Oney Tapia, più forte del buio: il baseball, l’incidente sul lavoro, la nuova vita da paralimpico e il trionfo a Ballando con le stelle

Cubano di origine, in Italia per praticare sport, perde la vista lavorando come giardiniere. I timori per le tre figlie e la rinascita come atleta. Senza lasciarsi sedurre dalla vittoria nel talent televisivo. "Io devo tutto allo sport"

Oney Tapia

Ci sono storie che sanno essere più forti di tutto, più forti del buio. Quando nel 2002 ha lasciato la sua Cuba, Oney Tapia, che alle Paralimpiadi di Tokyo di quest’anno strappa il bronzo nel lancio nel peso, non poteva saperlo, ma una di queste era la sua. Con un contratto da giocatore di baseball per l’Old Rags Lodi in valigia, a 26 anni parte dall’Havana: direzione Italia. Una volta atterrato però si rende conto che né da lanciatore, né da rugbista avrebbe potuto sbarcare il lunario e così decide di arrotondare usando le sue braccia e la sua forza fisica straordinaria per fare il giardiniere.

“Quando ti sembra di avere tutto, di punto in bianco il destino bussa alla porta. E succede che nel giro di un attimo la tua vita cambia così all’improvviso da scuoterti nel profondo”. Quell’attimo per Oney Tapia arriva il 25 maggio del 2011 quando, imbracato a un albero di cinquanta metri che dev’essere abbattuto, un grande ramo gli cade addosso, proprio all’altezza del viso, facendogli scoppiare i bulbi oculari. “Quando arrivai in ospedale mi resi subito conto che non avrei più visto e il mio pensiero andò alle mie tre figlie: le due grandi che vivono con la mia ex moglie e quella che io e la mia compagna stavamo aspettando” racconta. “Una voce dentro di me, mentre ero in ospedale, diceva questo: fa’ che vada tutto bene. Non voglio che succeda niente a questa bambina. Niente di quello che sto vivendo adesso deve rovinarle la vita”.

Il resto, la seconda vita di Tapia, è scritta nella storia dello sport.

Subito dopo l’incidente, infatti, abbandona il baseball e il rugby, trovando nell’atletica paralimpica la nuova direzione della sua vita, specializzandosi nel lancio del disco e, in seguito, nel getto del peso. Da lì, è un’escalation di successi. Primatista italiano nel 2013, argento a Rio 2016, campione europeo nel 2018 con tanto di record del mondo. E, infine, medaglia di bronzo nel lancio del peso alle Paralimpiadi di Tokyo, dove ottiene 13.60, posizionandosi dietro all’iraniano Mahdi Olad (14.43) e al brasiliano Alessandro Rodrigo da Silva (13.89). “Non è la mia specialità e non ci aspettavamo una prestazione del genere”, ammette Tapia ai microfoni delle tv e di Luce!, “ho fatto questa gara per provare a portare a casa un risultato dignitoso, per metterci in gioco e invece abbiamo visto che le medaglie erano lì, alla nostra portata. Pronostico per la prossima gara? Al momento non ci penso, il lancio del disco sarà una gara a sé”, dice pensando già ai festeggiamenti con la squadra degli azzurri.

Come racconta nel suo libro “Più forte del buio. Niente può fermare i sogni”, quando la luce è andata via dal suo orizzonte, Tapia ha provato un dolore fortissimo, dovendo fare i conti con la cecità, una condizione nuova in cui le sfide – a differenza delle imprese sportive a cui era abituato – avevano il sapore del banale e del quotidiano. Nel 2017 grazie alla sua energia fisica  e alla sua simpatia (appena può canta brandi sulla bellezza della vita) partecipa a Ballando con le stelle e vince  il talent in coppia  con Veera Kinnunen. Oney però non si lascia incantare, sa che i lustrini del talent in tv sono una bella parentesi. La sua vita è da paralimpico. E si allena, si allena, vince il bronzo a Tokyo dopo il lockdown e giovedì 2 settembre sarà di scena nel lancio del disco, la sua specialità. Dove è atteso per l’oro. Oney non molla lo sport, sa che è grazie a quello che ha ritrovato la gioia di essere vivo: “Nella vita tutto è possibile e i limiti che incontriamo li mettiamo noi per primi”, scrive, confessando di non avere “nessun rimpianto. Sinceramente non farei a cambio con uno che ci vede. Questa esperienza mi sta arricchendo”.