Noemi Florio: “Il nemico si combatte con la forza della cultura. Oggi lotto nel nome di Giuseppe”

Una storia "d'amuri e di duluri", cantava Domenico Modugno nella sua "U Pisci spada". Un giovane donna di Messina che, dopo averne raccontato la vicenda, tragicamente stroncata dalla morte improvvisa e 'misteriosa', ha portato avanti l'impegno del fidanzato Giuseppe Sanò nella lotta al bracconaggio nello Stretto

Lo spettacolo dello stretto di Messina è di una bellezza mozzafiato, tanto da gareggiare -forse vincendo- con le meraviglie del Bosforo. Messina, città addossata ai monti e affacciata su di un mare cobalto, dal destino strano e immeritato anche per essere fuggevole punto di transito, paragonabile all’introduzione di un libro che quasi nessuno legge passando oltre. Chi scrive ci è nato, in quel luogo, e sa benissimo di quali e quanti mali abbia da sempre sofferto. La mala politica, gli abusi di ogni tipo, le speculazioni, l’incuria. E questo ne ha, nel tempo, corrotto i comportamenti sociali, storpiato le spine dorsali innaturalmente inclini a piegarsi pur di non spezzarsi, ha viziato le scelte e reso i suoi abitanti ignavi e troppe volte impotenti e fatalisti. Certamente di schiene dritte ce ne sono, ma sono la minoranza rispetto a un modus vivendi abituato a sopportare l’insopportabile e tollerare l’intollerabile, per usare una celebre frase dell’imperatore Hirohito.

Lo stretto di Messina

I problemi

Messina è questa: una città che ha visto sparire gioielli architettonici di valore svenduti agli affaristi di turno, arrivando a smarrire del tutto quel raffinato fascino liberty che la connotava. A partire dagli anni Sessanta è stata preda di uno scellerato abusivismo edilizio che l’ha ridotta a uno stile ibrido e senza nessun criterio. Poi, in tempi più recenti, l’opera è stata completata con un’idea priva di logica: la costruzione di una linea del tram, usato in genere solo da pochi viaggiatori spesso neppure paganti, tale da recare offesa al più elementare senso estetico della città e con la conseguenza di aver snaturato la superba bellezza dei suoi immensi viali. E ancora, la mai sanata questione della mancanza d’acqua assieme a quella dell’inefficiente raccolta delle immondizie di ogni tipo, abbandonate ovunque, problema annoso quanto la stessa memoria dei più anziani.

Bellezza e… immondizia

Eppure è un luogo che si riesce ad amare lo stesso per l’irresistibile attrattiva della sua atmosfera quasi caraibica, per quel mare da cartolina in cui la stele della Madonna della Lettera, protettrice della città, si specchia ammaliando i turisti e confortando i pendolari che ogni giorno fanno la spola tra le due sponde. Purtroppo un recente studio condotto da diversi atenei europei ha evidenziato che sotto quell’azzurro incontrastato si trova una quantità inimmaginabile di rifiuti: addirittura ben un milione per chilometro quadrato! Vergognoso primato che ha assicurato a quei fondali il record assoluto di immondezzaio a livello planetario. Ciò nonostante la città ha gli stessi tratti seduttivi tipici di certe dive che se la devono vedere con gli insulti del tempo e, specialmente, con i danni incancellabili causati dagli abusi di ogni genere. I suoi dintorni sono fantastici e sul litorale tirrenico le spiagge lunghe e di sabbia bianca e finissima sono da sogno e fanno da contraltare a quelle pietrose della riviera ionica.

Giuseppe Sanò, scomparso nel 2020, portava avanti una strenua lotta contro la pesca illegale con le reti da strascico nel paese di Torre del Faro

Città dei due mari

Perché la lunga costa di Messina si divide tra due mari che si fondono assieme nel regno mitologico di Scilla e Cariddi, i fantastici mostri raccontati da Omero, che lì si incontrano, si scontrano e ‘mulinellano’, separando di soli tre chilometri l’isola dal continente. Sono acque affascinanti ma nel contempo molto insidiose, che a causa di profondità vicine ai duemila metri possono nascondere terribili pericoli, specie per chiunque pratichi l’escursionismo subacqueo. Capo Peloro ha alle sue spalle il paesino di Torre Faro, un pittoresco borgo di pescatori dove alle casette tipiche si affiancano locali turistici e ville di arricchiti. La vita scorre lenta e in certi casi una sorta di endemica indolenza è il sistema preferito per sopravvivere. Ma tanti giovani non ci stanno: pensano, capiscono e sanno di avere tutta la forza necessaria per ribellarsi al gattopardesco, stagnante, stato delle cose. Noemi Florio e Giuseppe Sanò, vogliono essere protagonisti del loro destino.

Noemi e Giuseppe

Giuseppe Sanò e Noemi Florio

Si conoscono proprio in uno di quei piccoli locali, frequentano lo stesso luogo d’incontro politico e scoprono presto di condividere idee, passioni, entusiasmi. Lei è addetta alle public relations e all’organizzazione di eventi in una importante libreria del centro, lui è informatore scientifico con la passione per le immersioni. La loro amicizia fatta di affetto e condivisione si trasforma presto in amore. I progetti sono quelli di ogni coppia che alla felicità del momento vuole aggiungere la sicurezza necessaria per mettere su casa e, contando su un reddito adeguato, pensare al domani, perfino al matrimonio. Lui pratica con sempre maggiore passione lo sport subacqueo, non solo perché le acque di Capo Peloro si prestano a interessanti esplorazioni marine ma anche perché, durante quelle escursioni, ha scoperto in che modo i bracconieri del mare posizionano le loro reti illegali depauperando irreversibilmente il patrimonio ittico.

Giuseppe Sanò, eletto consigliere comunale nel 2017, porta avanti la sua battaglia contro i bracconieri del mare

È il 2017, Giuseppe combatte in prima linea da consigliere di circoscrizione mentre Noemi gli sta accanto spronando la cittadinanza a reagire, provocando l’indignazione delle persone oneste, arrivando a ottenere l’adesione al suo progetto di divieto dell’uso delle reti a strascico con oltre 30mila firme e il supporto deciso di alcuni docenti dell’Università di Messina, assieme a quello determinante di un ricercatore ferrarese. Il ragazzo non si preoccupa delle conseguenze, non teme per la sua stessa vita messa in serio pericolo dalle imprevedibili reazioni dei pescatori presi di mira. Purtroppo Giuseppe non vedrà mai il coronamento dei suoi sforzi perché il pomeriggio dell’11 maggio di due anni fa il suo corpo senza vita viene scoperto da una motovedetta della guardia costiera nello specchio di mare antistante il ‘pilone’, quel gigantesco traliccio dell’alta tensione, ormai in disuso, che guarda il gemello della riva opposta, situato sull’altura calabrese di Santa Trada. È stato accertato che la sua morte è sopravvenuta a causa di un malore improvviso. Giuseppe aveva solo 42 anni: moriva con il sole della sua isola e l’azzurro del mare negli occhi, con mille idee da realizzare, con i propositi di fare della sua Messina un posto più degno di essere vissuto, con l’amore immenso per la sua Noemi.

I giovani e innamorati Giuseppe Sanò e Noemi Florio

La tragedia immane colpisce la bella e colta ragazza messinese, un colpo difficile da assorbire. Ma il coraggio delle guerrigliere di oggi e di ogni tempo è sempre lo stesso, ed è quello che non fa demordere neppure di fronte alle sfide più tremende. Anzi certe terribili prove possono trasformarsi in spinta ancora più forte per andare avanti con rinnovata energia, proprio per onorare nel modo migliore chi abbiamo perso. Noemi si asciuga le lacrime: la sua parola chiave è resilienza, una capacità che scopre preziosa per proseguire il lavoro di Giuseppe fino al giorno in cui arriva la sospirata autorizzazione di posizionare sul fondo del mare gli indispensabili dissuasori contro la pesca illegale. È il giorno della vittoria, ma sa che adesso è arrivato anche il momento di intitolare una strada a Giuseppe Sanò, figlio prediletto di Torre Faro. Una ennesima sfida contro gli orpelli della solita, estenuante, burocrazia si profila all’orizzonte. Nel frattempo Noemi Florio usa la scrittura alla stregua di una efficace autoterapia e dà alle stampe Aurora, un fantasy filosofico in cui affiorano tutti gli ideali etici e sociali della neo scrittrice.

Noemi, dopo aver vissuto questa terribile tragedia che direzione ha impresso alla sua vita?

Noemi Florio, dopo la scomparsa del fidanzato, ha portato avanti le sue battaglie sociali e ha iniziato a occuparsi di scrittura

“Mi vengono in mente tre azioni sincrone: visualizzare gli eventi, credere in me e tenere dritta la barra del timone. Ho attinto dalle mie risorse interne, strumenti offerti dalla conoscenza della filosofia e in specie dal potere della forza spirituale. Adesso sto alimentando la mia energia creativa e le mie innate vocazioni mediante l’ insegnamento e la scrittura: un modo per adattarsi e reinventarsi mettendo sempre in discussione le proprie abitudini e i propri modi pensare”.

Vuole parlarci dell’impegno di tipo sociale e politico che la legava al suo fidanzato?

“Conobbi Giuseppe nel 2013. Eravamo entrambi due candidati della sinistra messinese: io giovane laureata a capo di un gruppo di giovani del partito di riferimento dell’epoca, lui product specialist di una multinazionale farmaceutica ma soprattutto combattente in prima linea per tutte le questioni legate alla tutela dell’ambiente. Dopo la sua elezione a consigliere abbiamo condiviso ogni tipo di lotta, ogni sacrificio e questo nell’intero arco della nostra straordinaria relazione durata sette anni. La passione comune ha dato vita a un importante progetto volto alla tutela dello stretto di Messina. Grazie al concreto aiuto del ferrarese Guido Beltrami, e al suo progetto denominato M.A.S.T.E.R., è stato possibile collocare dei dissuasori anti-strascico e dei tecnoreef di ripopolamento. Oggi il nome di Giuseppe Sanó è associato a colui che per la prima volta ha avuto il coraggio di denunciare i bracconieri del mare, ingaggiando una battaglia molto rischiosa e difficile, di cui però non ha potuto vedere il felice compimento per colpa di un destino crudele”.

Noemi e Giuseppe condividevano un forte impegno politico nel loro territorio

Puoi affermare adesso di aver vinto nel suo nome?

“Non avrei mai tollerato che la sua morte potesse arrestare il frutto di tanti sforzi e nel contempo sentivo tutto l’obbligo morale di mostrare al mondo che non mi sarei mai fermata. Fu difficile prendere una decisione, perché ero completamente sola, ma sapevo anche che non avevo più niente da perdere. Quando finalmente arrivò il giorno dell’ultima posa dei dissuasori, accolti dall’esultanza dei pescatori onesti di Capo Peloro, mi parve di avvertire tutta la sua felicità e così scrissi:
Pensavate di esservi liberati di me? Vi sbagliate! Sono qui, sono presente a difendere il luogo più bello del mondo: Torre Faro. Dove sono nato, dove sono cresciuto e dove ogni brezza marina emana il mio amore indiscusso. Materna terra, io ti veglio e ti proteggo come l’angelo dei giusti, dei buoni e dei missionari. Sono qui e nei cuori di chi ha dato ascolto ai miei progetti e alla mia volontà“.

Noemi Florio vuole intitolare una strada, a Torre del Faro, alla memoria di Giuseppe Sanò

Cosa resta da fare adesso ?

“Mi interessa solo onorare la sua memoria e quindi seguirò la mia strada sapendo di avere il mio angelo custode accanto. Giuseppe Sanò è una leggenda per la città di Messina e nessuno potrà mai eguagliarlo. Sto lottando di nuovo perché gli venga intitolata una strada a Torre Faro”.

Lei è sempre stata in prima linea, specialmente per quanto concerne i diritti negati alle donne…

Noemi Florio, autrice del libro “Aurora”, un fantasy filosofico

“Purtroppo, ancora oggi le donne hanno scarse possibilità di trovare e mantenere un proprio spazio professionale che consenta loro di costruire un futuro e una famiglia. So che nel corso di alcuni colloqui di lavoro vengono poste domande sulla maternità e ancora se si scopre che una donna è in procinto di sposarsi e desidera avere figli rischia il licenziamento. Nella realtà quotidiana tante devono trovare soluzioni improvvisate pur di non cedere a ricatti meschini e cercando di non cadere nei trabocchetti di certi datori di lavoro, pronti a tendere trappole di ogni genere”.

Se dovesse paragonarsi a una donna del passato, un emblema di resilienza che le somigli in qualche modo, a chi si sente più vicina?

“Senza dubbio Ipazia: l’eclettica filosofa greca che ha messo al primo posto “la libertà di pensiero” e “l’indipendenza della donna”. Quando ho ultimato il libro ho scoperto nella protagonista Aurora la mia stessa cocciutaggine e la mia stessa sete di giustizia. Una principessa-eroina che non combatte mai il nemico con la violenza ma con la forza della cultura”.