Nature: “Finora una storia di disuguaglianza”. Così l’Uruguay decide di vaccinare migranti e rifugiati

La denuncia di disparità nella vaccinazione mondiale arriva dalla rivista Nature ma anche dal rapporto firmato da Oxfam e Emergency: "Nei paesi poveri per completare la vaccinazione altri 57 anni"

Vaccini efficaci e vaccini per tutti. È la politica adottata dall’Uruguay, che con un tasso di mortalità sceso di oltre il 95% grazie al siero CoronaVac, prodotto dall’azienda Sinovac, ha disposto che siano vaccinati anche migranti senza documenti e richiedenti asilo.

Nel Paese sono state registrate 4.749 morti dovute al coronavirus e 322.978 casi confermati. Ma grazie alla campagna vaccinale questi numeri sono drasticamente scesi, arrivando quasi ad azzerarsi nella fascia tra i 18 e i 69 anni. Lo ha reso noto l’ultimo rapporto sull’efficacia della formulazione, pubblicato dal ministero della Salute Pubblica uruguaiano.

Secondo il documento ufficiale, la somministrazione del CoronaVac ha ridotto anche le ospedalizzazioni e i ricoveri in terapia intensiva del 94,4% per chi ha meno di 49 anni e del 92,2% tra le persone dai 50 ai 69 anni. Lo studio ministeriale è stato svolto da un team interdisciplinare per controlla “l’efficacia e la sicurezza del vaccino per la SARS-CoV-2”.
Oltre il 30% della popolazione uruguaiana ha ricevuto entrambe le somministrazioni, mentre quasi il 60% la prima dose delle formulazioni Sinovac, Pfizer o AstraZeneca.

Anche per questo, come rivela la rivista Nature, la campagna di vaccinazione del Paese vuole distinguersi da quella mondiale, che è stata definita “una storia di disuguaglianza”. Secondo il rapporto Oxfam-Emergency la mancata revoca dei brevetti sui vaccini porterà i popoli degli Stati più ricchi a completare le somministrazioni entro il 2022, mentre per tutto il resto del mondo occorreranno altri 57 anni. Allora aprire a chi arriva dal mare, da situazioni di guerra, i rifugiati ma anche i migranti in cerca di fortuna o di una vita migliore, potranno ricevere il vaccino. Perché non siano ulteriormente discriminati né debbano subire ingiustizie in uno stato di pandemia mondiale di cui sono vittime ulteriori e collaterali, esclusi dal siero che, ancora oggi, è nelle mani di pochi potenti. Così è stata attivata una piattaforma online in cui queste persone, anche sprovviste di documenti, possono registrarsi per il vaccino.

E in Italia? Stando all’Istituto nazionale salute, migrazione e povertà (INMP), ci sarebbero circa 700mila migranti con un tesserino temporaneo che però non permette loro di registrarsi sulle piattaforme della campagna nazionale. Un’ingiustizia sottolineata anche dall’attivista sindacale Aboubakar Soumahoro, poco dopo la sua vaccinazione: “Vivo questa gioia con indignazione per l’ingiustizia e la disuguaglianza vaccinale […]. Le forze politiche al Governo sono complici di questa disumanità” ha detto.