Cerno del Partito Democratico, che ha mandato un messaggio molto chiaro ai dem: “Sono qui con convinzione perché credo che la parola uguaglianza sia la parola su cui la sinistra deve combattere ogni partita. Io vedo nel Pd parlare tante volte di diversità, di nicchie di diversità ma poco di uguaglianza”. “Mi dispiace di essere l’unico oggi – ha concluso Cerno – ma sono convito che centinaia di migliaia di persone democratiche verranno a firmare, sosterranno questo referendum e che anche il partito si renderà conto che non è una iniziativa contro qualcuno ma l’uguaglianza è la prima iniziativa su cui deve essere in prima fila sempre”.