Nome in codice Martian Girl: dalla Toscana alla missione su Marte. Ilaria Cinelli: “Porterò la parità di genere nello spazio”

A 35 anni è ingegnere biomedico, una fra le poche donne civili con l’incarico di addestrare gli equipaggi di missioni aerospaziali. Vittima di abusi, discriminata, dall'abbigliamento ai pregiudizi, non si è arresa e continua a lottare per far diventare lo spazio "a misura di donna"

La tuta va stretta. Non si adatta alle curve femminili. Lo stesso succede per il casco. Ed una lunga lista di altre cose. Siamo (quasi) nel 2022 e lo spazio non è ancora a misura di donna. “Le uniformi vengono prodotte su un modello maschile. Se ci metti una donna dentro, la resa non sarà mai la stessa. Questioni ergonomiche”. A volte si è perfino trovata ad indossare un cappello per sembrare un uomo. A comportarsi da uomo.

Ilaria Cinelli (Tommaso Gasperini/ Fotocronache Germogli)

A non lavarsi per giorni, annientando la sua femminilità, per non essere guardata come una preda. “Sono il comandante. Punto. E anche se impassibile, neutrale, di ghiaccio, certi sguardi e certi istinti puoi placarli solo camuffando l’identità”. Ilaria Cinellinome in codice Martian Girl – oggi vive il suo corpo con naturalezza, e no, non ha deciso (a differenza di alcune sue colleghe), di “sopprimere” il ciclo mestruale prima di partire in missione.
Sono rare le donne che si sono fatte strada nel mondo aerospaziale e lei, ingegnere biomedico di 35 anni e “astronauta analogo”, esperta di pianeta rosso, è una di queste. Da Montelupo Fiorentino, la Cinelli è stata scelta nel 2015 dalla Mars Desert Research Station per guidare negli Stati Uniti le simulazioni di vita su Marte. Da quel momento non ha più smesso. A capo di 8 missioni, è abituata a condizioni di vita e di lavoro estreme. Le tute però non isolano dai pregiudizi. La sfida vera? Battersi per la parità di genere. Argomento, questo, che tratterà nel libro in uscita il prossimo anno. “Nel corpo astronautico (dove le donne sono appena l’11%, ndr) non c’è parità – racconta prima di partire per gli Stati Uniti -. Io sono donna, europea, civile: tutto quello che sulla carta ostacolerebbe la carriera. Il numero di donne che hanno partecipato a missioni spaziali è minimo, ed è un problema per la ricerca. I dati collezionati sulle astronaute sono scarsi, non permettono statistiche attendibili. Come donne, in questo lavoro, rischiamo di più“.

Ilaria Cinelli

La gender equality, per lei, è una priorità e ne ha scoperta l’importanza viaggiando. Un impegno che l’ha portata ad entrare nel board del network Space4Women creato dall’Ufficio Affari Esteri Spaziali dell’Onu. “Quando nasci e cresci nello stesso posto non hai la percezione del concetto. Io ho scelto un settore prettamente maschile e fortemente competitivo. Era così quando ho iniziato ed è ancora oggi così. Un esempio? Sono stata ad una conferenza a Lussemburgo, di recente. New Space Europe: nel panel che riguardava l’economia spaziale c’erano solo uomini. Nel dibattito successivo, sulla leadership, ancora solo giacche e cravatte. Tutti professionisti di alto profilo. Ma non era una situazione credibile. È sciocco non coinvolgere una figura femminile in una discussione che riguarda il pianeta terra. Abitato da uomini e da donne”. Agli episodi di discriminazione non si sfugge neppure volando su un altro pianeta, e Ilaria Cinelli lo sa bene.

Scrivere il libro è stata un’esigenza. Nasce dalla mia storia. Lavoravo all’estero. Giovane donna di scienza, ed un titolare che non mi dava credibilità. Ho subìto l’inferno. Allora parliamone, mi sono detta. Abbattiamo i tabù. Molestie ricevute? Ce ne sono state. All’estero si parla di sexual harrassment, ma se vai a denunciare succede che, da vittima, diventi tu il problema. Nella maggior parte dei casi si risolve tutto con l’archiviazione. Io ho parlato. Ho denunciato. Ero immigrata, donna, per questo poco attendibile. Ero davanti ad un vicolo cieco, ma non ho mollato. Con fatica sono rimasta e l’ho fatto perché ho creduto nella mia proprietà intellettuale”. Non ha raccomandazioni alle spalle, si è fatta da sola e di persone prevenute ne ha incontrate fin troppe. “È facile pensare che sia scesa a compromessi per raggiungere certi obiettivi. Ho imparato a ringhiare, ma anche a mantenere un atteggiamento neutrale. Ho delle responsabilità. La missione è come se fosse un amplificatore e avere una discussione su certe tematiche è molto rischioso per la tenuta dell’equipaggio. I titoli che ho? Per qualcuno, ottenuti in modo illegittimo. La verità è che nonostante non sia al pari di Einstein, ce l’ho fatta perché l’ho fortemente voluto. Alle bambine che si immaginano nello spazio dico sì, di sognare, ma di imparare ad alzare la voce. A farsi ascoltare. Solo così si sopravvive, sulla Terra e su Marte».

Bene le donne nello spazio, a patto che la faccenda non venga strumentalizzata. E l’inclusione, secondo l’ingegnere, è la vera assente.

Ilaria Cinelli (Tommaso Gasperini/Fotocronache Germogli)

“Non serve inserire la professionista in certi contesti solo di facciata. Va sfruttato il suo valore, il simbolo che può rappresentare. Noi donne non siamo bandiere. Non basta assumerne di più all’interno di un’azienda se poi non c’è inclusione. Nelle prossime settimane terrò due seminari per un’azienda internazionale su come gestire la gender equality. Devono ottimizzare le loro policy interne di inclusione della donna e non sanno da che parte cominciare. È un paradosso. Il sistema messo in piedi per offrirti delle tutele c’è sulla carta, ma non nei fatti”. Una parte del libro sarà dedicata alla donna come leader, “ce ne sono troppe in Italia che non ricoprono il ruolo che gli spetterebbe. Portando evidenze scientifiche – conclude Ilaria Cinelli – voglio dire che la donna non è solo parrucchiera, cassiera, estetista. Può essere pilota, membro dell’esercito, del corpo astronautico. È una visione questa, che va incentivata”.

Dalla teoria alla pratica. La giovane toscana – fra le poche donne senza un background militare con l’incarico di addestrare equipaggi di missioni aerospaziali – sta studiando per diventare pilota. “In tutta la scuola, ho conosciuto solo 3 ragazze. Non sarebbe male ambire ad un 2022 dove proporre ad una donna di seguire una lezione di volo risultasse popolare, normale”. E intanto, con la testa tra le nuvole ed i piedi ben ancorati a terra, l’ingegnere punta al prossimo obiettivo: il pilotaggio acrobatico. Missione che neppure stavolta fallirà.