Musica contro la guerra in Ucraina: piccoli e grandi artisti invocano la pace attraverso le note

Davide Martello accoglie con il suo piano i rifugiati al confine tra Germania e Polonia. Il piccolo Maksym, 9 anni, si esibisce nel suo primo concerto fuggendo dalla sua patria. Davide Locatelli ha emozionato funzionari e pubblico davanti al consolato ucraino a Milano. In tutto il mondo risuona l'armonia della protesta e della solidarietà

Il suono della musica contro il frastuono delle bombe. In questi giorni terribili, in cui in tutto il mondo risuonano i rumori che arrivano dall’Ucraina, di missili, esplosioni, spari, urla, pianti e tutto quello che la guerra porta a corredo, la musica diventa un vettore per promuovere la pace. Tra chi suona per protesta, simbolicamente, durante i bombardamenti, chi accompagna la fuga con le note, chi accoglie invece i profughi al confine con armonie di pace e fratellanza, sono tante le manifestazioni di artisti più o meno esperti e conosciuti che cercano di dare un po’ di serenità a chi sta vivendo il conflitto.

Davide Martello al confine tra Germania e Polonia

Il pianista Davide Martello, 40 anni, è andato al confine tra Germania e Polonia trainando il suo pianoforte per suonare per tutti i rifugiati della guerra tra Russia e Ucraina che stanno cercando di raggiungere i Paesi dell’Unione Europea. (ANSA)

Il pianista Davide Martello, 40enne tedesco di origine siciliana, ad esempio, è tra coloro che hanno deciso di andare ad aiutare i rifugiati della guerra tra Russia e Ucraina. Lo ha fatto simbolicamente, non imbracciando un fucile o portando messaggi politici, ma trainando il suo pianoforte su un rimorchio a due ruote fino al confine tra Germania e Polonia: la sua missione, infatti, è quella di suonare per tutti coloro che stanno fuggendo dalla loro patria e cercano di raggiungere i Paesi dell’Unione Europea.  Martello ha scelto un luogo di transito particolare dove esibirsi, o meglio, dove accogliere in un abbraccio musicale soprattutto donne e bambini in fuga dall’Ucraina. I video con la sua esibizione hanno fatto velocemente il giro del web e in uno di questi una profuga si avvicina al pianista itinerante mettendosi al pianoforte per suonare We are the champions dei Queen.

Questa non è la prima missione ‘di pace’ del musicista: nel 2013 ha incantato Gezi Park, a Istanbul, la sera prima dello sgombero voluto dal presidente turco Erdogan, quando centinaia di persone, poliziotti compresi, si fermarono ad ascoltare Imagine e ‘Let it be, ma anche Bella Ciao, suonati da Martello per 12 ore di fila, fino a quando i poliziotti non portarono via il suo piano e lui divenne l’eroe di piazza Taksim. Ancora, un anno dopo, la prima esibizione in terra ucraina durante la rivoluzione di Maidan e la guerra civile nel Donetsk. È stato vicino ai francesi dopo gli attentati di Parigi del 2015 portando il suo pianoforte in uno dei luoghi simbolo della tragedia, il teatro Bataclan, dove ancora una volta ha suonato quell’inno di pace che è Imagine di John Lennon, commuovendo tutti. Insomma la sua è una vera e propria scelta: portare note di solidarietà e di armonia laddove ce n’è più bisogno.

Maksym suona in fuga dalle bombe

Bambino ucraino piano

Maksim, un bambino ucraino di 9 anni ha trovato rifugio con la sua famiglia in un auditorium dove ha improvvisato un concerto al piano

Quando suono il piano, riesco a dimenticare la guerra“, dice il piccolo Maksym, 9 anni. Il bambino ucraino si trova ancora nel Paese, in fuga verso l’Europa insieme ai suoi genitori. È l’Unicef, una delle organizzazioni che sta portando aiuti a tutti i bambini coinvolti nel conflitto, a raccontare la sua vicenda. L’invasione delle truppe russe in Ucraina ha costretto il bimbo e la sua famiglia a fuggire attraverso lo Stato, da est a ovest, lasciandosi alle spalle la loro casa e i loro cari. Hanno trovato rifugio nell’auditorium del Teatro Accademico di Lviv, vicino al confine polacco.

Prima della loro fuga, Maksym doveva esibirsi nel suo primo concerto, ma i suoi primi ascoltatori, per questo suo esordio, sono gli utenti dei social di tutto il mondo, che possono sentire le sue note dall’account Instagram dell’organizzazione delle Nazioni Unite.
La famiglia non sa quando tornerà a casa e potrà riabbracciare i parenti che sono rimasti a combattere o impossibilitati a spostarsi. Ma Maksym spera in un futuro di pace: “Voglio tornare in questo teatro per vedere uno spettacolo”.

 

 

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Davide Locatelli davanti al consolato ucraino in Italia

Il pianista e compositore Davide Locatelli

Anche il pianista e compositore Davide Locatelli, qualche giorno fa, ha interpretato Imagine, l’iconico brano di John Lennon diventato inno universale di pace, per lanciare un messaggio contro ogni forma di violenza ed esprimere, attraverso la sua musica, la propria solidarietà al popolo ucraino. Non al fronte, certo, ma in un luogo importantissimo in queste ore e questi giorni, davanti al Consolato Generale d’Ucraina. In questo caso a Milano. “Il mio è un messaggio di speranza – ha spiegato il 30enne – la musica è uno strumento di pace”.

L’eclettico musicista, che nella sua carriera si è posto l’ambizioso obbiettivo di far avvicinare un pubblico giovane alla musica strumentale, provando quindi a demolire la convinzione che la musica classica sia “roba vecchia”, racconta che poco dopo aver iniziato a suonare dal consolato sono uscite alcune persone ucraine, che nel sentire quell’omaggio si sono commosse, così come il pubblico adunatasi intorno a Locatelli stesso. “Tra tutta la gente che piangeva è scattato un bellissimo applauso alla fine e poi… io non volevo più andarmene, loro mi volevano trattenere con sé per tutta la giornata. Si è creato un bellissimo momento. È una delle cose più belle che ho fatto penso negli ultimi anni, che sicuramente mi porterò dietro per un sacco di tempo”, aggiunge durante la trasmissione “Che succ3de” su Rai3.

L’armonia della resistenza

Sono tanti, tantissimi i giovani, soprattutto, che cercano tra i tasti di un pianoforte, nell’inno nazionale, nel rimbombo di tamburi la forza di resistere e di dire basta a questa follia. L’urlo “нет войне” (“No alla guerra”) ha portato in Russia all’arresto di migliaia di persone, sin dalle prime ore del conflitto. “Peace”, “Stop War”, “Pace”, “Myr”, “Zupynyty viynu”. Le lingue si confondono, l’appello è lo stesso, unanime, gridato da milioni di voci. 

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Anche un piccolo gesto, come improvvisare un brano, una canzone, anche se simbolico, è potente: perché la vicinanza, il legame che si crea in questi momenti, come la musica ci insegna, è capace di unire cuori, menti e anime in uno spirito unico, dell’umanità, che travalica confini e che vuole includere e non dividere con la violenza, la guerra e la morte.