La nuotatrice transgender vince il titolo femminile, il Governatore della Florida accusa “Illegittimo”

Lia Thomas è la prima atleta 'nata uomo' a vincere una gara del Campionato universitario di massima serie. Ma sulla sua partecipazione non mancano le critiche di chi ritiene ingiusto che competa tra le donne

Lia Thomas ha vinto il titolo NCAA nelle 500 yard femminili. È la prima atleta transgender in assoluto a vincere una gara universitaria di massima serie

Lia Thomas, una settimana fa, ha conquistato il titolo delle 500 yard (circa 450 metri) stile libero femminili ai Campionati di prima divisione dell’American University di Atlanta. Bene, e quindi? Se anche appare come qualcosa di lontano, che poco o niente ha a che vedere con il nostro sport, in Italia, in realtà la sua è una di quelle vicende che fa riflettere. Di cui non si legge solo il trafiletto in fondo ai quotidiani sportivi, dove sono ‘relegati’ gli sport minori, come il nuoto, e per lo più estero (quindi già tanto se trova spazio in qualche ritaglio) ma si va ad approfondire magari sulla stampa estera, o sui siti specializzati. O almeno lo fanno gli appassionati di sport. E non solo, in questo caso specifico. Perché ci sono vittorie clamorose, esaltanti per la prodezza degli atleti e delle atlete nel conquistarle. E poi ci sono invece quelle che fanno parlare di sé per altri motivi, diciamo pure che fanno discutere.

La polemica fuori dalla vasca

Perché Lia Thomas non ha semplicemente vinto. È stata la prima atleta transgender in assoluto a conquistare un titolo ai campionati di prima serie dell’American University League (la famosa NCAA). Secondo quanto riportato dal sito spagnolo marca.com, già la partecipazione della nuotatrice alla finale femminile ha scatenato due effetti prevedibili: da una parte il sostegno, dall’altra il rifiuto e la polemica. In vasca l’atleta dell’Università della Pennsylvania non ha avuto rivali: ha vinto in 4’33″24, staccando di 1″75 Emma Weyant, argento olimpico nei 400 misti a Tokyo 202o, e di 2″68 Erica Sullivan. Ma fuori dalla vasca sostenitori e detrattori si sono dati battaglia a suon di slogan. Se c’è stato qualcuno che dagli spalti, durante le batterie, le ha urlato “Imbrogliona“, la vera polemica si è scatenata come in un incontro calcistico, in cui le due ale dei tifosi se le ‘cantavano’ a suo di striscioni. I presenti nella piscina dell’Atlanta Tech University, sede della competizione, hanno infatti potuto leggere frasi come “Sostieni lo sport equo per donne e ragazze“, “Salva lo sport femminile” o, dall’altro lato, “Sosteniamo le atlete trans e queer“. Le critiche riguardavano infatti soprattutto la possibilità delle atlete transgender, che hanno effettuato un percorso di transizione da uomo a donna, di partecipare agli eventi femminili.

De Santis si schiera: “La vincitrice è Emma Weyant”

A schierarsi, sollevando un polverone di critiche ma anche di approvazione, è stato anche il governatore repubblicano della Florida, Ron DeSantis, che ha apertamente rifiutato il risultato di gara, dichiarando il titolo della Thomas “illegittimo” e ‘assegnandolo’ alla studentessa dell’Università della Virginia Emma Weyant.

“È mia intenzione far sì che gli uomini non competano contro donne come Emma Weyant. La Florida rifiuta gli sforzi della NCAA per distruggere gli sport femminili e disapprova che la NCAA elevi l’ideologia al di sopra della biologia si legge nel post di DeSantis. Che aggiunge: “In Florida, rifiutiamo queste menzogne e riconosciamo Emma Weyant di Sarasota come la migliore nuotatrice femminile nei 500y stile libero“. Le posizioni filo tradizionaliste e anti Lgbt del Governatore sono ormai note, basti pensare alla recente legge sull’istruzione nelle scuole primarie recentemente approvata nello Stato.

Lia Thomas: “Gareggiare a questi campionati per me significa tutto”

Lia Thomas (marca.com)

“Ho cercato di concentrarmi sulla mia gara di nuoto e di non pensare a nient’altro. Essere qui ed essere in grado di competere per me significa tutto il mondo” ha detto Thomas dopo la finale, nella quale non si è avvicinata al record di Katie Ledecky stabilito nel 2017 (4’24″06). La sua vittoria rappresenta comunque un traguardo fondamentale nel nuoto, essendo la prima nuotatrice transgender a vincere un importante titolo collegiale statunitense. Alcune colleghe di vasca hanno dichiarato il loro rifiuto alla presenza di Thomas nelle gare femminili, altre la sostengono. Tra queste la terza classificata nelle 500 yard, Erica Sullivan,  che ha detto che lo sport femminile ha altre questioni più importanti da affrontare. “Come donna nello sport, posso dirvi che so quali sono le vere minacce allo sport femminile: abusi e molestie sessuali, salari e risorse ineguali, e la mancanza di donne nella leadership. Le ragazze e le donne transgender non sono parte di questa lista”, ha scritto la texana sui suoi account social.

Cosa dice il regolamento

Laurel Hubbard, neozelandese, è stata la prima atleta apertamente transgender a partecipare ai Giochi olimpici

Le regole della federazione statunitense di nuoto richiedono ag* atlet* transgender di sottoporsi a tre anni di terapia ormonale sostitutiva prima di poter gareggiare. Lia Thomas, che ha iniziato il percorso nel maggio del 2019, mancano ancora sei mesi per raggiungere quell’obiettivo, ma la NCAA ha deciso di non adottare le regole della Federazione e le ha permesso di partecipare alle competizioni ad Atlanta. Intanto però il dibattito sull’inclusione de* atlet* transgender, in particolare donne, continua a far discutere a livello internazionale, nonostante le maglie dello sport si stiano sempre più aprendo. Basti pensare ai recenti Giochi Olimpici estivi, che hanno visto la partecipazione della prima donna transgender in assoluto alle competizioni, e alla successiva discussione sulla necessità di fissare nuove regole, da parte del Cio, per queste persone. Regole che però, come c’era da aspettarsi, hanno semplicemente evitato l’ostacolo, demandando alle federazioni la scelta. Insomma il dibattito resta aperto, ma intanto le prime vittorie arrivano. E fanno discutere.