Nuova condanna per Aung San Suu Kyi: la premio Nobel rischia decenni di reclusione

Per l'ex leader birmana, arrestata durante il golpe militare del febbraio 2021, la condanna a 4 anni di carcere per importazione illegale di walkie-talkie

San Suu Kyi si trova agli arresti domiciliari da febbraio 2021

A dicembre la prima condanna non ufficiale per aver per aver violato le restrizioni sanitarie sul coronavirus e incitato alle proteste di piazza. Quattro anni di carcere poi ridotti a due anni dal capo della giunta militare al governo. Oggi, 10 gennaio, arriva da fonti vicine al caso la notizia che l’ex leader civile della Birmania, Aung San Suu Kyi, è stata nuovamente condannata a quattro anni di reclusione, in una parte del processo a suo carico, al termine del quale rischia decenni di detenzione. Dichiarata colpevole di importazione illegale di walkie-talkie, questa sentenza riguarda solo una della dozzina di cause intentate contro la 76enne vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 1991, da quando, a febbraio 2021, grazie ad un golpe l’esercito del Myanmar ha preso il potere spodestando e, letteralmente, cacciando il governo eletto.

Da allora la donna si trova agli arresti domiciliari, in un posto non ben definito della nazione, e di lei per lunghi mesi non si era saputo praticamente più nulla, facendo temere anche per la sua incolumità. Poi, a dicembre scorso, la prima sentenza di condanna pronunciata da un tribunale del Myanmar, con la pena per Suu Kyi e per  l’ex presidente Win Myint annunciata da un portavoce della giunta militare, Zaw Min Tun. Già dopo questa si erano scatenate polemiche contro la decisione. Ora i sostenitori dell’ex leader birmana tornano a protestare contro la sentenza, dichiarando che le accuse contro di lei sono artificiose e servono solo a legittimare le azioni dei militari e impedirle di tornare in politica.

L’ex leader birmana rischia il carcere a vita

Questa nuova condanna, affermano, “rischia di aumentare ancora la rabbia del popolo birmano“, ha commentato Manny Maung, di Human Rights Watch.

A carica della donna ora rimangono una decina di accuse, tra cui quelli relativi alla legge sulle comunicazioni, per la violazione della legge anticorruzione e di quella sui segreti di stato. Ma il timore è che rischi il carcere a vita (sommando le condanne sono oltre 100 gli anni di reclusione che potrebbero esserle comminati) , come denunciato a più riprese dai media internazionali. Media che però sono stati banditi dai processi a suo carico e che non possono neppure parlare con i suoi avvocati.