Matteo Betti, campione di fioretto e di burle: “Noi, mai favoriti, ma vinciamo. Scherzi, vacanze e cene per unire il gruppo”

Senese, contradaiolo del Nicchio, colpito da emiparesi, in pedana come al Palio: "Bisogna cogliere l'attimo". La vacanza in Brasile con Bebe Vio ("Visitammo tutto, nessun ostacolo ci fermava") lo convinse a proseguire dopo la delusione di Rio. "In squadra, ci unisce il divertimento". A caccia di medaglie, fra duri allenamenti e burle alle matricole

Matteo Betti, atleta delle Fiamme Azzurre, senese classe 1985, un’emiparesi destra provocata da complicazioni alla nascita è alla quarta partecipazione ai Giochi e guiderà la squadra di fioretto maschile composta da Edoardo Giordan, Emanuele Lambertini e Marco Cima rispettivamente alla prima, seconda e terza esperienza. L’altra metà del team di schermidori azzurri è composta dalla compagine femminile con la debuttante Rossana Pasquino, la capitana Loredana Trigilia, Ionela Andreea Mogos e la portabandiera nonché campionessa olimpica in carica Bebe Vio.

 

Il “bazza team”

Quella maschile è una squadra affiatata che si allena insieme da cinque anni e che Matteo chiama ironicamente il “bazza team”: In dialetto bolognese – spiega – ‘bazza’ vuol dire l’occasione da cogliere al volo. Noi siamo quegli atleti  che non partono mai col favore del pronostico, ma una squadra capace di cercare l’occasione e prenderla al volo.

Di occasioni Matteo, contrada del Nicchio, tifoso del Siena e primo di tre fratelli, se ne è conquistate tante con fatica, abnegazione, superando delusioni, crisi e voglia di abbandonare tutto per ripartire ogni volta con maggiore grinta.

Sulla pedana di Tokyo salirà con il dodicesimo titolo italiano in tasca, da vice campione del mondo di fioretto individuale, da campione del mondo di fioretto a squadre e con una medaglia di bronzo conquistata a Londra 2012. Ma dopo i Giochi del 2016 in Brasile aveva deciso di mettere la parola fine alla sua  bella esperienza della scherma.

 

Rio 2016, delusione e rinascita

“Con la delusione di Rio 2016 avevo deciso di smettere: dopo un girone non facile Marco ed Emanuele – che aveva solo 17 anni – lasciano l’assalto in vantaggio 40 a 34 e io dovevo “chiudere”,  ma sbaglio tutto e perdiamo 45 a 43 con Hong Kong. Stessa storia con l’assalto successivo contro la Polonia e finiamo a fare la “finalina” per il 5° e 6° posto con il Brasile. É stato un duro colpo,  mi sono sentito la responsabilità del fallimento dell’intero gruppo. Al termine dei Giochi mi sono preso un po’ di tempo e sono rimasto una settimana in Brasile in vacanza insieme a Bebe e Andreea che festeggiavano (bronzo a squadre e oro individuale per Bebe), io che smaltivo la delusione e l’armiere Giorgio Fiume con cui siamo amici da tanto tempo. E’ stata un’esperienza fantastica perché abbiamo fatto di tutto senza farsi ostacolare dai nostri limiti fisici: abbiamo fatto tutti i sentieri dell’Ila Grande e mentre Giorgio portava in spalla Andreea io andavo dietro con la carrozzina, siamo andati nella giungla, nelle distillerie di cachaça (il liquore che si usa per i cocktail come caipirinha e la batida), abbiamo fatto il bagno ovunque.

E Bebe trovò il tavolo, nel ristorante completo

Dagli esordi a 5 anni sulle pedane della Mens Sana sotto la guida di Zalaffi, le gare in piedi fino a 19 anni e i primi successi, l’incontro e il legame mai interrotto con il maestro D’Argenio anche quando decise di provare la scherma in carrozzina su proposta del maestro Di Rosa, già collaboratore della nazionale, malgrado le perplessità di D’Argenio. Tante, le  tappe di un percorso che ha portato Matteo, da 13 anni nell’Olimpo della scherma italiana. “Malgrado i mille spostamenti, ho sempre portato Siena con me (e il fazzoletto del Nicchio in valigia) e ho voluto che anche miei compagni della nazionale la conoscessero: l’ultimo raduno della nazionale paralimpica prima del lockdown del 2020 lo abbiamo fatto proprio a Siena, nella “mia” palestra al Cus che è stata apprezzata da tutti. Il 4 marzo abbiamo festeggiato in centro il compleanno di Bebe Vio, l’ultima cena tutti insieme al ristorante prima della chiusura totale imposta appena due giorni più tardi. Bebe è voluta tornare nel locale dove avevamo pranzato prima del Palio straordinario del 2018: è stato divertente perché sono entrato io e non c’era posto, è entrata lei e il posto l’hanno trovato. Ma su questo non avevamo dubbi». Ride.

Il legame della squadra italiana fuori dalle pedane si capisce da questi particolari: dalla condivisione, dall’ironia, dall’assenza di invidia.

 

In incognito al Palio

Al Palio straordinario dell’ottobre 2018 Matteo fece in modo che Bebe non apparisse nell’elenco ufficiale degli ospiti del Comune per consentirle di vivere la festa senza pressioni. Ma è difficile non riconoscerla: dopo la corsa Bebe spingeva la carrozzina di Andreea per la lunga salita di Via di Città lei si era messa il cappuccio della felpa per non farsi riconoscere, ma all’improvviso un turista le urla Bebe, vengo dalla Svizzera!. Alla fine foto di rito con questi due felicissimi turisti, lei grondante di sudore e con la faccia stravolta mentre i suoi compagni di squadra ridevano.

 

‘Zingarate’ e scherzi alle matricole

Siamo un gruppo veramente compatto, mi viene da pensare alla scena del film Gladiatore quando sono tutti nell’arena: dove non arriva uno arriva l’altro. Però sappiamo anche prenderci gioco di noi e delle nostre disabilità: ci facciamo scherzi epici, soprattutto alle matricole. Una volta abbiamo messo la sveglia puntata ad ogni ora della notte sopra ad un armadio ad un nuovo compagno di squadra paraplegico”.

 

La carrozzina? È come il fioretto

Matteo è un campione, ma anche un uomo, un marito, un padre impegnato nel sociale, nell’educazione al rispetto delle disabilità, nel sostenere altri giovani che come lui si affacciano al mondo della scherma in carrozzina che – come ripete ad ogni occasione – è solo uno strumento, come il fioretto o la maschera. Una sensibilità naturale, innata che gli è valsa la nomina di Ambasciatore Paralimpico e l’elezione nel 2020 nel consiglio nazionale del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli, presidente del Cip e tra le “100 leggende dello sport2 del Coni  dice che Matteo Betti “ha vissuto nella storia dello sport paralimpico, tra complessità, aspirazioni, cambiamenti”.  Un’evoluzione durata oltre un decennio, che porterà finalmente, ad equiparare gli atleti olimpici e paralimpici nell’assunzione/arruolamento nei gruppi sportivi a partire dal 1 gennaio 2022.

Tra poco parleranno i risultati in pedana: per gli azzurri della scherma appuntamento il 28 agosto per la gara individuale di fioretto maschile e il 29 per quella di fioretto a squadre.