Mustafa operato a Siena, il primo intervento è un successo: “Il bambino siriano sta bene”

All'ospedale Santa Maria alle Scotte la prima operazione di Mustafa. Il piccolo sarà dimesso nei prossimi giorni e poi sarà trasferito al Centro Protesi di Budrio, a Bologna

Mustafa, il bambino siriano nato senza arti, è stato operato a Siena. È la prima operazione per il piccolo arrivato da meno di un mese in Italia con il padre Munzir e tutta la famiglia El Nezzel. “Il piccolo Mustafa è in buone condizioni di salute e sarà dimesso nei prossimi giorni per poi recarsi al centro specialistico di Budrio (Bologna) per la valutazione dei successivi step relativi al suo percorso di cura”, spiega il direttore Uoc Chirurgia pediatrica Mario Messina, intervistato da La Nazione.

La prima operazione di Mustafa

“Abbiamo effettuato un intervento chirurgico abbastanza complesso, che comunque è andato molto bene“, spiega il professor Messina. In particolare, l’operazione al Santa Maria alle Scotte a Siena, durata all’incirca tre ore, si è resa necessaria prima di procedere al percorso chirurgico che Mustafa dovrà affrontare al Centro Protesi di Budrio, in Emilia. Dopo essere usciti dalla quarantena a Siena, infatti, tutta la famiglia El Nezzel è stata sottoposta a visite e accertamenti vari, in seguito alle quali i medici del Dipartimento della donna e dei bambini di Siena hanno deciso di ricoverare in pediatria il piccolo Mustafa per sottoporlo a un complesso intervento di chirurgia pediatrica. Adesso, come conferma ancora il professor Messina, il bambino “è in buone condizioni e sarà dimesso dall’ospedale nei prossimi giorni”.

Munzir e Mustafa, la foto-simbolo “Hardship of Life” / Credit Mehmet Aslan

“È l’inizio di un nuovo percorso della sua vita”

“Oggi la prima operazione del piccolo Mustafa segna l’inizio di un nuovo percorso della sua vita e conferma una collaborazione consolidata tra la Caritas diocesana e l’ospedale Santa Maria alle Scotte che da sempre ci aiuta a essere vicini ai più fragili”, commenta il cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena. Entuasiasta per la riuscita dell’operazione anche il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani: “Una bella notizia che scalda il cuore e ci regala dopo tanti mesi un raggio di sole e di speranza. Il piccolo Mustafa, il bambino siriano di 6 anni accolto in Toscana, è stato operato con successo alle Scotte di Siena attraverso un complesso intervento di chirurgia pediatrica”. E prosegue: “Sono davvero orgoglioso delle donne e degli uomini del nostro sistema sanitario, oggi più che mai, perché questa accoglienza e cure dimostrano cosa sia la Toscana”.

Le prime parole del bambino: “Mi piace stare in Italia”

Si è trattato dunque per il piccolo Mustafa di un primo step chirurgico prima di procedere al vero e lungo percorso di cura a cui il piccolo di 6 anni sarà sottoposto al Centro Protesi di Budrio, dove tutti sperano che il bambino possa ricevere delle protesi per le braccia e per le gambe. La nuova vita del bambino, lontana dalle bombe e dalla guerra in Siria, è comunque già iniziata. A inizio febbraio il piccolo Mustafa e la sua famiglia sono usciti dalla quarantena trascorsa nella nuova casa a Siena, messa a disposizione della Caritas. Le prime parole del bambino, uscito di casa insieme alla famiglia per incontrare la stampa, furono: “Mi piace stare in Italia“, disse così ai giornalisti Mustafa con un grande sorriso.

L’arrivo di Mustafa a Roma

Quando riceverà le protesi Mustafa?

Mustafa è atterrato in Italia venerdì 21 gennaio insieme a tutta la famiglia. Subito dopo il loro arrivo, gli El Nezzel sono stati trasferiti a Siena per trascorrere dieci giorni in quarantena nella nuova casa messa a disposizione per loro dalla Caritas senese. Finito il periodo della quarantena, è così iniziato il periodo di cure di Mustafa e del padre Munzir, anche lui mutilato per le bombe in Siria. Entrambi sono attesi a Budio dove saranno sottoposti a interventi chirurgici per cercare di impiantare loro delle protesi. Nessuno al momento si è sbilanciato a fare previsioni su quando Mustafa e il padre potranno avere le loro protesi. Il cardinale Lojudice disse solo che “sarà un cammino lungo quello per donare una vita normale a Mustafa. Ancora non possiamo dare risposte rispetto al loro futuro, procederemo passo passo”. La situazione del padre, come spiegato dalla Caritas, è infatti “risolvibile in breve tempo, trattandosi di una menomazione derivante da trauma”. Quella di Mustafa, invece, “è più complessa perché il bambino non ha mai avuto gli arti e dovrà sperimentare il senso dell’equilibrio. Sarà un cammino lungo”, aveva spiegato la Caritas.

Il padre Munzir e il piccolo Mustafa / Foto di Mehmet Aslan

Dalla foto simbolo alla nuova vita in Italia: la storia di Mustafa

La storia di Mustafa e della famiglia El Nezzel ha inizio nel 2016, quando il padre Munzir e la moglie Zeynep furono colpiti da una bomba lanciata da un caccia del regime di Bashar al-Assad in un mercato a Idlib, città della Siria nord-occidentale. A causa della bomba Munzir perse la gamba destra. La moglie Zeynep, incinta del piccolo Mustafa, si salvò ma il feto subì danni irreversibili. Il piccolo, infatti, poco tempo dopo nacque senza arti, affetto da una grave forma di tetra amelia. Tre anni dopo la bomba, Zeynep e Munzir decisero di scappare dalla Siria, rifugiandosi nella provincia turca di Hatay. Fu proprio qui che il fotografo turco Mehmet Aslan scattò quella foto, “Hardship of Life”, destinata a cambiare la vita per sempre della famiglia El Nezzel. Quella foto simbolo infatti vinse il Siena International Photo Awards (SIPA) 2021. Il moto di solidarietà nei confronti della storia di Mustafa si diffuse immediatamente in tutta Italia. L’ambasciata italiana ad Ankara e la Farnesina si attivarono per trovare la famiglia El Nezzel. L’operazione ebbe successo e parallelamente il Siena Awards attivò una raccolta fondi per sostenere l’arrivo di Mustafa in Italia. Venerdì 21 gennaio la famiglia El Nezzel è arrivata in Italia. La loro seconda vita aveva inizio.