Nessuno è escluso dalla bellezza: un viaggio fotografico che sfida gli stereotipi sulla disabilità

Aprirà i battenti il 4 dicembre a Palazzo Merulana a Roma la mostra "Nessuno è escluso": un viaggio di 5 anni in 15 paesi del mondo. Il fotografo: "La disabilità riguarda un miliardo di persone, il 15% della popolazione mondiale. Non tutti sono vittime né supereroi, ma tutti soffrono egualmente gli stereotipi"

Quando l’arte dà emozione, il percorso espositivo funziona. Anche senza parole. È il caso di “Nessuno escluso”. Dopo aver toccato le coscienze a Ginevra, Milano e Venezia, arriva nella Capitale la sfida agli stereotipi dell’arte lanciata da Christian Tasso.

“All’inizio di questo viaggio mi sono interrogato molto sulla bellezza: se è da intendersi come puro fatto estetico, come rigido costrutto culturale o come esempio di matematica perfezione. Alla fine ho trovato una bellezza che non riesco a dire a parole, ma che credo di riuscire a raccontare con le immagini”, spiega il fotografo maceratese. Trentacinque anni, sarà il protagonista della mostra realizzata nel corso di un viaggio di 5 anni in 15 paesi del mondo che aprirà i battenti il 4 dicembre  a Palazzo Merulana, a Roma, fino al 10 gennaio 2022. L’inaugurazione è stata invece fissata per il 2 dicembre, vigilia della Giornata Internazionale delle persone con disabilità, che si celebra  il 3. “Trovo bellezza nei fratelli Morocho in Ecuador, che alle pendici del vulcano sembra aspettino solo il momento in cui dovranno fuggire da casa per un’eruzione – riprende Christian Tasso – . In Maria Elena, che vive con sua sorella e gestisce una farmacia di alta montagna. Del pescatore di Cuba, che ha le sue storie scolpite sul volto come Il vecchio e il mare di Hemingway e, anche se la vita gli ha portato via un braccio, insegna a pescare ai ragazzi del villaggio”.

A Cuba il pescatore senza un braccio che insegna ai ragazzi a pescare

Sono i protagonisti in bianco e nero di “Nessuno escluso”, progetto artistico del pluripremiato fotografo che, dopo l’incontro nel 2009 con Nicola Barchet, papà di Ambra nata con la sindrome di Down, ha voluto sfidare gli stereotipi che distorcono visione e valori sulla disabilità“. Un viaggio intorno al mondo, in paesi molto diversi, incontrando migliaia di persone, che in collaborazione con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani si è tradotto nel volume uscito il 15 gennaio per Contrasto. E in una mostra itinerante che, dopo il debutto nel 2018 al Palais des nations di Ginevra, farà tappa a Palazzo Merulana. Ero appena tornato dal Sahara Occidentale quando ho cominciato a indagare il tema della disabilità. Mi sono accorto che non solo non esisteva molto a riguardo, ma che uno dei problemi maggiori erano i preconcetti – prosegue – . La disabilità riguarda un miliardo di persone, il 15% della popolazione mondiale. Non tutti sono vittime né supereroi, come invece spesso li dipingiamo, ma tutti soffrono egualmente gli stereotipi. Ho capito allora che il modo migliore per raccontarli era fare un passo indietro, lasciarli liberi di scegliere come mostrarsi”.

“La differenza è la ricchezza. Nessuno è escluso agli occhi di chi sa guardare”

Ne è nata una galleria di ritratti – curatissimi, in pellicola e sviluppati a mano – in cui la disabilità c’è, si vede, ma non è il primo elemento. Chiedendo aiuto alle associazioni locali, Tasso è partito dall’Italia, dove, dice, “sono molte le storie di inclusione”, e guidando “anche per 6 mila chilometri di iurta in iurta in Mongolia” è arrivato fino al Kenya, dove ha incontrato “Manase, che con la sua disabilità è diventato leader della sua comunità di Masai”. Anche la Cambogia, sulla scia di una guerra che ha lasciato molti segni, è ancora una realtà difficile. “Oggi – riflette il fotografo – posso dire che la percezione della disabilità è simile in tutto il mondo. Si tende sempre a finire un po’ indietro agli altri, ancora peggio se si è donna. Parallelamente, però, sono stato sorpreso come in India alcune disabilità intellettive non siano proprio viste. Ho incontrato mamme che ci dicevano: “è solo un bambino vivace”. Segno che spesso è la percezione che crea barriere. Oppure, ancora in Mongolia, nei villaggi erano state create le condizioni perché i disabili fossero pienamente inseriti nel sistema di sussistenza familiare. In Africa sono molti i disabili fisici diventati sciamani”. “Alla fine del viaggio diventa lampante come la grande ricchezza del genere umano sia la differenza – conclude Tasso – . E una società capace di includere tutti i suoi membri, con le loro molte diversità, è sicuramente una società migliore”. D’altronde, come si legge nel suo libro, “nessuno è escluso agli occhi di chi sa guardare“.