Olimpiadi di Tokyo: gli atleti riceveranno 150mila preservativi per la sensibilizzazione sull’HIV e l’AIDS

Un'usanza ormai radicata ma che si scontra, in questa edizione, con l'emergenza sanitaria e le rigide regole imposte per contenere la pandemia: vietati i contatti fisici, abbracci o strette di mano. E ovviamente anche il sesso

Centocinquantamila preservativi, ma vietato usarli. È l’inusuale campagna di sensibilizzazione su Hiv e Aids adottata dagli organizzatori e dal Cio per le Olimpiadi di Tokyo 2020. Al via tra poco più di un mese, i Giochi nella capitale nipponica si terranno nel rigido rispetto di regole di sicurezza anti-Covid.

Un anno e mezzo fa, quando ancora non era stato deciso il rinvio, molti atleti avevano dato conto su Twitter dell’utilizzo dei 41 condom a testa ricevuti dal Comitato olimpico in occasione di Rio 2016. Poi la pandemia ha sbaragliato le carte in tavola, imponendo nuovi obblighi e restrizioni.

Niente pubblico esterno sugli spalti, vietato cantare o esultare sugli spalti. Ma consentiti gli applausi. Gli atleti dovranno mangiare da soli, mantenere le distanze e disinfettare tutte le superfici toccate. “Dobbiamo fare il possibile per assicurarci che non si sviluppi un’epidemia interna e abbiamo davvero bisogno della collaborazione di tutti gli atleti e delle delegazioni per farlo funzionare”, ha spiegato Nobuhiko Okabe, infettivologo arruolato insieme agli esperti e ai consulenti sanitari per presidiare i Giochi.

L’usanza del Cio di regalare preservativi agli atleti durante i Giochi è nata a Seoul 1988

Proibite insomma tutte le forme di contatto fisico non necessarie. Vietato darsi il cinque, baci, abbracci, strette di mano. Gli atleti dovranno sempre mantenere due metri di distanza l’uno dall’altro. Quindi sarà assolutamente vietato fare sesso. Nonostante ciò, gli organizzatori hanno in programma di proseguire con l’usanza, iniziata a Seoul nel 1988, di distribuire grandi quantità di preservativi a tutti i partecipanti. Questa volta però, consigliandone l’utilizzo a casa piuttosto che nel villaggio olimpico, dove le regole di distanziamento sociale e le misure anti-covid hanno la massima priorità. L’obiettivo è quello di sensibilizzare sulle malattie sessualmente trasmissibili e promuovere il sesso sicuro. Purché non sia fatto nella bolla giapponese.

Intanto il vicepresidente del Cio, John Coates, ha dichiarato che circa l’84% degli atleti che parteciperanno all’evento sono già stati completamente vaccinati. Invece meno del 5% della popolazione giapponese ha completato il ciclo vaccinale e 10 mila volontari su circa 80 mila hanno deciso di ritirarsi per la paura del coronavirus. Ma, secondo il comitato organizzatore, per il popolo giapponese non c’è alcun pericolo di contagio er contatto con le delegazioni che arriveranno da tutto il mondo. Per questo sono stati pubblicati una serie di Playbook, brevi libricini in cui vengono illustrate tutte le regole da rispettare per i Giochi da parte di queste ultime. “I playbook – sottolineano dal Cio – sono stati scritti per essere seguiti”. Una commissione disciplinare si occuperà di valutare violazioni e sanzioni: i trasgressori, come chi non si sottoporrà a test antiCovid giornalieri o non indosserà la mascherina, rischieranno richiami, multe, perfino “inammissibilità o esclusione temporanea o permanente dai Giochi”.