“Non scatena guerre, non inquina, è democratica: quando la bicicletta fu candidata a ricevere il premio Nobel”

Nella giornata mondiale dedicata alle due ruote a pedali, Massimo Cirri, conduttore di Caterpillar di Radiodue ricorda l'iniziativa provocatora ma non solo, per far assegnare il riconoscimento al mezzo di trasporto più "buono" che ci sia. Staffetta ciclistica fino a Oslo. "Ma poi premiarono la pace in Colombia, dove continuiano a scannarsi"

La bici è la cosa più bella che sia capitata nella mia vita negli ultimi anni…Quindi pensa te  come sono messo…” . Massimo Cirri, giornalista radiofonico, ‘anima’ del programma di culto Caterpillar, riassume così, con la consueta ironia, il suo rapporto con le due ruote, nella giornata mondiale consacrata alla bicicletta. Ironia, che però cela anche tanta sostanza.

“La bici la uso regolarmente per andare al lavoro: faccio 12 km al giorno, ed è una cosa bella, che mi fa stare bene” racconta Cirri. “Prima usavo il motorino o i mezzi pubblici, che comunque a Milano funzionano,  ma la bici è tutta un’altra cosa: nel tragitto casa-lavoro attraverso due parchi, una stradina contromano, faccio anche un pezzetto di marciapiede…Ma la cosa importante è che ti regala una sensazione di benessere”.

La candidatura al Nobel 

Caterpillar nel 2016 candidò addirittura  la bicicletta al premio Nobel per la pace. “L’idea mi era venuta – ricorda Cirri –  leggendo qualcosa su un signore umbro o marchigiano, ora non ricordo bene, che aveva proposto una moratoria delle guerre in occasione dei giochi olimpici del 2016. E lì nacque la suggestione del premio Nobel per la pace da attribuire alla bicicletta. In realtà era un’idea che circolava già in rete, noi stilammo anche una specie di manifesto, ma soprattutto la facemmo diventare parte del discorso pubblico. Divenne un tema di dibattito”.

 

Massimo Cirri, Caterpillar Radiodue

La staffetta fino a Oslo

Solo che candidare un oggetto al Nobel è impossibile, e allora fu scelto di chiedere che andasse alla nazionale afghana di ciclismo. Allo stesso tempo non è che chiunque si svegli la mattina e decide di candidare qualcuno o qualcosa al Nobel: serve che la proposta sia fatta o da parlamentari, o da persone che hanno già vinto il premio o da rettori di università. “Si prestò Ermete Realacci che all’epoca era parlamentare del Partito Democratico, e così la proposta prese forma concreta”.
Tra le motivazioni della richiesta,  il fatto che “la bicicletta è il mezzo di locomozione più democratico a disposizione dell’umanità: non causa guerre, non inquina, riduce di molto gli incidenti stradali, elimina le distanze tra i popoli, è uno strumento di crescita per l’infanzia e, in passato, è stata usata dai movimenti di liberazione e resistenza di molti paesi”. Per consegnare la candidatura al Comitato per il Nobel  fu addirittura organizzata  una staffetta simbolica sui pedali fino ad Oslo, capeggiata da Paola Giannotti, donna da Guinness per aver fatto il giro del mondo in bici in solo 144 giorni. La ciclista iniziò il suo viaggio di 2100 chilometri verso Oslo il 16 gennaio, arrivando alla fine del mese nella capitale norvegese.

Come andò poi a finire? “il Nobel  lo diedero alla pace in Colombia. Dove  continuano a scannarsi senza pietà” dice Cirri serafico.

Cirri, che ciclista sei?
“Sono un blando ciclista urbano, uso il bike sharing che funziona benissimo. L’anno scorso mi sono anche comprato una bicicletta elettrica da città, ma la uso poco, e qualche anno fa con un mio amico , anche una mountain bike elettrica per scarrozzare fuori città”Come è cambiata negli ultimi tempi la percezione della bici tra gli italiani secondo te?
“Sicuramente., per quel che vedo a Milano, c’è  uso maggiore della bici. Qui  era già cominciato prima della pandemia. Era stato il sindaco  Pisapia a riprendere in mano il progetto della Moratti sul bike sharing e a farlo crescere molto. Credo che da lì si sia accesa la miccia. Del resto Milano è una città piccola, pianeggiante che si gira benissimo in bici. Certo anche la  pandemia  ha dato un  ulteriore impulso. E  poi il  coraggio di qualche assessore che ha fatto le piste ciclabili, anche litigando con le opposizioni di centrodestra e con i commercianti”

Perché parli di coraggio?

“Perché la politica è indietro. Pensa che solo qualche mese fa qui c’è stato un dibattito surreale perché era stata realizzata una pista in Corso Buenos Aires e le associazioni dei commercianti protestavano in quanto sostenevano che levasse spazio alle auto, che quindi le persone non potevano parcheggiare e non sarebbero più andate nei negozi, senza contare che non ci sarebbe stato spazio nemmeno per i mezzi di soccorso. Una posizione assurda! Tuttavia mi pare che le cose stiano cambiando anche da quelle parti: proprio l’altro giorno ascoltavo un commerciante del centro che sosteneva di essere favorevole ad incentivare l’uso della bici. Del resto se è vero com’è vero che nei negozi non si trovano più biciclette da comprare, qualcosa vorrà pur dire…”.

Cosa consiglieresti ad una persona che è ancora titubante nel lasciare l’auto o il motorino o la metro a vantaggio della bici?

”Di provare una bicicletta elettrica. A me piace molto questa idea che tu fai il il 30% dello sforzo mentre il  rimanente 70% lo fa il mezzo.  Arrivi a lavoro contento, senza stress, non sudi perché la pedalata assistita ti permette di durare meno fatica. E vivi meglio. Pensa che quando, una volta all’anno, mi tocca perdere i mezzi pubblici vedo queste  facce intristite, incattivite, e io a mia volta divento un classico milanese incattivito…In bicicletta mi sembra decisamente un mondo migliore”.

E agli amministratori cosa consiglieresti?

“Come detto di avere un po’ più di coraggio, di uscire da questa dittatura dell’automobile, di questa lobby dell’auto che oramai ha fatto il suo tempo. La politica è indietro. Io vedo banalmente che quando noi  avevamo  14 anni compravamo il motorino, poi a diciotto la macchina, ora ai giovani  dell’auto gliene frega pochissimo. Non so di cosa gli freghi in effetti, ma sicuramente non dell’auto.  Quindi sì la politica è rimasta un po’ indietro. Eppure i dati sul benessere fisico ed  economico che portano a investire in ciclabili riducendo il traffico automobilistico sono oramai tantissimi. Tra i politici sono pochi ad avere veramente coraggio in questo senso. Uno di questi è Matteo Ricci che ha fatto la bicipolitana a Pesaro. Ecco. Lui ha coraggio.  Ma del resto  è il coordinatore dei sindaci del Pd, quindi di coraggio ne ha da vendere…”.