Obbligo di gonna alle sommelier, Nicole Hesslink si ribella al “dress code sessista”

La fotografa americana non ha dubbi: imporre alle donne di indossare la gonna è sessismo. Lei ha lasciato il corso, la Fondazione sostiene che “l’obbligo nasce da motivi estetici”

Italia, anni venti del duemila: secondo la Fondazione italiana sommelier, le donne devono indossare gonna e scarpe con i tacchi. Che si tratti di eventi, cene, di una giornata di formazione o di un normale turno di lavoro in segreteria, sul dress code non si deve sgarrare. Unica alternativa al classico duo giacca con gonna un tubino nero o blu scuro. Attenzione, poi, agli abbinamenti: gli accessori devono essere intonati. Distintivo e foulard completano l’outfit della perfetta sommelier.

Nicole Hesslink, la fotografa americana di 30 anni che ha lanciato l’accusa di sessismo contro la Fondazione italiana sommelier

L’accusa di sessismo della fotografa americana Nicole Hesslink

Dal 2013 ad oggi, nessuna protesta, non una levata di scudi né, tanto meno, un sano “il corpo è mio e lo vesto come voglio io” da parte delle aspiranti sommelier. Nulla di nulla fino all’arrivo della fotografa americana Nicole Hesslink. Poco più di trent’anni, una storia d’amore con un marchigiano e una certezza nella mente: gonne e tacchi d’obbligo per le donne anche no. Con un post – denuncia sul suo profilo Instagram ha raccontato la questione, dopo aver scritto una mail alla Fondazione per capire la ratio della norma. Nicole aveva tentato – senza successo – la strada della mediazione, dicendo di voler indossare un paio di pantaloni eleganti al posto della gonna, ma niente da fare.

La mail mandata da Nicole Hesslink alla Fondazione italiana sommelier (Foto tratta dal profilo Instagram di Nicole Hesslink)

La Fondazione sommelier risponde: “L’obbligo nasce per motivi estetici”

Dal web, non sono mancate dimostrazioni di sostegno e di solidarietà nei confronti della Hesslink. Peccato che lo stesso trattamento non le sia stato riservato dalla Fondazione che non ha tardato a chiarirle che “l’obbligo nasce per motivi estetici”. In buona sostanza, nell’opinione di chi ha scritto le norme che regolano la Fondazione, le donne che indossano pantaloni sarebbero meno belle di quelle che indossano la gonna e, per questa ragione, non sarebbero degne di diventare sommelier. Game, set match. Nicole ha risolto il problema alla base, lasciando la Fondazione e continuando rincorrere il proprio sogno di diventare sommelier altrove. Adesso, resta da capire cosa sceglierà la Fondazione tra l’integralismo delle gambe scoperte e l’emancipazione femminile. La polemica sui social sembra non essere destinata a placarsi. 

La storia su Instagram del collettivo studentesco Ludus che annunciava l’inizio della protesta al liceo Righi di Roma

Dalla studentessa del liceo a Roma alla receptionist di Napoli: i precedenti

Non è la prima volta che imporre un dress code si rivela un fenomeno sessista. Pochi giorni fa a Roma è esplosa una protesta degli studenti al liceo scientifico Righi per “abbattere il dress code” della scuola. Una professoressa ha insultato una studentessa che stava indossando una maglietta da lei considerata troppo corta, dicendole “Ma che stai sulla Salaria?“. La protesta dei compagni è scattata immediatamente, e il giorno dopo gli studenti si sono presentati a scuola indossando pantaloncini corti e gonne per “rompere il dress code”.

A fine gennaio, poi, un’azienda di Napoli è stata multata per aver chiesto in un annuncio di lavoro da receptionist le foto in costume da bagno delle candidate. Nell’annuncio la società campana invitava le candidate, che dovevano necessariamente essere “di bella presenza”, a inviare una foto a figura intera “in costume da bagno o similare”. L’Ispettorato nazionale del lavoro ha comminato all’azienda una multa da 10mila euro per violazione del divieto di discriminazione nell’accesso al lavoro.