Mortificate sul set del tormentone estivo. Drag queen scrive una lettera a Fedez: “È stato un incubo”

Paola Penelope e una collega sono state convocate per le riprese del videoclip di Mille, la nuova canzone di Orietta Berti, Fedz e Achille Lauro. Ma l'esperienza vissuta è stata mortificante

“Quando ho ricevuto la chiamata ero felicissima che un cantante famoso, e che ultimamente si è molto speso per la comunità LGBT, avesse pensato ad utilizzare la figura delle Drag Queen in un grande progetto. Non solo per dare colore ma anche per l’aspetto sociale che rappresentiamo e che spesso viene dimenticato”. Inizia così la lettera social in cui Paola Penelope, drag queen presente nel video di “Mille”, il nuovo tormentone estivo firmato Achille Lauro, Fedez e Orietta Berti, denuncia la propria spiacevole esperienza sul set del videoclip. Nel lungo post l’artista racconta nei dettagli quelli che sono stati la drag queen “due giorni di lavoro da incubo“.

Dietro ai sorrisi, allo scintillio di paillettes a non finire, c’è la protesta di chi, ingaggiata per lavorare, è stata invece mortificata. Penelope su Facebook ha raccontato quanto accaduto nei giorni delle registrazioni tra “mancanza di professionalità, sensibilità e rispetto”. Rivolgendosi direttamente a Fedez, che però durante i fatti non sarebbe stato presente sul set, asserisce che le drag “avrebbero dovuto far parte della band e delle damigelle, ma è ormai evidente che non è stato così”. Le due infatti, convocate per apparire in molte scene, sarebbero state letteralmente boicottate dal regista. Già il primo giorno, nonostante con la collega Eva Paradise fossero state convocate alle 12, le poche riprese sono state girate tra le 19.00 e le 20.00, spostandole dal centro della scena ai margini.

“A fine giornata ho parlato immediatamente con il nostro referente per capire meglio – prosegue Paola Penelope nella lettera – Ho comunicato che se la nostra presenza fosse fuori contesto (come mi era sembrato) avremmo potuto anche non tornare il giorno seguente. Ci è stato assicurato che il giorno successivo avremmo girato le nostre scene”. Addirittura, terminata una scena, le Drag Queen hanno sentito l’aiuto regista dire al megafono: “Dite alle trans di mettersi all’ombra!“. La reazione di Paola è stata tempestiva: è corsa immediatamente in camerino per struccarsi e abbandonare il set. “Intendiamoci – scrive ancora – Essere chiamata trans non è un’offesa, anzi. Ma lì ho avuto la certezza che la regia non avesse la consapevolezza della figura della Drag Queen e che la nostra presenza non avesse alcun senso“.

Quando poi il tecnico ha cercato di giustificarsi, asserendo che erano loro ad aver capito male, la performer ha capito che quello non era il posto per loro. “Stavamo solo perdendo tempo. Se volevano un trapezista era inutile chiamare un domatore di leoni”. Dopo le rassicurazioni del produttore, ha però deciso di dare loro un’ultima chance, presentandosi la mattina successiva. Ma il copione, anche l’indomani, si è ripetuto. Le artiste, infatti, sono state costrette a spostarsi dal bordo della piscina sulla terrazza. “Ecco il valore aggiunto: il valore del nulla, e probabilmente fare i fighi per aver messo due drag queen in ‘controluce’ in un video che in estate vedranno 60/90 milioni di persone”.

A fine riprese allora, non avendo svolto il lavoro per cui era stata chiamata, Paola Penelope ha chiesto di essere cancellata dal progetto. “Senza entrare nei dettagli – racconta – ho dovuto avvalermi dell’assistenza di un legale. […] Ognuno può fare ciò che vuole, ma personalmente se avessi saputo del trattamento riservato, non avrei mai accettato”. In chiusura, infine, la Drag Queen sottolinea con una nota amara quanto lavoro ci sia ancora da fare nel campo dell’inclusione: “Per difendere i diritti di un’enorme comunità, come quella LGBT, non basta esporsi pubblicamente in tv, bisogna farlo ogni giorno, anche nel quotidiano, anche scegliendo uno staff che ci rappresenti. Le battaglie che noi dobbiamo affrontare quotidianamente per l’accettazione e la normalizzazione del pensiero comune altrui, sono molte, e partono dai piccoli gesti. Come quello di rispettare ogni lavoratore e dare valore ad un figura come la nostra che ancora oggi è oggetto di scherno e mortificazione“.