Non solo Covid: la febbre suina arriva in Liguria e Piemonte. Un pericolo per l’uomo?

Con un'ordinanza dei ministri Patuanelli e Speranza, in molti comuni del nord ovest italiano stop a trekking e raccolta funghi e alla caccia salvo quella selettiva. Si temono "pesanti ripercussioni sul patrimonio zootecnico suino"

Non solo caccia, ma anche raccolta dei funghi e tartufi, la pesca, il trekking, mountain bike: l’ordinanza, emanata ieri sera, 13 gennaio, dai ministri della Salute Roberto Speranza e delle Politiche agricole Stefano Patuanelli ne dispone il divieto in 114 Comuni tra Piemonte e Liguria, a causa della peste suina africana. Permessa solo la caccia selettiva al cinghiale, come strumento per ridurre la popolazione in eccesso e rafforzare la rete di monitoraggio sulla presenza del virus. Nell’area interessata sono anche vietate le altre attività di interazione –diretta o indiretta– coi cinghiali infetti.

Un allevamento di suini, animali a rischio infezione

Mentre non è ancora cessato l’allarme per il covid, molto probabilmente esso stesso determinato a un disequilibrio nei rapporti tra l’uomo e gli ecosistemi animali, messi sempre più sotto pressione dalla attività antropiche, ecco la minaccia di un nuovo virus. Per fortuna la Peste suina africana (PSA) è una malattia virale, altamente contagiosa e spesso letale, che colpisce suini e cinghiali, ma, per ora, non è trasmissibile agli esseri umani. Si tratta però di una malattia con un vasto potenziale di diffusione e pertanto una eventuale epidemia di PSA sul territorio nazionale comporterebbe, come si legge sul sito del ministero della sanità, “pesanti ripercussioni sul patrimonio zootecnico suino, con danni ingenti sia per la salute animale (abbattimento obbligatorio degli animali malati e sospetti tali), che per il comparto produttivo suinicolo, nonché sul commercio comunitario ed internazionale di animali vivi e dei loro prodotti” (dai Paesi infetti è vietato commercializzare suini vivi).

Secondo l’Agenzia Dire, sono 24 i Comuni liguri, al confine tra provincia di Genova, Savona e Piemonte, in cui sono stati riscontrati casi di cinghiali malati. Questi, nei giorni scorsi, hanno attivato misure precauzionali alle frontiere di Svizzera, Kuwait e in Oriente (Cina, Giappone e Taiwan), dove, come rende noto Confagricoltura, è stato dato un temporaneo stop all’import di carni e salumi made in Italy. Secondo le stime Cia-Agricoltori Italiani, tali esportazioni si attestano intorno all’1,7 miliardi. L’ordinanza emessa il 13 gennaio dal governo, come si legge nel testo, “consente alle attività produttive di continuare a lavorare in sicurezza, fornendo rassicurazioni in merito al nostro export”.

La peste suina ha un alto potenziale di diffusione, come testimoniano i cinghiali infetti trovati nei comuni liguri

La misura produce effetti dalla data di adozione e le disposizioni sono efficaci per 6 mesi a decorrere da tale data. Per il vicepresidente della Regione Liguria e assessore all’Agricoltura, Alessandro Piana, “si dovrebbe procedere con l’abbattimento dei capi malati e lo smaltimento delle carcasse per evitare che ci sia una propagazione del virus o che gli animali vengano trovati morti nel bosco. Andare a cercare nei boschi gli animali morti credo sia soltanto un dispendio di energie fisiche ed economiche. Sarebbe meglio procedere con i sistemi moderni, come quelli ormonali, per poter attirare gli animali e abbatterli”.