Da Murgia a Guzzanti: gli appelli per una donna al Quirinale caduti nel vuoto

"Non una qualsiasi, ma una donna"

L’Italia ha un nuovo presidente della Repubblica e, anche stavolta, non è una donna. Sul Quirinale il soffitto di cristallo che divide gli alti profili femminili dalla più alta carica dello Stato non solo resta intatto, ma in quest’occasione si tira a lucido, rappresentando un fragoroso no agli appelli delle donne che in questi mesi avevano chiesto di frantumarlo.

La campagna-appello di Aidda Una Donna al Quirinale

La presidente di Aidda, Antonella Giachetti

La presidente di Aidda, Antonella Giachetti

L’associazione imprenditrici e donne dirigenti d’azienda Aidda a dicembre 2021 aveva lanciato una campagna dall’hashtag #UnaDonnaalQuirinale. “I tempi in Italia sono maturi per una svolta femminile che porti finalmente Una Donna al Quirinale“, aveva scritto Aidda lanciando su change.org una petizione da 2.500 firme circa. Un appello, non da interpretare come la richiesta di portare al Quirinale una donna qualsiasi, piuttosto come l’urgenza che fosse una donna per portare le Pari Opportunità anche sul Colle. Aidda ne è ancora convinta: una donna avrebbe potuto incarnare le sette virtù presidenziali, “perché queste caratteristiche sono intrinseche nel suo essere”. Leggi qui il nostro approfondimento. Ma non è successo. Sergio Mattarella è stato di nuovo eletto Capo dello Stato e Aidda rilancia: “Con questa campagna speriamo comunque di iniziare un nuovo percorso, da condividere anche con altre associazioni. Un percorso che semini un cambio di paradigma, i cui frutti potremo raccogliere tra sette anni“, ha dichiarato la presidente Aidda, Antonella Giachetti.

La richiesta ai partiti delle donne italiane

Il 2 gennaio, a venti giorni dall’inizio delle votazioni, anche altre 15 donne avevano messo penna e faccia per Una Donna (anche in questo caso non una qualsiasi) al Quirinale. Scrittrici, intellettuali comiche, giornaliste, conduttrici – da Michela Murgia, Dacia Maraini, Luciana Littizzetto, Edith Bruck, Liliana Cavani, Silvia Avallone, Melania Mazzucco, Lia Levi, Andrée Ruth Shammah, Mirella Serri, Stefania Auci, Sabina Guzzanti, Mariolina Coppola, Serena Dandini a Fiorella Mannoia- lo avevano chiesto con chiarezza: “Crediamo sia giunto il momento di dare concretezza a quell’idea di parità di genere, così tanto condivisa e sostenuta dalle forze più democratiche e progressiste del nostro Paese. È arrivato il tempo di eleggere una donna”. Anche per loro, l’appello è disatteso. Un no per cui non esistono giustificazioni: “Non è questa la sede per fare un elenco dei nomi, ma molte donne hanno ottenuto stima, fiducia, ammirazione in tanti incarichi pubblici ricevuti, e ci rifiutiamo di pensare che queste non abbiano il carisma, le competenze, le capacità e l’autorevolezza per esprimere la più alta forma di rappresentanza e di riconoscimento“, scrivevano. Maraini, Littizzetto, Murgia, Serri, Guzzanti, Shammah e le altre credevano che “questo fosse il punto: Non ci sono ragioni accettabili per rimandare ancora questa scelta. Ci rivolgiamo a voi”, scrivevano ai partiti politici italiani, “fate uno scatto. L’elezione di una donna alla Presidenza della Repubblica sarà la nostra, e la vostra, forza”.

…E noi?

Ma quello di #UnaDonnaalQuirinale (come si scopre digitando l’hashtag online) è stato un sogno anche per tante donne comuni. Una nostra lettrice, Patrizia, che preferisce rimanere anonima, ci scrive: “Mi sembra che ancora siamo al punto di dover dimostrare quel che una donna vale. Un mio professore di storia medievale all’Universita di Firenze, diceva sempre che la società araba era indietro perché aveva rinunciato all’intelligenza della metà della popolazione…e noi?“.

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