Nasce la comunità energetica: occasione di risparmio e riscatto per un quartiere di Napoli

Una piccola comunità produce l'elettricità grazie ai pannelli solari, Sei famiglie allacciate, diverranno quaranta

Le fonti rinnovabili come strumento per una vera e propria a rivoluzione civile nel segno della legalità, della consapevolezza, e della transizione energetica. E’ quello che sta accadendo a San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli, dove, grazie ad un progetto promosso da Legambiente e della Fondazione Famiglia di Maria, con il supporto della Fondazione con il Sud, saranno  40 le famiglie del quartiere che si ‘autoprodurranno’ l’energia necessaria ai consumi.
Sul tetto della sede della Fondazione Famiglia di Maria sarà infatti installato un impianto solare da 53 kw e per la prima volta in Italia l’energia prodotta sarà condivisa tra i cittadini che partecipano ad una ‘comunità energetica’.

 

Cittadinanza attiva

Ma non solo: nel frattempo, le bambine e i bambini, le mamme e le associazioni del territorio saranno coinvolti in percorsi di educazione ambientale, ed azioni di cittadinanza attiva, monitorando i loro consumi elettrici e le dispersioni di calore delle loro abitazioni, attraverso la campagna Civico 5.0 sulla qualità dell’abitare. Saranno realizzati anche infoday per scuole superiori sulle possibilità occupazionali legate ai green jobs, e per le associazioni e cittadini del quartiere sugli bonus e le occasioni per migliorare la qualità dell’abitare e del vivere, abbassando costi e consumi.
In questo spicchio di Sud insomma, le energie rinnovabili sono diventate il fulcro per costruire percorsi di cittadinanza attiva, consapevolezza ambientale, legalità e formazione.

 

“Oltre le parole e i proclami”

“Realizzare una cosa del genere in un quartiere come quello di San Giovanni a Teduccio per noi ha un valore eccezionale” dice Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania. “Dimostra, qualora ce ne fosse ulteriormente bisogno, che la strategia verso la transizione ecologica passa attraverso percorsi di consapevolezza realizzati nei territori con il contributo di tutto e di tutti. Con il progetto della comunità energetica siamo andati oltre i proclami e le parole ed abbiamo messo in pratica qualcosa di concreto, dimostrando che si può fare facilmente. Che davvero non é complicato, basti pensare che l’impianto lo abbiamo realizzato in soli tre giorni. Ovviamente, nel coinvolgimento delle famiglie, ci ha aiutato la nostra collaborazione con la Fondazione famiglia di Maria che da anni opera nel quartiere”.

 

La comunità energetica

“Deriva dalla Direttiva 2001/2018 dell’Unione europea, che l’Italia è tenuta a recepire entro il 2021. In pratica si tratta della possibilità di produrre energia e di condividerla tra realtà diverse, mettendola in rete. In attesa dell’adozione definitiva, lo scorso anno, Legambiente e Italia Solare hanno presentato un emendamento all’interno del decreto Milleproroghe, che è stato poi approvato, nel quale si chiedeva di far avviare le sperimentazioni di CE fino a 200 kilowatt. L’esperienza di San Giovanni sta proprio dentro questo spiraglio che si è aperto.In particolare noi siamo sul tetto di una struttura che fa capo ad una comunità educativa, e condividiamo l’energia con 40 famiglie del quartiere”.

 

Una sola cabina

“C’è solo un limite, che comunque dovrebbe essere rimosso in sede di adozione definitiva della Direttiva – prosegue Imparato –  la comunità al momento può essere costituita solo da utenti della stessa cabina elettrica. Ovvero la cabina di riferimento deve essere quella cui fa capo lo stabile dove è realizzato l’impianto, anche nel caso in cui si coinvolgano altre attività o stabili, l’importante è che siano collegate a quella cabina. La CE poi dà un’altra possibilità: se si realizza una centralina di accumulo, l’energia in prodotta eccesso può essere venduta al Gestore Nazionale e il ricavato può essere, o spartito tra i membri della comunità medesima, oppure la comunità può decidere a chi destinarlo. Nel nostro caso, siccome siamo all’interno di un quartiere che ha seri problemi di povertà energetica, educativa e sociale, abbiamo deciso che alla fine i proventi vengano distribuiti tra le famiglie che partecipano. In questo modo, secondo i nostri calcoli, si dovrebbe avere un tesoretto per ciascuna di loro pari a 3/400 euro l’anno. Che è un supporto al reddito importante”.

 

L’allaccio a Enel

“Abbiamo realizzato l’impianto, abbiamo costituito formalmente la comunità con un atto notarile e stiamo aspettando l’autorizzazione per l’allaccio alla rete dell’Enel. Per ora partecipano al progetto sei famiglie e stiamo selezionando le altre in attesa della fine dell’iter per l’allaccio alla rete. Il nostro obiettivo come detto è costituire una comunità di 40 famiglie in due anni. Intanto facciamo anche un’altra cosa che non avevamo immaginato ma ci rende orgogliosi: accompagnare tante altre comunità di tutta Italia, saputo della nostra esperienza, ci chiamano per essere supportate nell’iter, chiedendoci consigli di ogni genere. A partire dalla cosa solo apparentemente più banale, ovvero come scrivere l’atto notarile della fondazione di un ente, la comunità energetica, che prima non esisteva. Del resto quello di moltiplicare gli esempi virtuosi era un nostro obiettivo, quindi la cosa non può che riempirci di gioia”.

 

Riscatto sociale

La produzione di energia pulita diventa uno strumento di riscatto sociale. E di promozione della legalità. “Esatto – continiua Mariateresa Imparfato –  La comunità energetica si trova nel Rione Villa, e qui, anche recentemente, ci sono stati tantissimi episodi in cui la criminalità organizzata non ha mancato di far sentire la propria presenza. L’anno scorso, ad esempio, un proiettile è arrivato proprio davanti alla porta della Fondazione. San Giovanni è nella stessa municipalità di Ponticelli, che proprio in questi giorni è interessato da un fenomeno di recrudescenza delle cosiddette ‘stese’ , con la società civile che si sta mobilitando per chiedere il disarmo di quell’area. Quindi costruire consapevolzza ecologica in un quartiere con un così alto tasso di criminalità e su un’educativa territoriale che si occupa proprio di raccogliere i ragazzi dalla strada ed evitare che entrino nelle gang del quartiere, è molto molto importante”.

 

In attesa della bonifica

Napoli Est e San Giovanni a Teduccio sono siti di interesse nazionale che aspettano la bonifica da tantissimi anni. “Qui siamo davvero lontani anni luce da quel concetto di economia circolare e transizione energetica cui noi ci ispiriamo – conclude la presidente di Legambiente Campania – Nel nostro piccolo, siamo fieri di aver dimostrato che anche in realtà così difficili una cosa del genere si può fare, insieme alla comunità, e grazie alla rete che si è creata a partire dalla collaborazione con la Fondazione per il Sud che ha finanziato la realizzazione dell’impianto”