No alle bandiere arcobaleno ai Mondiali di calcio in Qatar: “Non possiamo cambiare le leggi”

Il simbolo Lgbtq+ per eccellenza bandito dagli stadi per il Campionato che prenderà il via a fine novembre: "Se un tifoso alzerà quella bandiera e io gliela porterò via" avverte il generale Abdulaziz Abdullah al-Ansari

Uno degli stadi del Qatar dove saranno giocate le partite della Coppa del Mondo di calcio 2022

Vietato sventolare o esporre la bandiera arcobaleno ai Mondiali di calcio in Qatar. L’avvertimento, lanciato dal responsabile per la sicurezza della manifestazione, il generale Abdulaziz Abdullah al-Ansari, in alcune interviste ai media internazionali, arriva con larghissimo anticipo, a quasi otto mesi dal fischio di inizio del Campionato, che si svolgerà dal 21 novembre al 18 dicembre prossimi. Ma certo non stupisce che miri a colpire uno dei più famosi simboli della comunità Lgbtq+, dato che nello stato ospitante l’omosessualità è ancora un reato. O meglio, è illegale per gli uomini, mentre formalmente tra le donne non viene proibita, ma in generale non vi è alcun riconoscimento giuridico per le coppie gay.

“Se un tifoso alzerà la bandiera arcobaleno e io gliela porterò via, non è perché voglio davvero farlo: non è un insulto ma un gesto per proteggerlo, perché se non lo farò io, qualcun altro intorno potrebbe attaccarlo – ha spiegato il presidente del Comitato nazionale antiterrorismo del ministero dell’Interno -. Non posso garantire per il comportamento delle altre persone. Gli dirò: ‘per favore, non c’è bisogno di alzare davvero quella bandiera, qui allo stadio. Vuoi dimostrare la tua opinione sulla situazione, fallo in una società in cui sarà accettata‘”. Insomma secondo il funzionario della sicurezza le bandiere arcobaleno sugli spalti potrebbero essere confiscate per prevenire attacchi da parte di tifosi presenti e non per ‘volere’ del governo stesso.

bandiere arcobaleno

Il generale Abdulaziz Abdullah al-Ansari ha avvertito la stampa internazionale che ai Mondiali di calcio in Qatar saranno confiscate tutte le eventuali bandiere arcobaleno esposte dai tifosi

Gli organizzatori infatti,  già alcuni mesi fa, avevano già anticipato che ai mondiali sarà sì concessa la presenza di coppie gay purché evitino effusioni in pubblico, sia tra i tifosi che in campo. Tolleranza zero, dunque, su qualsiasi espressione di sostegno alla comunità Lgbt, bandiere o baci che siano. “Prenotare la stanza insieme, dormire insieme, questo è qualcosa che non ci riguarda – ha specificato il generale al-Ansari – siamo qui per gestire il torneo. Non andiamo oltre. Qui non possiamo cambiare le leggi. Non puoi cambiare religione per 28 giorni di Coppa del Mondo. I tifosi hanno comprato il biglietto per vedere la partita, non per venire allo stadio e fare un gesto politico o difendere un ideale”. Lo sport rimanga sport e la politica ne stia fuori, sembra voler dire il presidente del Comitato nazionale antiterrorismo. Peccato che, come dimostrano i recenti Giochi Paralimpici invernali o il Campionato Europeo di Calcio, non è possibile lasciare il mondo esterno, con tutti i suoi problemi, le rivendicazioni per i diritti, le battaglie sociali, fuori dagli stadi. E nemmeno la pace (o almeno il simbolo che la rappresenta, così come identifica la comunità Lgbtq+) potrà essere ‘vietata’ così facilmente.