Oltre il binarismo per inseguire altre libertà: perché la fluidità sessuale è sempre più diffusa nel lessico amoroso?

Web society, scarsa informazione, resistenze e una generazione che spinge per l'autodeterminazione sessuale: il sessuologo Daniel Giunti e il sociologo Costantino Cipolla si confrontano sulla sexual fluidity

Definita come la capacità di “essere flessibili nella risposta sessuale, dipendentemente dalla situazione, consentendo alle persone di sperimentare i cambiamenti nella propria sessualità”, la sexual fluidity o fluidità sessuale, è un concetto coniato da Lisa Diamond, psicologa e docente presso l’università dello Utah nel 2008. A 13 anni di distanza il termine non è più un tabù e nemmeno una parola per soli specialisti della materia. Il concetto di fluidità sessuale è entrato prepotentemente nel dibattito pubblico, e anche in quello politico. Non solo a seguito delle vicissitudini legate alla mancata approvazione del Ddl Zan.

Ma quanto è diffusa la fluidità sessuale? I dati attendibili, cioè scientificamente elaborati, non sono tantissimi. In un sondaggio del 2015, effettuato dal sito britannico yougov (società di rilevazioni statistiche), cui hanno partecipato più di 1600 abitanti del Regno Unito, è emerso che il 4% della popolazione britannica si definisce “esclusivamente omosessuale“, il 72% sceglie di definirsi “esclusivamente eterosessuale”, mentre il restante 19% si colloca in una posizione intermedia tra i due estremi. Se si analizzano le risposte date dalla fascia dei più giovani (tra i 18 e i 24 anni), però, a definirsi “esclusivamente eterosessuale” è solo il 46%, quindi 26 punti percentuali in meno rispetto alla media generale. Il 6% dichiara, invece, di essere “esclusivamente omosessuale”, mentre il 49% si colloca in una posizione intermedia. Quindi, circa un giovane su due ritiene di non essere totalmente etero. In un sondaggio condotto dalla Bbc nel 2017 tra i giovanissimi (16-22) inglesi, viene fuori invece che il 9% degli intervistati si dichiara ugualmente attratto da entrambi i sessi e che il 14% afferma di essere attratto “maggiormente” —ma non solo —da persone del sesso opposto. Le donne bisessuali sono le più numerose. Secondo un’indagine del 2016 condotta negli Stati Uniti su oltre 9mila persone tra i 15 e i 44 anni, le donne che si definiscono bisessuali sono passate dal 3,9 al 5,5 per cento negli ultimi dieci anni e gli uomini dall’1.2 al 2 per cento.

Il sessuologo Daniel Giunti: “una parte di società vuole la polarizzazione a tutti i costi, l’altra è già pronta per andare oltre il binarismo”

 

Cosa accade in Italia?

Secondo il sessuologo Daniel Giunti, bisogna innanzitutto intendersi su “cosa noi andiamo a delineare quando si parla di fluidità legata all’orientamento sessuale. Che è cosa diversa dall’identità di genere (ovvero in che genere io mi colloco) e dall’ orientamento sessuale che riguarda invece l’attrazione verso l’uno o l’atro sesso. Da questo punto di vista, noi viviamo storicamente in una società dove c’è molta polarizzazione, ovvero in cui si vuole standardizzare gli individui in un costrutto binario: o si è completamente maschi o completamente femmine. Ma si è visto, anche attraverso studi scientifici, che la realtà è molto più sfumata, cioè c’è una gradazione, una possibilità di sperimentarsi, di muoversi in questo continuum, e quindi un adeguamento alla natura dell’essere umano. Per cui da una parte abbiamo la società che finora ha spinto verso una polarizzazione molto rigida, dall’altra abbiamo una molto più complessa che spinge in direzione opposta”.

E cosa può accadere? Non c’è il rischio che i nuovi modelli diffusi attraverso la comunicazione di massa generino, come qualcuno teme, un clima di confusione in cui le giovani generazioni faticano ad orientarsi e dunque non sanno più chi sono e da che parte stare?

“Non credo. Si tratta, al contrario, di una possibilità di libertà. Sicuramente, come accennavo, la nostra società è ancora strutturata secondo ruoli binari molto rigidi, ma sempre più persone, e soprattutto giovani, non si identificano nei parametri fissati all’intero di queste polarizzazioni. E questo, quando non risolto, porta anche a dei disagi esistenziali gravi, a delle sofferenze molto pesanti talvolta. Potersi sentire liberi di esprimere la propria identità sessuale e il proprio orientamento è chiaramente una cosa che va nel senso della libertà e del benessere individuale e sociale”.

Stiamo parlando di una grande rivoluzione sociale: siamo pronti, secondo lei?

“Io spero di sì. Questi cambiamenti sono a mio parere irreversibili. Chiaramente si tratta di un tempo lungo, magari ci saranno dei salti in avanti che genereranno delle resistenze e che determineranno a loro volta dei passi indietro. Ma credo che oramai si stia andando in una direzione precisa. Magari non necessariamente tutti, ed ovunque, alla stessa velocità. I giovani sono chiaramente più avanti. In questo il ruolo della scuola, come di altre istituzioni, dovrebbe essere da traino. Tuttavia, come abbiamo visto per il Ddl Zan, invece le titubanze e le convenienze, spesso di piccolo respiro, non aiutano. Per la scuola va detto poi che spesso ai docenti non vengono forniti gli strumenti adeguati, e questo è un problema non secondario. Su cui per l’appunto il Ddl Zan provava ad intervenire”.

C’è chi pensa che parlare troppo di queste cose determini un condizionamento che non fa bene ai ragazzi…

“Il fatto di far conoscere tutte le possibili realtà e variazioni non porta a modificare l’identità o l’orientamento soggettivo. Lo si diceva anche per i figli delle coppie omosessuali che, secondo alcuni, avrebbero avuto maggiori possibilità di essere a loro volta omosessuali. Ed invece abbiamo visto che non è così. A mio parere l’informazione anzi è carente, e andrebbe sviluppata in ogni ambito. Ad esempio anche nei corsi preparto: i genitori devono sapere che potranno avere a che fare con tutta una serie di caratteristiche e dunque devono prepararsi al fatto che c’è tutta una serie di costellazioni di variabilitàall’interno dell’identità individuale, che comprende l’identità biologica, l’identità sessuale l’orientamento sessuale, il ruolo di genere che è come noi appariamo”.

Il sociologo Cipolla: “La web society ci porterà verso una società più fluida e flessibile e cambierà la sessualità”

Quando si parla di fluidità, tuttavia, bisogna considerare che questa non sarà agita solo all’interno della sessualità in quanto tale ma anche nel rapporto tra i sessi.

“È evidente che ci troviamo in un’epoca caratterizzata da due grandi fenomeni che sono la digitalizzazione da una parte e la pandemia dall’altra” afferma il sociologo Costantino Cipolla dell’università di Bologna.”La sessualità che è l’ambiente di massima riservatezza a livello sociale non può che risentirne”.

Come?

“Ad esempio nel fatto che in questa fase storica, sicuramente la sessualità si è individualizzata anche se in un’ottica di connessioni. L’autogestione della sessualità, la masturbazione, ad esempio, oggi viene agita, grazie alla disponibilità di sesso in rete gratuito, secondo modalità precedentemente sconosciute sia come scala di dimensione che come approccio. Quindi una sorta di stimolazione assistita che ha cambiato anche le relazioni interpersonali. Si pensi il caso di una coppia con una persona a New York e l’altra a Milano: oggi possono fare sesso, grazie alla rete e alla tecnologia a nostra disposizione, stimolandosi a distanza cosa che prima non era possibile.  Sono cambiate le modalità dell’incontro, inoltre. Prima per trovare una fidanzata andavi in passeggiata o in discoteca. Per un omosessuale scrivevi il tuo numero sul muro dei bagni delle stazioni. Oggi si fa attraverso la rete. È tutto più semplice e immediato. E questo ovviamente cambia anche la sessualità che viene agita a partire da queste modalità”

Come ha inciso il covid su tutto questo?

“È evidente che il covid ha inciso sull’intimità a due. Ne ha modificato le caratteristiche. Del resto, è accaduto già in passato, all’epoca della Spagnola o prima durante le pestilenze: quando arriva una pandemia non prevista questa incide su quello che sta accadendo. Ad esempio ha accentuato la digitalità, con tutto quello che ne consegue in termini di pratiche sessuali.

Stiamo andando incontro ad una società sempre più fluida dal punto di vista delle relazioni e della sessualità?

“Non c’è nessun dubbio che la fluidità andrà a incidere sempre più sulle strutture della società. A mio parere anzi si incrementerà e si accentuerà ulteriormente. Prendiamo il fatto di incontrarsi dopo che ci si è conosciuti on line: questo è un esempio di fluidità. Ebbene oramai il 60% dei matrimoni che si celebrano, passa attraverso questa modalità. Noi andavamo nelle balere.Da questi cambiamenti difficilmente si torna indietro. Fluidità è flessibilità andranno in questa direzione perché la web society fa pochi sconti, ci obbliga ad adeguarci”.

Cosa determina tutto questo dal punto di vista sociale? Quali cambiamenti affronteremo?

“Se parliamo dei Paesi cosiddetti Occidentali, perché non tutto il Mondo ovviamente segue le stesse dinamiche alla stessa velocità, vedremo delle strutture familiari sempre meno vincolanti del passato. Questo mi sembra inscritto nelle cose, e si presenta già intorno a noi. Non si tornerà indietro. La società, la politica, la legislazione sono chiamate ad adeguarsi ad una pluripresenza prental-genitoriale ad esempio. Anche la sessualità si trasformerà. Perché la separazione tra atto sessuale e riproduzione è molto marcata oramai, e la sessualità diventa molto meno dirimente e molto meno importante da questo punto di vista. Pensiamo a che trasformazioni questo induce ad esempio sulla questione del controllo della sessualità femminile, che storicamente è sempre stato determinato dalla dimensione della maternità”.