“Non definitelo più ‘turismo sessuale’. Sono abusi sui minori, chiamiamoli col loro nome”

Mete Onlus vara la campagna per cambiare lessico sia nel testo delle norme, che nel linguaggio comune. "Turismo e sesso hanno accezioni positive quando sono praticati in modo libero e consapevole: non possono essere utilizzati per coprire abomini come lo sfruttamento dei minori, acuitosi con la povertà indotta dal Covid"

Il 5 maggio, ricorre la Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia. Nell’occasione Mete onlus, impegnata “nel contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori, in qualunque parte del mondo accada” lancia la campagna per una vera e propria rivouzione lessicale: sostituire “abusi sessuali” alla locuzione “turismo sessuale”, dietro la quale si cela una triste realtà: quella dello sfruttamento e l’abuso sui minori, reati nei cui confronti in numerosi paesi esiste tolleranza di fatto o comunque normative poco severe. “Si tratta (solo) di una parola di comodo, totalmente fuorviante rispetto alla percezione del fenomeno che dovrebbe descrivere, ovvero, gli abusi sessuali sui minori: ‘turismo sessuale’ suona meno ripugnante, l’abominio resta in sordina”, spiega Giorgia Butera presidente di Mete Onlus. La realtà che si cela sulle mete esotiche che promettono soddisfazioni sessuali è quella degli abusi su minori”. Con la società occidentale sostanzialmente liberata  ha sempre meno senso affontare viaggi lunghi e onerosi per praticare sesso con adulti. Lo ha, se il fine è farlo con minori.

Francesca Ghidini, avvocato, componente del team di Mete Onlus spiega il fondamento della campagna: “Cambiare le parole può aiutare a cambiare la società e a modificare la percezione della realtà, ingenerando consapevolezza. L’uso del termine (improprio) ‘’ turismo sessuale’’ per descrivere un abuso sessuale perpetrato a danno di un minore è inaccettabile poiché accosta due parole avulse dal fenomeno sotteso e dalla connotazione intrinsecamente positiva come il turismo (viaggio, scoperta) e il sesso (inteso come atto consapevole, libero, gioioso)”. “Fra l’altro – aggiunge Ghidini, ‘’turismo sessuale’’ non ha alcuna valenza giuridica poiché non descrive alcun reato né si conforma alla definizione europea (‘’sexual exploitation and sexual abuse’’, introdotta dalla convenzione di Lanzaote)”.
“In Italia –  aggiunge Butera – lo stesso ’Piano Nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuali dei minori 2015-2017’ contiene ancora la locuzione ’turismo sessuale’  ma occorre cambiare anche perché precarietà e povertà causate dalla pandemia hanno innescato un fattore di incremento degli abusi sessuali sui minori, anche nelle nuove e insidiosissime forme online’’
 “E’ ora di rendere giustizia alle vittime della violenza. Chi parte per abusare sessualmente di un minore non è un ‘turista’ bensì un pericolosissimo criminale – conclude Butera – Ci piacerebbe che questa iniziativa, promossa proprio in occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, rappresentasse il volano per una campagna di sensibilizzazione pubblica sulla tematica dell’abuso sessuale dei minori’’.