“Mio figlio si è suicidato”. Il dolore di Kabir Bedi: “Era malato di schizofrenia, aveva solo 25 anni”

L'attore indiano, 76 anni, ospite nella Casa del 'Grande Fratello Vip', ha confidato il dolore della perdita del secondogenito, Siddharth. L'indimenticabile interprete di 'Sandokan': "Credo che, dopo la morte, ci sia una continuazione"

Sopravvivere ai propri figli, un fatto contro natura. Un dolore che nessun essere vivente dovrebbe conoscere. Insanabile, soprattutto quando la morte sia dovuta alla stessa mano di chi se n’è andato. È un dolore che ha conosciuto l’attore indiano Kabir Bedi, sopravvissuto alla scomparsa di il giovane Siddharth, suo figlio, quando questi aveva solo 25 anni.

Kabir Bedi, 76 anni, ospite nella Casa del ’Grande Fratello Vip’

Kabir Bedi, 76 anni, ospite nella Casa del ’Grande Fratello Vip’

L’indimenticabile protagonista della serie televisiva Sandokan oggi – a 76 anni – uno dei ‘vipponi’ di Alfonso Signorini, ospite nella Casa del Grande Fratello Vip, ha deciso di condividere questa terribile esperienza con i suoi coinquilini. “È terribile, è il più grande dolore che esista”.

La condivisione

Siddharth Bedi, figlio Kabir (Foto: Instagram)

Siddharth Bedi, figlio Kabir, con il padre (Foto: Instagram)

Nella 38esima puntata del Grande Fratello Vip Kabir Bedi ricorda il suo secondogenito Siddharth, malato di schizofrenia, che si è tolto la vita a soli 25 anni. “Ho provato a prevenire questo suicidio, ma ho fallito. Non sono riuscito a convincerlo a continuare a vivere”.
“Il grande problema della schizofrenia è che è difficile”, continua il racconto dell’attore: “Giovani di 25 anni, normalmente uomini, normalmente intelligenti, improvvisamente perdono la lucidità. E, quando perdono questa lucidità, non accettano di avere un problema”. Kabir Bedi, però, sottolinea anche che sono passati tanti anni dalla morte di Siddharth e che nel frattempo la scienza ha fatto passi da gigante. “Al tempo non c’erano le medicine che ci sono oggi. Ora c’è speranza, voglio dare speranza”. La straziante vicenda l’attore ha voluto narrarla anche in un capitolo del suo libro “Storie che vi devo raccontare”, edito da Mondadori

L’emozione in diretta

Kabir Bedi, 76 anni, ospite nella Casa del ’Grande Fratello Vip, ha raccontato il dolore della perdita del figlio Siddharth, malato di schizofrenia, che si è tolto la vita a soli 25 anni

Kabir Bedi, 76 anni, ospite nella Casa del ‘Grande Fratello Vip’, ha raccontato il dolore della perdita del figlio Siddharth, malato di schizofrenia, che si è tolto la vita a soli 25 anni

Ha fatto tremare le vene dei polsi ascoltare le parole di quest’uomo, per tutti Sandokan, l’eroe salgariano approdato sul piccolo schermo nel gennaio del 1976: la tv era ancora in bianco e nero. Ma lui era già a colori. Il turbante, i capelli lunghi, scuri, gli occhi penetranti, il trucco pesante. La Tigre della Malesia faceva la sua apparizione nei nostri schermi, nei nostri occhi, nei cuori delle ragazzine che correvano ad attaccare il suo poster nella cameretta. Sandokan, il più grande eroe romantico degli anni Settanta. E attorno a lui, un’Indonesia mitica, guerrieri dai nomi impronunciabili, soldati britannici, scimitarre, cannoni, kriss malesi dalla lama a serpentina. E Yanez che fuma, assorto, e si tiene dentro tutta la saggezza e tutto il disincanto dell’universo.

Il suo personaggio: Sandokan

Kabir Bedi è “Sandokan“, l’eroe salgariano approdato sul piccolo schermo nel gennaio del 1976

Kabir Bedi è “Sandokan“, l’eroe salgariano approdato in tv nel gennaio del 1976

Era irresistibile, quel mondo. E lui ne era il volto chiave. Ora lo ritroviamo nella Casa del Gf Vip, quasi mezzo secolo dopo. Intanto sono passate le onde della vita, anche su di lui.

L’uomo, l’attore

Tre divorzi, il dolore di un figlio morto suicida a ventisette anni, vittima di una schizofrenia depressiva: “Un dolore incolmabile, assoluto”, dice. Oggi Kabir Be vive fra Londra, Bombay e l’Italia. Anche la sua carriera attraversa tre continenti. È l’unico indiano chiamato a recitare in un film di 007: in Octopussy – operazione piovra, se la vedeva con Roger Moore. Ha interpretato oltre 70 film, per undici stagioni è stato fra i protagonisti di Beautiful, poi ha duettato con Lino Banfi in Un medico in famiglia. Il presidente Napolitano lo fece Cavaliere della Repubblica; Firenze gli ha consegnato le chiavi della città.

Il successo

Kabir Bedi e il cast di “Un medico in famiglia 5” (2007): in piedi Lino Banfi e Margot Sikabonyi; seduti (da sin.) Kabir Bedi, David Sebasti e Shivani Ghai

Kabir Bedi e il cast di “Un medico in famiglia 5” (2007): in piedi Lino Banfi e Margot Sikabonyi; seduti Kabir Bedi, David Sebasti e Shivani Ghai

Ma quando lo senti parlare, scopri un uomo di una sorprendente modestia. “Non avrei mai immaginato di avere una vita così ricca – le sue parole durante un’intervista rilasciata a Giovanni Bogani per QN, La Nazione, Il Giorno, il Resto del Carlino –. Ho raggiunto molto più di quello che sognavo quando ero ragazzo”.
“Da ragazzo facevo teatro, ma era un hobby. Una commedia ebbe un tale successo che dei produttori mi chiamarono a Bollywood. Lì si presentò il regista Sergio Sollima. Cercava ‘Sandokan’ – riprende il racconto – . Non fui scelto subito; mi chiamarono a Roma, mi fecero mille provini. Alla fine mi dissero: ‘tu sei Sandokan’. Girai la serie, tornai in India senza immaginare il successo del programma. Non sapevo nulla. Quando tornai a Roma, appena sceso dall’aereo vidi giornalisti, folla in delirio, urla. Non capivo niente: mi guardai indietro per capire chi salutassero. Ma dietro non c’era nessuno, e allora capii”.

La vita sentimentale

La sua vita sentimentale è quella di un uomo che ha molto amato. Tre matrimoni, altrettante separazioni. “Ho sofferto molto per amore – prosegue l’intervista – . Ogni separazione è stata una lacerazione, un dolore. Ho avuto tre matrimoni, uno è durato sei anni, un altro quattordici; per fortuna l’ultimo, il quarto, dura ancora… Ho lasciato donne che ho amato, ma i nostri rapporti sono sempre continuati in modo rispettoso. Il rispetto è importante durante il matrimonio, e anche dopo. Cerco sempre di fare quello che è giusto, e di rispettare la volontà altrui. Mio padre era sikh, viene da una tradizione di persone tolleranti e rispettose, mia madre buddista; io sono cresciuto con amici induisti, che credono a Vishna, Shiva e Vishnu, e con amici cristiani. Così, sono cresciuto con una macedonia di convinzioni. Credo che, dopo la morte, ci sia una continuazione, sì. Magari non nella forma di esseri umani, ma in altre forme di vita continueremo ad esistere“.