Negli Usa oltre 600 luoghi abbandonano il nome “squaw”, insulto per le donne indigene

Il termine, presente nelle denominazioni di città, montagne, valli e fiumi verrà sostituito dal Dipartimento degli Interni in un percorso più ampio di riflessione sul razzismo sistematico

In 660 nomi di località degli Stati Uniti c’è un insulto per le donne indigene. Ma per fortuna un sostanziale cambiamento è in arrivo: il Dipartimento dell’Interno Usa sta chiedendo aiuto alle tribù per trovare nuovi nomi per montagne, fiumi e altri punti di riferimento geografici che includono il termine offensivo “squaw”, parola che i nativi americani considerano un insulto razzista e misogino. L’organo governativo, guidato da Deb Haaland, prima segretaria di gabinetto proveniente da una tribù nativa americana, sta prendendo provvedimenti per togliere il termine dai siti in questione attraverso una task force che sottoporrà i nuovi nomi all’approvazione finale del Board on Geographic Names, l’organismo federale che classifica i titoli dei luoghi americani. Al National Park Service è stato chiesto di fare altrettanto.

Il dipartimento degli Interni Usa sta procedendo alla rinominazione dei luoghi che contengono il termine offensivo per le donne native “squaw”

“Le parole contano, in particolare nel nostro lavoro, per rendere le terre e le acque pubbliche della nostra nazione accessibili e accoglienti per le persone di tutte le origini“, ha detto la Haaland in una dichiarazione. “Il prendere in considerazione queste sostituzioni è un grande passo avanti per rimuovere i vocaboli dispregiativi il cui termine di scadenza è atteso da tempo”. La mossa governativa arriva inoltre mentre molte aziende private e squadre sportive professionistiche si stanno sbarazzando di nomi e immagini che molti nativi americani trovano offensivi. Iniziative che si inseriscono perfettamente in una riflessione più ampia, a livello nazionale, sul razzismo sistematico.

Diversi stati hanno approvato leggi che impongono la cancellazione di queste espressioni anche dai siti non federali. Tra questi l’Oregon, il Maine, il Montana e il Minnesota, dove però la città di Squaw Lake si è mantenuta fedele al suo nome. Un disegno di legge è stato invece introdotto nell’Assemblea di Stato della California per rinominare più di 100 luoghi. In generale tutti gli stati – tranne 10 – avrebbero almeno un sito geografico il cui nome contiene l’insulto, secondo una mappa interattiva gestita dal governo federale. Vanessa Esquivido, 36 anni, membro della Nation Nor Rel Muk Wintu nella California del Nord, ha detto che “l’uso continuato dell’insulto ha perpetuato stereotipi degradanti sulle donne native americane”. A farle eco è il dottor Esquivido, ex professore di studi sugli indiani d’America alla California State University di Chico, il quale sostiene che il riconoscimento di questa espressione come offensiva era atteso da tempo, anche se gli indigeni stessi avevano comunque una scarsa consapevolezza del suo significato. “Le donne native e la terra nativa sono sinonimi – ha detto Esquivido – Chiamandole con la parola S, si toglie loro umanità. Sono senza nome. Sono senza tribù“.

“Le donne native e la terra nativa sono sinonimi – dice Esquivido – Chiamandole con la parola S, si toglie loro umanità”.

I governi statali per decenni sono stati impegnati a eliminare i termini spregiativi; ma basta digitare la parola “squaw” su Google Maps o Apple Maps per avere ancora tutta una serie di risultati. Su Facebook e Instagram, poi, i viaggiatori possono ancora fare il check-in a Squaw Valley e localizzare le loro foto con il termine ritirato, nonostante il nome del resort sia diventato Palisades Tahoe più di 5 mesi fa. I cambiamenti di denominazione fatti a livello statale vengono approvati dal Board on Geographic Names, che in precedenza ha proceduto ad eliminate tutte le parole offensive per gli afroamericani e i giapponesi, per garantire che i nuovi nomi siano usati uniformemente in tutto il governo.

La National Association of Tribal Historic Preservation Officers ha pubblicato quest’anno un rapporto in cui si diceva che gli sforzi nazionali per rinominare i punti geografici negli Stati Uniti che ancora portano insulti razzisti o sessuali contro i nativi americani e gli afroamericani non stavano affatto “cancellando la storia”, come asserito da alcuni. “Piuttosto”, ha detto, “è un’opportunità per fornire una rappresentazione più onesta del passato dell’America e un gesto per guarire le ferite storiche”.