Pancalli: “A Tokyo per tante medaglie, sperando che le imprese dei nostri atleti ispirino le persone disabili a praticare sport”

Il presidente del Comitato Italiano Paralimpico svela speranze e attese da Tokyo2020: "Dove siamo favoriti? Non faccio nomi, cito discipline. Mi auguro che la vetrina aiuti a migliorare le condizioni di chi disputa le proprie paralimpiadi per ottenere lavoro, trasporti, assistenza". "Nel campo della disabilità lo sport è una punta avanzata della società"

Presidente Pancalli, dopo le splendide Olimpiadi,  l’Italia aspetta risultati anche dalle Paralimpiadi.
“Siamo strafelici dei risultati ottenuti dagli azzurri alle Olimpiadi, ma sostenere quel livello è come affrontare il test decisivo di Masterchef. Senza fare confronti, assicuro che le mostre federazioni e gli atleti sono pronti a dare il meglio”.
Parole di Luca Pancalli, 57 anni, presidente del Comitato Italiano Paralimpico. Ecco le sue attese e speranze, non solo in chiave strettamente sportiva, per le imminenti Paralimpiadi di Tokio 2020.

Non si limiterà  a dire che l’importante è partecipare.
“La massima decoubertiniana ha un grande valore, tanto più fra chi pratica sport fra tante difficoltà. Ma alle Paralimpiadi si affrontano le eccellenze dello sport agonistico.  Le federazioni hanno selezionato il meglio del panorama italiano: quindi puntiamo a medaglie, podi, piazzamenti”.

Da quali atleti possiamo aspettarci  medaglie?
“Preferisco parlare per discipline, senza fare nomi di singoli. Abbiamo aspirazioni nel nuoto, suffragate dai risultati nei mondiali; nella scherma; nel tiro con l’arco; nell’atletica leggera; nel judo femminile e nel taekwondo. Guardo con fiducia e affetto al sitting volley. Ma daremo il massimo in ogni campo”.

Esperienza o gioventù? Quale criterio ha ispirato le selezioni?
“Dei nostri 113 atleti, 69  pari al 63% saranno al debutto paralimpico. Il partecipante più giovane, che gareggerà nell’equitazione, ha compiuto 18 anni il 20 maggio scorso. La squadra di nuoto ha un’età media di 25,6 anni”.

Dolorose, le esclusioni di chi è rimasto a casa?
“Da padre di famiglia avrei voluto portare tutti gli atleti paralimipci. Le   federazioni hanno operato selezioni severe su base meritocratica:  per tutti, convocati e non,  la  miglior garanzia e il miglior  stimolo a migliorarsi, in vista delle prossime competizioni”.

Al  di là delle medaglie che arriveranno, cosa cosa decreterà  il successo della spedizione?
“Che ogni  atleta in gara sia fonte di ispirazione  a fare sport per le persone  con disabilità che ancora non lo praticano, ma potrebbero farlo”.

Un ruolo sociale.
“Lo sport è uno degli strumenti con cui si afferma il riconoscimento dei diritti dei disabili”.

Ambra Sabatini (leggi l’articolo), atleta Fidal prima  dell’incidente in cui ha perduto la gamba, racconta che in ospedale s’ispirava al profilo di Martina Caironi,  0ro alle paralimpiadi nel 100 metri. 
“Appunto. Le Paralimpiadi sono una grande vetrina: ogni atleta in gara si esibisce nella propria prestazione e al contempo rivela la propria vicenda umana, che può incitare  altri  ad imitarla. Ambra è stata un esempio di resilienza, forza morale, capacità di reagire e  mettersi in discussione. E Martina Caironi rappresenta un modello che ha ispirato l’ avvicinamento allo sport anche di altri Monica Contrafatto  che da militare perse una gamba durante una missione in  Afghanistan nel 2012 e nel 2016 a Rio fu bronzo nei 100 metri”

Un paralimpico tira l’altro.
“Bello, che persone  colpite, spesso nel fiore degli anni, da incidenti  che li segneranno per sempre pensino allo sport come  chiave della vita futura. Christian Volpi, di Livorno ha perduto le gambe a maggio. Già in ospedale sognava Parigi 2024 per le Paralimpiadi di canoa.

É fondamentale il sostegno dei media.
“È indispensabile per far passare il messaggio che  si può fare sport in qualsiasi condizione fisica. Per sensibilizzare l’opinione pubblica e per sollecitare le istituzioni a mettere a disposizione tutto ciò che serve per praticare  sport. La Rai seguirà sui canali sportivi le gare in diretta e avrà una striscia quotidiana su Raidue con informazione di cronaca e messaggi storici e di cultura paralimpica”.

Nel campo  della disabilità, lo sport è più avanti o più indietro, rispetto al resto della società?
“Direi piu avanti, sul piano culturale anzitutto. Nello sport la persona disabile viene considerata per ciò che è in grado di fare, non per ciò che gli manca o n on ha più. Una visione positiva che mi auguro presto diffusa nell’intera società”

E sul piano delle strutture in dotazione? 
“Sono da migliorare l’accessibilità agli impianti,  l’abbattimento di barriere e va colmato il gap  fra nord e centro sud”.

Pochi giorni fa centinaia di monumenti  sono stati illuminati di  viola per sensibilizzare verso la condizione del milione  e 200 persone colpite da  disabilità, pari al 15% della popolazione globale.
“Tutto contribuisce a portare alla luce queste persone troppo spesso considerate ‘invisibili’  e che  lottano per avere un lavoro, trasporti, sanità, scuole, assistenza domiciliare all’altezza del rispettivi bisogni. Saremo orgogliosi se lo sport, le Paralimpiadi potranno dare un contributo a migliorare la condizione di tante persone che, nel privat0, disputano ogni giorno le proprie Paralimpiadi”