Milioni di bambini vivono tra fame, carestie e sfruttamento. I dati di Save the children

In occasione della giornata mondiale dell'infanzia l'organizzazione umanitaria pubblica un report allarmante sulla condizione dei minori nel mondo colpiti da conflitti, povertà, fame e crisi climatica. E dal 2020 anche dal Covid

Quattrocento milioni di minori vivono in aree di conflitto, 5,7 milioni di bambini sotto i cinque anni sono sull’orlo della fame (oltre il 50% in più rispetto al 2019), 258 milioni non hanno accesso all’istruzione. E ancora, più di 1 miliardo di bambini vive in aree ad alto rischio di inondazioni, grave siccità o altre minacce climatiche. Circa 60 milioni quelli che migrano: profughi o sfollati interni. Con 10 milioni di bambini sono stati costretti ad abbandonare le loro case a causa della crisi climatica. E anche nei paesi cosiddetti ‘evoluti’ le sacche di povertà ed indigenza minorile aumentano ogni anno: in Italia, negli ultimi 15 anni, si contano 1 milione di bambine e bambini in più in povertà assoluta.E questo nonostante che la popolazione di infanti e adolescenti sia diminuita di circa 600 mila unità e oggi meno di un cittadino su 6 non ha compiuto i 18 anni.

Numeri, che rischiano di rimanere fredde cifre scritte su un foglio, lette per un secondo ed abbandonate tra le incombenze quotidiane. Ed invece quei numeri sono volti, storie, vite. Sono la sofferenza ed il dolore di madri impotenti, di famiglie pressate dal bisogno, piagate dalle difficoltà. Che non riescono a proteggere i propri figli. Un prezzo che l’umanità non può permettersi di pagare. Anche perché la massima parte di quelle vite potrebbero essere salvate. Gli ‘assassini’ di queste bambine e di questi bambini hanno nomi tristemente conosciuti: conflitti, povertà, fame, crisi climatica. Sono loro, denuncia Save the Children in occasione della Giornata internazionale dell’infanzia e dell’adolescenza che si è celebrata lo scorso 20 novembre, che “stanno spingendo milioni di bambine e bambini sull’orlo del baratro”. E, come se non bastasse, il Covid ha aumentato povertà e disuguaglianze all’interno di Paesi e comunità, esacerbando la forbice a livello globale.

Sempre secondo le stime, già prima della pandemia, 258 milioni di bambini in tutto il mondo, un sesto della popolazione totale in età scolare, non avevano accesso all’istruzione, e oggi si stima che tra i 10 e i 16 milioni di bambini rischiano di non tornare mai più a scuola a causa delle conseguenze economiche del Covid-19 perché costretti a lavorare o a contrarre matrimoni precoci. Una recente ricerca di Save the Children ha infatti rilevato che in media, durante la pandemia, “i minori dei Paesi più poveri hanno perso il 66% in più di giorni di scuola rispetto ai coetanei che vivono nei paesi più ricchi. Una condizione che peggiora per le bambine e le ragazze che nei Paesi più poveri hanno perso, in media, il 22% in più di giorni d’istruzione rispetto ai loro coetanei maschi. Sono proprio loro, infatti, a pagare il prezzo più alto: ogni anno più di 22mila bambine e ragazze muoiono durante gravidanze e parti che sono il risultato di matrimoni precoci, ovvero circa 60 ogni giorno, e si prevede che entro il 2030 altri 10 milioni di ragazze saranno costrette a sposarsi precocemente”.

Sempre a causa del Covid-19, “ulteriori 2,6 milioni di bambini saranno colpiti dalla malnutrizione cronica e circa 9,3 milioni di bambini vivranno i terribili effetti della malnutrizione acuta, un aumento di oltre il 6% in un periodo brevissimo. Entro i prossimi mesi salirà ad oltre 200 milioni il numero di bambini che soffriranno di malnutrizione”.”Non possiamo voltarci dall’altra parte: un mondo che consente che vi siano bambini che muoiono perché non hanno acqua, cibo o cure mediche è un mondo ingiusto e di fronte a tutto questo dobbiamo agire, altrimenti saremo tutti responsabili – dichiara Daniela Fatarella, direttrice Generale di Save the Children Italia –. Eppure, alcuni decenni sono stati contrassegnati da importanti progressi in alcuni ambiti, come la lotta alla mortalità infantile, che ci dimostrano che è possibile invertire la rotta. Tutti però devono continuare ad impegnarsi, a partire dalla comunità internazionale, dai paesi donatori fino alle singole persone: siamo di fronte a un’emergenza e il mondo non può fingere che niente stia accadendo. Ad ogni bambina e ad ogni bambino deve essere garantito il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo e ognuno di loro merita di ricevere un’educazione e di sentirsi protetto. Ognuno di quei bambini è figlio dell’intera umanità”

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