Non è un paese per sindache, Raggi e Appendino casi isolati: solo il 14%, quasi tutte nei piccoli Comuni

Lo studio di Open Polis mostra donne conquistare i municipi meno appetibili, ma lontane dai centri maggiori. Trieste la "provincia" più rosa con l'83% (ma conta appena 6 Comuni). Zero donne al comando nei territori di Benevento, Catania, Prato e Trapani. Alle imminenti amministrative candidature femminili solo da 5 Stelle e Potere al Popolo nelle città più grandi

Essere donna in Italia è ancora un problema. Nonostante i progressi indiscutibili degli ultimi anni, la linea del potere reale, e della realizzazione completa, demarca ancora troppo spesso una distinzione netta tra il sesso maschile e quello femminile. Al punto da sembrare una frontiera invalicabile. Soprattutto in politica, con buona pace della rappresentanza e dell’uguaglianza sancita dal articolo 3 della Costituzione. Ed infatti se negli ultimi anni è aumentato il numero di donne in politica, dall’altro sono ancora poche quelle che ricoprono incarichi di vertice.

Una cartina di tornasole sono è da questo punto di vista l’imminente tornata di elezioni amministrative. Tra pochi giorni oltre 1.300 comuni andranno alle urne per eleggere i propri rappresentanti, partendo da un dato che già la dice lunga sullo stato dell’arte nel nostro Paese: le sindache attualmente in carica rappresentano solo 14,86% del totale.

Trieste, primato illusorio. Quattro province con zero donne

Secondo i dati diffusi dalla fondazione Open polis, la provincia in cui si trova il maggior numero di sindache è quella di Trieste (83,3%). Un dato eclatante che deve però fare i conti con la ristrettezza del campione, visto che sono solo 6 i comuni che fanno parte di questa provincia (oggi ufficialmente “Ente di decentramento regionale di Trieste”).

Il resto della classifica infatti propone delle medie ben più basse ed in alcuni casi imbarazzanti: la percentuale di amministrazioni comunali cala drasticamente e in nessun altro caso supera o si avvicina al 40%.
Dopo Trieste infatti è Cagliari la provincia (città metropolitana) con il maggior numero di sindache, 6 su 17, ovvero il 35,29%. Più in generale sono solo 21 i territori in cui questo dato raggiunge o supera il 20%.

In 27 territori invece si tratta di meno di 1 comune su 10.

Particolarmente grave la situazione nelle zone di Benevento, Catania, Prato e Trapani, in cui non si trova neanche una sindaca al vertice di un’amministrazione comunale.

Più sindache nei piccoli comuni

Andando a comparare le diverse situazioni territoriali, vediamo come il Sud si collochi ben al di sotto della già misera media nazionale, con un risicato 10% di sindache sul totale complessivo.
Meglio fanno il centro Italia, appena sopra la media (15,5%), e il nord (17% circa). “Anche in quest’ultimo caso tuttavia non si tratta di cifre particolarmente elevate” sottolineano gli analisti di Open polis.

Interessante notare poi come, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, è proprio nei piccoli comuni che si registrano quote più elevate di donne sindache. Nelle amministrazioni con popolazione inferiore a 50mila abitanti infatti si arriva infatti ad una media del 15%.

Molto basso invece è il numero di sindache nei comuni con popolazione compresa tra 50 e 100milla abitanti (3,3%) e restano comunque sotto la media i comuni con più di 100mila abitanti. Segno che più alta è la posta in palio, maggiori sono gli interessi in gioco, più difficoltà incontrano le donne per  emergere, trovando una minore disponibilità di spazi. Al contrario laddove la competenza immediata ed il rapporto con il territorio è più suscettibile di valutazione diretta, le donne fanno meno fatica. Per quanto la percentuale rimanga minima.

I casi Torino e Roma

Non è un caso se nelle grandi città, con più di 200mila abitanti, solo Torino e Roma hanno una donna al vertice dell’amministrazione comunale. In entrambi i casi peraltro si tratta di sindache del Movimento 5 stelle, quindi di un partito-non partito emerso sulla scena solo recentemente e, all’inizio, con un forte segno di rottura rispetto all’esistente quadro politico.

Valentina Sganga con il ministro delle politiche giovanili, Fabiana Dadone

Nelle maggiori città  candidate solo da 5 Stelle e Palp

E veniamo a quello che potremmo attenderci per il futuro.
Difficile fare previsioni ovviamente. Ma quello che si può già notare è che, nelle grandi città anche la sparuta presenza di sindache verrà messa pesantemente in dubbio, visto che, mentre Virginia Raggi si ripropone alle elezioni per un secondo mandato, Chiara Appendino a Torino ha deciso di non ripresentarsi alle elezioni. Al suo posto tuttavia il Movimento 5 stelle (M5s) ha schierato un’altra donna, Valentina Sganga, oggi consigliera comunale per il movimento.
Anche nelle altre grandi città al voto si presentano delle candidate alla carica di sindaco, ma in nessun caso si tratta dei nomi più quotati.

La candidata di Potere al Popolo a Milano Bianca Tedone

A Milano è sempre il Movimento 5 stelle a sostenere una candidatura femminile (Layla Pavone). Lo stesso fa Potere al popolo (Miriam Tedone) che anche nelle elezioni di Bologna propone una donna (Marta Collot). Sempre a Bologna l’altra candidatura femminile (Addolorata Palumbo) è una consigliera comunale eletta con il M5s, ma sostenuta da una lista di sinistra.

Sia a Napoli che a Trieste, infine, sono due le candidature femminili sostenute da liste civiche o di sinistra. Nel caso di Napoli una delle candidate è Alessandra Clemente, già assessora con il sindaco Luigi de Magistris e da lui sostenuta alle elezioni.