Najla Bouden Romdhan è la nuova premier in Tunisia: prima donna del mondo arabo a ricoprire il ruolo

Il 25 luglio il presidente Saied ha sospeso il Parlamento e licenziato l'esecutivo, con un gesto che è apparso a molti come "un colpo di stato contro la rivoluzione dal partito islamico moderato Ennahda". Nelle ultime settimane ha poi accentrato su di sé gran parte dei poteri di governo, togliendo alla nuova premier quasi ogni possibilità d'azione

Il mondo arabo prova a cambiare volto. Se in Afghanistan, con il ritorno dei Talebani, alle donne è stato tolto ogni potere e praticamente ogni diritto civile, in Tunisia una donna sale al vertice del governo, diventando la prima donna premier nel mondo arabo-musulmano. Poco più di due mesi fa, il 25 luglio, il Presidente tunisino Kaies Saied aveva sospeso il Parlamento e sciolto l’esecutivo guidato da Hicham Mechichi. Poi, con una mossa a sorpresa, nei giorni scorsi ha incaricato Najla Bouden Romdhan, di formare un nuovo governo.

L’obiettivo primario, annunciato dallo stesso presidente al momento della nomina, sarà “la lotta alla corruzione”. L’annuncio è arrivato dalla Tv di Stato, che ha diffuso mercoledì 29 settembre, nell’edizione del telegiornale principale delle 20, le immagini dell’incontro al Palazzo Presidenziale tra Saied e la premier incaricata prescelta. Romdhan ora dovrà lavorare in fretta perché il capo dello Stato, che i suoi nemici chiamano l’Al Sisi tunisino (in rimando al presidente egiziano) ha sottolineato che la Tunisia “ha perso tempo prezioso poiché alcune persone hanno trasformato le istituzioni statali in ‘arene’ in cui confrontarsi”.

La nomina del nuovo capo dell’esecutivo, infatti, è stata sollecitata a più riprese sia dai partiti politici che da diversi esponenti della società civile e arriva a poca distanza dalla manifestazione di protesta che si è tenuta domenica 26 settembre nell’arteria principale della capitale tunisina contro le misure eccezionali disposte dal Presidente Saied nelle ultime settimane. Tra queste il rafforzamento ulteriore dei poteri della Presidenza, a scapito del governo e del Parlamento, che di fatto sostituirà legiferando per decreto.

Classe 1958 e originaria della città di Kairouan, a 160 chilometri da Tunisi, Najla Bouden Rondhan è un’outsider della politica, provenendo dal mondo accademico. Di lei non si sa molto: docente universitaria nella scuola nazionale di ingegneria, specialista in scienze geologiche, è responsabile dell’attuazione del programma della Banca Mondiale nel Ministero dell’università e della ricerca scientifica, di cui è stata Direttrice Generale responsabile della qualità nel 2011 e nel quale poi ha lavorato come consulente quattro anni dopo.

Mentre le proteste contro quello che è stato definito un “ritorno all’autoritarismo del passato” di Saied vanno avanti e le forze politiche si organizzano per respingere le nuove misure introdotte, la nuova premier dovrà presentarsi con la squadra di governo per ottenere la fiducia di un Parlamento ormai espropriato dei poteri. Insomma, se da una parte la Tunisia è il primo stato del mondo arabo ad aprire posti per le donne nei ranghi politici e di vertice, dall’altra espropria il ruolo che Najla Bouden Rondhan andrà a ricoprire di quasi tutti i poteri, facendo apparire il gesto del Presidente come un atto ‘di facciata’ per coprire le prossime mosse.