Oscar 2022: le statuette dell’inclusione infrangono i tabù. Sostegno all’Ucraina sul red carpet

Al Dolby Theatre di Los Angeles la 94esima cerimonia degli Academy Awards porta in scena non solo il grande cinema e i suoi protagonisti e protagoniste ma anche l'attualità e i temi del sociale

Al Dolby Theatre di Los Angeles va in scena la 94esima cerimonia degli Academy Awards

La Notte degli Oscar 2022 è stata una serata indimenticabile per molti versi. In primis il ritorno in presenza della cerimonia degli Academy Awards, che si è svolta nella notte del 27 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles, con le star del cinema che hanno potuto di nuovo calcare il tappeto rosso prestandosi agli scatti – e al commento – della stampa internazionale. C’è stata poi una prima volta importante, alla conduzione: tre attrici comiche, che hanno saputo gestire una serata a dir poco… scoppiettante, tenendo alto il morale del pubblico in sala e degli spettatori a casa. Anche perché, inevitabilmente, la notte più attesa e seguita del cinema mondiale è stata influenzata in parte da ciò che sta accadendo in Ucraina da ormai più di un mese, con varie iniziative di solidarietà al popolo invaso dalle truppe russe che si sono viste sia sul red carpet sia in precedenza. E ultimi ma non ultimi, a tenere banco sono stati loro, gli Academy Awards: tra conferme, sorprese, e i muri dei tabù infranti. Finalmente, ci sarebbe da dire. Ecco i momenti salienti della serata più scintillante dell’anno da portare alla… Luce!

Coda è il “miglior film”: l’elogio ‘reale’ alla disabilità

Non potevamo che partire dalla notizia più attesa: il premio al “miglior film”. Che è andato a Coda – I segni del cuore. Tra i favoriti alla vigilia nella lista dei 10 titoli in nomination, insieme a Il potere del cane la pellicola di Sian Heder, 44enne americana, ha riscritto la storia degli Academy. Il titolo è già evocativo: CODA, acronimo di Children of Deaf Adults, figlio udente di genitori sordi, è diventata una parola improvvisamente familiare alla notte degli Oscar. L’importanza sociale della pellicola è enorme: un commovente dramma familiare che porta alla ribalta nel più prestigioso palcoscenico al mondo una realtà, quella della sordità, che riguarda centinaia di migliaia di persone e che, perdonate il gioco di parole, faceva molta fatica a farsi sentire.

La storia sul grande schermo è il remake americano della commedia francese La Famiglia Belier (2014) diretta da Éric Lartigau. È un percorso di formazione, quello dell’adolescente Ruby Rossi (Emilia Jones), unica della sua famiglia ad essere udente. Una vicenda commovente quanto realistica, che permette agli spettatori di immergersi nella sua realtà e comprendere, forme un po’ meglio, cosa significhi avere a che fare con la disabilità. Insieme ai suoi genitori sordi (Marlee Matlin e Troy Kotsur) e al fratello anch’egli sordo (Daniel Durant), Ruby aiuta a gestire l’attività di pesca della famiglia sulla costa del Massachusetts. Una volta cresciuta però, la ragazza si trova a dover ‘lottare’ con se stessa, contesa tra il suo sogno di andare alla scuola di musica e l’amore per la sua famiglia che la spingerebbe a restare ad aiutarla.

Una scena di Coda – I segni del cuore, che ha vinto l’Oscar come “miglior film”, insieme a quelli per “miglior attore non protagonista” e “miglior sceneggiatura adattata”

Coda, film completamente indipendente che si è anche aggiudicato il Premio per la migliore sceneggiatura non originale e quello, a Troy Kotsur, come miglior attore non protagonista, riesce a buttare giù un muro enorme, quello dei tabù sulla rappresentazione della disabilità, tematica che sta facendo un prepotente ingresso nella produzione cinematografica e che rende meno episodici gli esempi che pure esistono. Una vittoria che parla di diversità e di inclusione di essa, di normalizzare qualcosa che ci circonda anche se, spesso, facciamo finta di non vederla. O di non sentirla, appunto.

Una scena del film Coda – I segni del cuore  in cui Ruby Rossi (Emilia Jones) parla con la lingua dei segni

Il trio di personaggi al centro della storia è interpretato da attori sordi, veri talenti della recitazione – tanta è la loro bravura che praticamente è inutile, per lo spettatore, servirsi dei sottotitoli -. Una cosa che, nella sua banalità, non deve essere invece data per scontato, sia per mantenere fede ad una rappresentazione più autentica possibile sia perché così si da spazio a persone che di solito vengono escluse a prescindere dallo show business a causa della loro disabilità. “Il vero problema che abbiamo è che queste storie vengono raccontate così di rado, che quando lo sono, c’è questa pressione ad essere la rappresentazione di tutti. La mia speranza, invece, è che raccontando questa storia si raccontino altre storie“, ha detto la regista Sian Heder. L’esigenza primaria per la cineasta, era evitare nel racconto ogni stereotipo o preconcetto sulle persone sorde: “Per questo mi sono circondata di consulenti mentre scrivevo la sceneggiatura, sia CODA sia appartenenti alla comunità sorda. Poi due artiste, Alexandria Wailes and Anne Tomasetti, anche loro non udenti, mi hanno affiancato per verificare il corretto uso nelle scene della lingua dei segni e il modo nel quale stavamo rappresentando la comunità, che volevo fosse il più realistico possibile – sottolinea Heder -. Ad esempio mostriamo Jacki e Frank Rossi come una coppia appassionata che vive appieno anche la propria sessualià . Volevo che oltre allo humour e alla complessità del racconto, ogni personaggio risultasse vero e tridimensionale, in pregi e difetti”.

Il film è stato attenzionato fin dal suo debutto al Sundance 2021 dove fece impazzire il pubblico e le grandi aziende di streaming, che si sono scatenate in una guerra di offerte per aggiudicarselo. A spuntarla è stata alla fine Apple Studio, per la cifra record di 25 milioni di dollari. E questa notte ha portato a casa la soddisfazione del suo primo Oscar per il miglior film. Il 31 marzo, invece, Coda – I segni del cuore approderà in sala, distribuito da Eagle.

Troy Kotsur primo attore sordo a vincere un Oscar

Troy Kotsur vince l’Oscar come miglior attore non protagonista per ‘Coda – I segni del cuore’ (ANSA)

La prima (e più giovane) fu Marlee Matlin, che nel 1987 vinse l’Oscar per Figli di un dio minore, prima volta nella storia per un’attrice sorda. Un primato femminile, per una volta, a cui si affianca quest’anno quello maschile. La statuetta per il “migliore attore non protagonista” va a Troy Kotsur, il primo attore sordo ad aver mai vinto un Academy Awards, per Coda – I segni del cuore. Sul palco la scena in cui della premiazione diventa un momento da incidere a futura memoria nella storia della cerimonia: per celebrarlo tutta la sala ha alzato le mani sopra la testa, in movimento, anziché applaudire, e il discorso in lingua dei segni dove Kotsur dedica la vittoria alla comunità dei sordi, a quella Coda (children of deaf adults) e a tutte le persone con disabilità. “Questo è il nostro momento”, ha detto l’attore.

 

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Un messaggio di ringraziamento capace di far sorridere ma anche di emozionare, quando ha raccontato la toccante storia del padre che “era il migliore nella lingua dei segni. Poi purtroppo è rimasto paralizzato dal collo in giù in un incidente stradale e non si è potuto più esprimere – spiega – Sarai sempre il mio eroe“, ha poi aggiunto commosso. “Voglio davvero ringraziare tutti i meravigliosi palchi teatrali dei non udenti in cui mi è stato permesso di salire, lì mi è stata data l’opportunità di sviluppare il mio mestiere di attore” conclude Kotsur.

La statuetta a Ariana DeBose, “Una donna di colore apertamente queer”

Ariana DeBose è la miglior attrice non protagonista per il suo ruolo di Anita nel remake di West Side Story di Steven Spielberg (ANSA)

Alla 94esima edizione degli Academy Awards la categoria de* “miglior attore e attrice non protagonista” è stata quella che, in assoluto, si è aperta alla novità e all’inclusività. Se la disabilità si è fatta strada nel premio maschile, il genere e la razza sono stati i temi che finalmente hanno avuto spazio in quello al femminile. La statuetta come “miglior attrice non protagonista” è andata ad Ariana DeBose per il suo ruolo di Anita nel remake spielberghiano di West Side Story. “Immaginate questa bambina sul sedile posteriore di una Ford Focus bianca. Quando la guardate negli occhi, vedete una donna di colore apertamente queer, un’afro latina, che ha trovato la sua ragione di vita attraverso l’arte. Ed è ciò che credo noi siamo qui per celebrare stasera”, ha detto la 31enne durante il discorso di ringraziamento. Seconda attrice latina a conquistare una statuetta, e la prima star dichiaratamente Lgbtq+ a vincere un Oscar e ci tiene a rivendicarlo dal palco. Nel breve intervento , DeBose ha spiegato che far parte del cast del film”è stata l’estate di una vita”, tanto che nel ringraziare Spielberg ha aggiunto divertita: “Non ti libererai mai più di me”. DeBose, nel rifacimento del celebre musical anni ’60 che ha fatto fortuna a Hollywood e Broadway, interpreta lo stesso ruolo della grandissima Rita Moreno, a cui rende omaggio come la sua “ispirazione divina” che ha aperto “la strada a una generazione di Anita”.

Lo schiaffo di Will Smith a Chris Rock

Forse il momento più clamoroso e indimenticabile – non il più edificante certo – degli Oscar 2022 è stato lo schiaffo di Will Smith al presentatore Chris Rock. Ben presto si è capito che non si trattava affatto di uno sketch preparato per la cerimonia: il tempo di veder cambiare espressione sul volto di Smith, da sorridente a furibondo in pochi attimi, come se avesse indossato i panni del paladino della giustizia, dell’eroe chiamato, ancora una volta, a difendere l’onore di una donna. Ovviamente senza che questa gli avesse chiesto nulla. Tutto da una battuta che Chris Rock ha fatto sul palco rivolgendosi infatti a Jada Pinkett Smith: “Jada, ti adoro. Non vedo l’ora di vedere Soldato Jane 2“. Il pubblico in sala ride, la protagonista della battuta, dopo un sorriso imbarazzato, torna subito seria.


Le parole del comico facevano riferimento ai capelli rasati dell’attrice, affetta da alopecia e da anni impegnata in una battaglia contro gli stereotipi di bellezza imposti dallo show business. Rock, scherzano proprio sul suo aspetto, l’ha paragonata a Demi Moore, che nella pellicola citata interpretava un soldato e aveva i capelli rasati. Una parola di troppo per Will Smith, che si è sentito in dovere di difendere la sua compagna e in mondovisione ha tirato uno schiaffo al comico; il pubblico continua a ridere e ad applaudire, ignaro forse della gravità dell’accaduto, mentre il presentatore prova a sdrammatizzare: “Wow! Will Smith me le ha suonate!” mentre l’attore torna a sedere; questi però ribatte gridando “Tieni fuori mia moglie da quella fott*** bocca”.

Will Smith in lacrime ritira il premio come “miglior attore protagonista” e si scusa per la reazione eccessiva di pochi minuti prima

Insomma un episodio imbarazzante, da ambo i lati, che stona con il clima festoso della serata. Will Smith, che pochi minuti dopo è tornato sul palco, questa volta per ritirare la statuetta come miglior attore protagonista in King Richard – Una famiglia vincente, si è scusato, in lacrime e in un passaggio del suo discorso ha voluto sottolineare: “Chiedo scusa. L’amore fa fare cose pazze”. Quante volte abbiamo sentito questa frase? Quante volte è stata usata per giustificare gesti di violenza? Da un lato il body shaming, dall’altro un uomo che ricorre alla violenza per difendere la ‘sua’ donna. Insomma quello a cui milioni di persone hanno assistito è stato un episodio di mascolinità tossica gratuita.

 

Solidarietà all’Ucraina

Disabilità, genere, razza, malattie. Le tematiche sociali che si sono date il cambio durante la notte degli Oscar 2022 sono state tante e tutte importantissime. Prima e durante, però, non poteva mancare tra i tanti argomenti richiamati dalle star la guerra in Ucraina.

 

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L’attrice Mila Kunis sul palco degli Academy Awards celebra la resilienza degli ucraini

L’attore e regista Sean Penn, intervistato dalla CNN alla vigilia, aveva chiesto il boicottaggio degli Academy Awards se non fosse stato concesso al premier ucraino, Volodymyr Zelensky, di intervenire durante la cerimonia, minacciando anche di distruggere le sue statuette (“I’ll smelt my Oscars”) e qualche giorno fa era stata una delle presentatrici della serata, Amy Schumer, a suggerire un collegamento via satellite con il presidente ucraino. L’intervento non c’è poi stato, ma il sostegno all’Ucraina non è certo mancato. I produttori dello show infatti, durante la serata, hanno richiesto un momento di raccoglimento e hanno mostrato tre cartelli con testo dorato su sfondo nero dopo la performance di Reba McEntire (Somehow You Do). “Vorremmo osservare un minuto di silenzio per mostrare il nostro sostegno al popolo dell’Ucraina che sta affrontando l’invasione, il conflitto e il pericolo all’interno dei propri confini”, si legge nel primo. “Mentre il cinema è un’importante mezzo per esprimere la nostra umanità in tempi di guerra, la realtà è che milioni di famiglie in Ucraina hanno bisogno di cibo, cure mediche, acqua pulita e servizi di emergenza”, recita il successivo e “Le risorse sono scarse, e noi – collettivamente e come comunità globale – possiamo fare di più”. “Vi chiediamo di sostenere l’Ucraina in qualsiasi modo siate in grado. #StandWithUkraine” conclude l’ultimo. In precedenza sono state molte le star di Hollywood che sul red carpet hanno mostrato con orgoglio i colori giallo e blue della bandiera del Paese invaso: chi come il bellissimo Jason Momoa con la sua a pochette, altr* hanno optato per un anello o per le spille, come Paolo Sorrentino e il cast di È stata la mano di Dio, che non ha ricevuto purtroppo nessuna statuetta.

Paolo Sorrentino con il cast di “È stata la mano di Dio” si sono presentati con una spilla a sostegno dell’Ucraina sul red carpet

Il regista sul red carpet ha detto: “Sono felicissimo di essere qui, tengo tanto al mio film. Sarei felice se ci fosse il collegamento con Zelensky. Anche se siamo qua pensiamo a cose più serie”, ha sottolineato indicando la scelta della spilla sull’abito, intervistato dall’inviato di Sky.
L’attrice di origini ucraine Mila Kunis, salita sul palco degli Oscar per introdurre Reba McIntyre, ha invece chiamato direttamente in causa gli eventi a cui tutto il mondo sta assistendo da più di un mese: “I recenti eventi globali stanno frustrando molti di noi. Ma quando si assiste alla forza e alla dignità di coloro che affrontano tale devastazione, è impossibile non essere scossi dalla loro resilienza. Non si può non essere toccati e in soggezione davanti a coloro che trovano forza nel continuare a combattere attraverso questa oscurità inimmaginabile”. Kunis, che con il marito Ashton Kutcher ha già raccolto 35 milioni di dollari per l’Ucraina, non pronuncia il nome del suo paese ma le parole, indubbiamente, sono dirette a Kiev.

Liza Minnelli in sedia a rotelle

Lady Gaga e Liza Minelli ricevono un lungo applauso del pubblico per la presentazione del premio più prestigioso, quello per miglior film (ANSA)

Non poteva mancare un momento emozionante agli Oscar e chi meglio della leggendaria Liza Minnelli poteva esserne protagonista? L’ attrice, cantante e ballerina statunitense, 76 anni, è salita in sedia a rotelle sul palco assieme a Lady Gaga, con una dignità ed una bellezza e forza impareggiabili, nonostante la conferma evidente delle sue precarie condizioni di salute. La standig ovation del pubblico però, racconta il rispetto e l’amore di Hollywood per una delle sue colonne portanti, la star di Cabaret, il film di 50 anni fa per cui nel 1973 la figlia di Vincent Minnelli e Judy Garland vinse l’Oscar a soli 27 anni. Le due hanno presentato il premio più prestigioso, quello per il miglior film, andato a Coda-I Segni del Cuore.
Da una leggenda ancora in vita ad una, purtroppo, che ci ha lasciati. Come da tradizione, durante la cerimonia degli Oscar, viene dedicato un tributo agli artisti scomparsi nel corso dell’anno. A In Memoriam 2022 c’è spazio anche per la grandissima Lina Wertmuller, morta il 9 dicembre 2021 e celebrata come una delle registe più note e importanti a livello internazionale. Tra gli altri ricordati Sidney Poitier, William Hurt, Olimpia Dukakis, Peter Bogdanovich, Jean Paul Belmondo, Betty White, Ivan Reitman, Martha De Laurentiis, Halyna Hutchins (la direttrice della fotografia del film western Rust cui ha sparato Alec Baldwin)

Tutti i premi della 94/a edizione degli Oscar

94° edizione dei Premi Oscar: La cerimonia di consegna si svolgerà il prossimo 27 marzo a Los Angeles, al Dolby Theatre presso l’Hollywood & Highland Center

94° edizione dei Premi Oscar, tutte le statuette

  • Miglior Film: Coda – I segni del cuore di Sian Heder
  • Migliore regia: Jane Campion per Il potere del cane
  • Migliore attrice protagonista: Jessica Chastain per Gli occhi di Tammy Faye
  • Migliore attore protagonista: Will Smith per King Richard – Una famiglia vincente
  • Migliore attrice non protagonista: Ariana DeBose per West side story
  • Migliore attore non protagonista: Troy Kotsur per Coda – i segni del cuore
  • Migliore sceneggiatura originale: Belfast di Kenneth Branagh
  • Migliore sceneggiatura adattata: Coda – I segni del cuore di Sian Heder
  • Migliore fotografia: Dune (Greig Fraser)
  • Miglior trucco e acconciatura: Gli occhi di Tammy Faye (Linda Dowds, Stephanie
    Ingram e Justin Raleigh)
  • Miglior film internazionale: Drive My Car di Ryusuke Hamaguchi
  • Miglior film d’animazione: Encanto di  Byron Howard e Jared Bush
  • Miglior documentario: Summer of Soul…or When the Revolution Could Not Be
    Televised  di Ahmir “Questlove” Thompson
  • Migliori effetti speciali: Dune (Paul Lambert, Tristan Myles, Brian Connor e Gerd
    Nefzer)
  • Miglior suono: Dune (Mac Ruth, Mark Mangini, Theo Green, Doug Hemphill e Ron
    Bartlett)
  • Miglior montaggio: Dune (Joe Walker)
  • Migliore colonna sonora: Dune (Hans Zimmer)
  • Migliore canzone originale: No time to die (Billie Eilish e Finneas O’Connell)
  • Migliori costumi: Crudelia (JJenny Beavan)
  • Migliore scenografia (production design): Dune (Patrice Vermette; Set Decoration:
    Zsuzsanna Sipos)
  • Miglior corto documentario: The Queen of Basketball di Ben Proudfoot
  • Miglior corto animato: The windshield wiper di Alberto Mielgo e Leo Sanchez
  • Miglior corto live action: The long goodbye di Aneil Karia e Riz Ahmed