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Migranti, la Polonia alza un muro di 186 chilometri al confine con la Bielorussia. Ecco che cosa sta succedendo

di
Remy Morandi
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C’è un muro di silenziosa ipocrisia in Europa. Mentre tutti i Paesi dell’Unione europea, e i vari leader di Stato, si fanno portabandiera dell’inclusione, della lotta al razzismo, della salvaguardia delle diversità, della difesa delle minoranze e delle persone in difficoltà, si scopre che la Polonia – Stato membro dell’Ue dal 2004 che ha pure aderito agli accordi di Schengen sulla libera circolazione – ha avviato la costruzione di un muro anti-migranti lungo 186 chilometri, pari a quasi metà della lunghezza totale della frontiera, al confine con la Bielorussia.

Il muro anti-migranti che la Polonia realizzerà al confine con la Bielorussia

Filo spinato, barriere di metallo alte sei metri, fosse per rendere difficoltoso l’accesso in Polonia dei migranti stipati nella confinante Bielorussia. Migliaia di famiglie, donne, bambini provenienti in larga parte dalla Siria, l’Iraq, l’Afghanistan e lo Yemen, che attendono e sperano un giorno di poter finalmente entrare in Europa e iniziare una nuova vita. Eppure, quel giorno sembra ancora lontano. Perché come annunciato dalla Straż Graniczna, la polizia doganale della Polonia: “Oggi la Guardia di frontiera ha consegnato i siti di costruzione ai contractor” per erigere una recinzione anti-migranti lunga 186 chilometri e che costerà al Paese oltre 340 milioni di euro. Con tanto di video sui social:

 

La realizzazione del muro anti-migranti era stata annunciata dal governo polacco lo scorso novembre, nel pieno delle tensioni con il regime di Alexander Lukashenko, il presidente bielorusso. E adesso i lavori sono iniziati. Le forze di sicurezza non hanno reso nota la collocazione esatta del muro, ma hanno fatto sapere che entro la metà del 2022 l’opera sarà completata.

Filo spinato al confine tra Polonia e Bielorussia

Lo scorso 2 dicembre, il Consiglio europeo confezionò contro la Bielorussia un pacchetto di sanzioni, condannando il regime di Alexander Lukashenko per aver deliberatamente messo in pericolo la vita e il benessere delle persone e per aver fomentato la crisi alle frontiere esterne dell’Unione europea. Le sanzioni erano in realtà già iniziate mesi prima, nel giugno del 2021, quando Lukashenko dichiarò che il suo Paese avrebbe cessato di collaborare con l’Unione europea nella lotta all’immigrazione clandestina, di fatto permettendo ai migranti l’accesso e il transito dal proprio territorio a quello degli Stati europei confinanti. Il flusso migratorio è di conseguenza aumentato e la Polonia e l’Unione europea hanno quindi accusato il regime di Lukashenko di utilizzare i migranti come arma per costringere l’Unione europea a revocare le sanzioni.

Le sanzioni dell’Unione europea contro Lukashenko non sono evidentemente bastate né a fermare il regime della Bielorussia, supportato dalla Russia, né a impedire alla Polonia di muoversi da sola per arrestare il flusso di migranti in arrivo dal Paese confinante. Il governo di Varsavia d’altronde, secondo i regolamenti europei, ha competenze sulla gestione delle frontiere come ogni altro Stato membro. E Bruxelles non ha potuto fare molto per fermare le decisioni della Polonia, se non respingere la richiesta del governo di Varsavia di fondi europei per erigere il muro anti-migranti.

Alcuni migranti cercano di oltrepassare il filo spinato per entrare in Europa

Mentre la situazione diplomatica tra Polonia e Bielorussia resta tesa, un nuovo muro anti-migranti viene eretto in Europa. Secondo uno studio del centro Transnational Institute, dal 1990 al 2019 sono stati costruiti circa mille chilometri di barriere nell’Unione europea, ovvero sei volte la lunghezza del muro di Berlino. Solo qualche mese fa, a ottobre del 2021, un gruppo di Paesi dell’Unione europea, tra cui Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia e Slovacchia, chiesero all’Ue di finanziare la costruzione di muri da costruire al confine europeo per fermare i flussi di migranti. L’Ue, imbarazzata, rifiutò la richiesta. Ma oggi i Paesi si muovono da soli. E la Polonia entro la fine dell’anno avrà costruito un muro lungo 186 chilometri e alto sei metri. “Unita nella diversità”. Questo è il motto ufficiale dell’Unione europea. Qualcuno lo vada a raccontare a quelle migliaia di famiglie che la prima cosa che vedranno dell’Unione europea sarà un filo spinato.

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