Nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Meredith Kercher dopo 14 anni chiede ancora giustizia

Sono 109 le donne uccise quest'anno, secondo il report omicidi volontari pubblicato dal Viminale, di cui 63 morte per mano del partner o dell'ex partner. La maggior parte delle vittime ha tra i 31 e i 44 anni ed è di nazionalità italiana (80%)

Un femminicidio ogni 72 ore. È questa la dimensione del fenomeno che emerge dal report Omicidi volontari pubblicato dal Viminale per la Giornata contro al violenza sulle donne, oggi 25 novembre. A registrarlo, il servizio analisi della direzione centrale della polizia criminale che parla di un’Italia dove da gennaio al 21 novembre di quest’anno sono state uccise 109 donne, di cui 93 in ambito familiare/affettivo e 63 per mano del partner o dell’ex partner. Cifre e persone che portano il numero di femminicidi ad alzarsi di un +8% rispetto all’anno scorso quando le donne uccise al 21 novembre erano 101. In crescita anche i delitti commessi contro le donne in ambito familiare/affettivo (+5%) che passano da 87 a 93, mentre le vittime del partner o dell’ex quest’anno sono il 7% in più rispetto alle 59 del 2020.

Le vittime hanno nella maggior parte dei casi tra i 31 e i 44 anni: il 36% tra gennaio e ottobre 2020 e il 34% tra gennaio e ottobre di quest’anno. Seguono quelle di età compresa tra i 18 e 30 anni (22% in entrambi i periodi) mentre sia nei primi dieci mesi del 2020 sia nei primi dieci mesi di quest’anno, la percentuale di vittime minorenni si attesta all’8%. Il numero di donne uccise di nazionalità italiana raggiunge l’80% in entrambi i periodi in analisi. Mentre guardando alle vittime straniere, emerge che, sia nel periodo gennaio-ottobre 2020 che in quello analogo 2021, predominano quelle di nazionalità romena, seguite da marocchine, albanesi e ucraine. “Al riguardo – osservano gli autori del report – occorre tenere conto della propensione a denunciare, che è verosimilmente diversa a seconda delle diverse nazionalità, della familiarità con la lingua italiana e della facilità nel rapportarsi con le istituzioni”.

Codice rosso: le violazioni dei provvedimenti aumentanto del 10% dal 2020 al 2021

Da 1.584 nel 2020 a 1.740 quest’anno, le violazioni dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e dei divieti di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa sono cresciute di un +10%. Inoltre, dall’entrata in vigore del Codice rosso, due anni fa, sono stati 4.234 i casi in tutta Italia, in particolare Sicilia (585), Lazio (452), Lombardia (398), Piemonte (386) e Campania (340) sono le regioni con il maggior numero di violazioni. In forte crescita i reati di deformazione dell’aspetto della persona con lesioni permanenti al viso (+35%, da 46 a 62). Dall’entrata in vigore della legge sul Codice rosso sono stati 143 i delitti di questo tipo commessi. Le vittime donne sono il 22%, gli autori sono nel 92% dei casi di sesso maschile. Cresce anche il reato di costrizione o induzione al matrimonio – introdotto sempre con il Codice rosso – che ha fatto registrare nei primi dieci mesi dell’anno un considerevole aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: +143%, da 7 a 17. L’incremento, viene rilevato, è legato alla progressiva conoscenza della nuova norma e alla maggiore propensione alla denuncia.

Nella giornata contro la violenza sulle donne, la morte di Meredith Kercher chiede ancora giustizia

Libero in fondo Rudy Guede lo era già. Cinque anni fa aveva iniziato a usufruire dei permessi premio, poi l’affidamento ai servizi sociali. Di fatto lasciandosi alle spalle il carcere, provando a farlo anche con l’incompiuta di via della Pergola e il ricordo di tanto orrore. Ma il passaggio tecnico della liberazione anticipata dell’unico condannato per l’omicidio e lo stupro di Meredith Kercher, seppur “in concorso”, ha scatenato ancora una ridda di voci, polemiche, accuse incrociate (soprattutto da parte dei suoi ex coimputati, ora assolti) e risvegliato coscienze sopite. Ha ricordato che la vita di una ragazza non può valere 16 anni, e pure meno. Ma lasciando nuovamente sullo sfondo l’amarezza di una storia nera che di “sconfitti” ne ha fatti sicuramente uno: Mez. E con lei la sua composta famiglia inglese mai alla ricerca del clamore mediatico dimostrando quale sia realmente il valore costante del silenzio. Solo ora, 14 anni dopo il delitto che ha scosso il mondo e ha fatto scuola (tanto da diventare materia di studi criminologici), si torna a interrogarsi sulla pena comminata a Guede, il baro di allora, fuggito in Germania, che mai ha voluto vergare una pagina di verità. Lui, l’unico che avrebbe potuto e potrebbe ancora farlo. “Ha fatto la sua corsa, quello che l’ordinamento penitenziario gli permette” ma “da un punto di vista morale, della giustizia concreta e effettiva, evidentemente la pena che ha scontato è molto bassa rispetto alla tragicità dell’evento” è stata l’unica voce per conto della vittima da parte dell’avvocato Francesco Maresca.

Da sinistra Amanda Knox, Raffele Sollecito e Rudy Guede

A rileggere oggi la vicenda giudiziaria i 16 anni comminati a Guede sono stati il frutto di un compromesso. Nemmeno un anno dopo quel maledetto novembre 2007 Rudy viene condannato a trent’anni con il rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo sulla pena dall’allora gup Paolo Micheli: non gli concede le attenuanti generiche. “Non ne è meritevole: gli elementi da considerare non sarebbero comunque idonei a superare né la sconcertante gravità della condotta criminosa, né il peso dello specifico comportamento post delictum” anche a fronte dell’inattendibilità di Rudy che “non soltanto ha dichiarato il falso ma si è letteralmente inventato una serie quasi infinita di fandonie”, scriverà in sentenza. Ma poi il 5 dicembre 2009 arriva il verdetto contro i fidanzati Raffaele Sollecito e Amanda Knox. La condanna è pesante: 25 anni lui, 26 all’americana, ma la Corte d’assise concede a entrambi le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. “A vent’anni non si può dare l’ergastolo” rivelerà un giudice popolare ai media. Appena 17 giorni dopo, spetta ad un’altra Corte d’assise decidere sull’appello di Rudy. Il baro è ancora colpevole ma merita anche lui uno sconto. Così, applicando lo stesso beneficio concesso ad Amanda e Lele, la pena scivola a 16 anni. Allora fu possibile, oggi, dopo la riforma che non consente il rito abbreviato per reati da ergastolo, non potrebbe più accadere. Almeno così de plano.

Il resto è storia nota. L’assoluzione della Knox e di Sollecito in appello, la Cassazione che annulla la sentenza, la condanna bis dinanzi ai giudici fiorentini (ma entrambi sono ormai liberi) e la mannaia di piazza Cavour nel 2015. Che risolve a favore dell’innocenza la tragedia di Mez e mette sotto accusa l’indagine. “Clamorose  defaillances o amnesie investigative”, “errori nel giudicare” e “incongruenze logiche”. Ma dopo un plotone di esecuzione contro magistrati e investigatori, i giudici con l’ermellino lasciano quel dannato dubbio appeso al filo: “Pacifica la commissione dell’omicidio in via della Pergola, l’ipotizzata presenza nell’abitazione dei due ricorrenti non può, di per sè, essere ritenuta elemento dimostrativo di colpevolezza”. C’erano, ma non c’è prova che abbiano ucciso. Il carcere, i processi e quel verdetto – l’ultimo – tanto pungente quanto aleatorio non ha avuto la forza di insegnare ai protagonisti a tacere. Amanda e Raffaele hanno scelto ancora lo scontro a distanza contro Guede e l’autocommiserazione. Senza interrogarsi su cosa significhi la parola rispetto, nel ricordo di Meredith.