Occupazione femminile in Italia, mai così male dal 2013. Nel 2020 cala al 49%

Bilancio di genere 2021, le più penalizzate dalla pandemia da Covid-19 sono le donne. Aumenta il divario dal tasso di occupazione maschile (+18,2%)

In Italia meno di una donna su due lavora. Per la prima volta dal 2013, come riportato dal Bilancio di genere 2021, l’occupazione femminile nel 2020, l’anno dello scoppio della pandemia da Covid-19, è calata al 49% (in Europa le donne occupate sono il 62,7%). Non solo. La distanza del tasso di occupazione femminile da quello maschile è arrivata a toccare i 18,2 punti percentuali, contro i “soli” 10,1 punti della media europea.

I dati e i numeri che arrivano dal Bilancio di genere 2021, curato dal Dipartimento della ragioneria generale dello Stato, sono a dir poco allarmanti. La crisi della pandemia ha notevolmente aumentato le differenze di genere a svantaggio delle donne. “Rispetto alle crisi precedenti – ha commentato Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria all’Economia che nei prossimi giorni porterà in audizione al Parlamento il Bilancio di genere 2021 – l’impatto di quella pandemica è stato particolarmente negativo sulle donne”.

Tasso di occupazione femminile, part-time e Neet nel 2020

Il tasso di occupazione femminile in Italia dal 2013 a oggi

L’occupazione femminile al 49% nel 2020 è il dato peggiore dal 2013. Come si può notare dal grafico a fianco, le percentuali sono aumentate dal 46,5% del 2013 fino al 50,1% del 2019, l’anno prima dello scoppio della pandemia. Poi, il crollo di oltre un punto percentuale.

Il tasso di occupazione femminile scende poi ulteriormente tra le donne giovani (33,5%) e le donne che vivono nel Sud Italia (32,5%). E inoltre, si segnala che il tasso delle donne Neet – ossia tutte le giovani donne che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione – è cresciuto dal 27,9% al 29,3%, contro una media dell’Unione europea del 18%. Infine, segna un brusco aumento anche il numero di donne costrette al lavoro part-time involontario (ossia tutte quelle che si accontentano di un lavoro part-time anche se alla ricerca di un full-time): dal 60,8% del 2019 si è passati al 61,2% del 2020. In Europa questo tasso è al 21,6%, circa tre volte in meno.

Le più penalizzate? Le mamme

Tra le più penalizzate durante la pandemia ci sono le mamme. Nel 2020 il 79% delle donne con figli, otto su dieci circa, ha fatto richiesta per i congedi parentali, contro un ben più modesto 21% dei padri. Inoltre il tasso di occupazione delle donne con figli sotto ai 5 anni risulta essere più basso di oltre il 25% di quello delle altre donne coetanee senza figli. “Sono numeri drammatici – sottolinea ancora la sottosegretaria Maria Cecilia Guerra – che evidenziano una discriminazione nella discriminazione. L’aggravarsi della situazione delle madri, soprattutto quelle più giovani, dimostra, come se ve ne fosse ancora bisogno, che al di là della retorica del sostegno alla maternità, nel nostro Paese figli e lavorano continuano a essere largamente inconciliabili”. Anche per Floriana Tomassetti, amministratore unico di Ecosfera Servizi Spa e vice presidente Anip Confindustria “la ripresa del 2021 appena trascorso ha favorito l’occupazione maschile mentre la pandemia ha aumentato il divario di genere”. Il Bilancio di genere 2021, inoltre, racconta che “le lavoratrici continuano ad essere penalizzate da una minore domanda di lavoro di tipo permanente: nonostante rappresentino circa il 42% della forza lavoro, incidono solo per un terzo sul saldo delle posizioni a tempo indeterminato”, sottolinea ancora Floriana Tomassetti.

Pochissime imprenditrici e ceo donne nelle aziende

Dopo un costante aumento a partire dal 2014, la pandemia ha rallentato notevolmente anche la crescita delle imprese femminili in Italia. Come dimostra il Bilancio di genere 2021, nel 2020 le imprese femminili rappresentano il 21,9% del totale (in calo di circa 4mila unità rispetto all’anno precedente) e rispetto a quelle maschili sono di piccole dimensioni, per lo più localizzate nel Mezzogiorno e molto più giovani. Per quanto riguarda infine le società quotate, le donne rappresentano il 38,8% dei componenti dei consigli di amministrazione.